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Capracotta


La villa comunale nel dopoguerra (foto: E. Trotta).

Ill.mo Signor Direttore del "Popolo del Molise".

Ho letto con ritardo l’articolo dell'Avv. Ruggieri "Qui i leoni", e non posso che plaudire a ciò ch'egli ha scritto.

Vorrei far rilevare un interessantissimo particolare.

Nei paesi distrutti e danneggiati dalla furia bellica, dovunque, in Italia, il Genio Civile è in attività costruttiva. Al di là del Sangro, nei paesi viciniori delle Provincie di Aquila e di Chieti, si va di corsa. A S. Pietro Avellana un ingegnere del Genio Civile sorveglia ben 14 lavori! A Capracotta, dove, data l'altitudine, si dovrebbe far qualche cosa in fretta, perché i muratori possono lavorare solo da maggio alla fine di settembre, non c'è un lavoro, uno solo, che il Genio Civile faccia eseguire!

I ¾ del paese sono già stati ricostruiti, per virtù della nostra attivissima popolazione. La quale perciò è finanziariamente stremata: la miseria impera, essendo stata pietrificata ogni risorsa. Il Genio Civile di Campobasso ha sempre dichiarato che tale mirabile sforzo era degno di particolare considerazione, e che le questioni di Capracotta sarebbero state sempre trattate con particolare benevolenza. Dio ci liberi da tali particolarità! Perché questa considerazione e questa benevolenza si traducono così: se la popolazione sa far da sé, faccia pure! Noi, pensiamo ad altro!

Ringraziando, con i più distinti saluti.

Capracotta, 25 giugno 1947.


Gennaro Carnevale

Fonte: G. Carnevale, Capracotta, in «Il Popolo del Molise», I:17, Campobasso, 25 luglio 1947.

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