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Capracotta nel secolo nuovo (II)


Piazza S. Falconi animata (foto: S. Sammarone).

Senza risalire ad epoche remote, quando a Capracotta vivevano comodamente meno di 1.600 persone affermo - col concorso dei registri d'anagrafe - che quivi l'aumento percentuale della popolazione è superiore di molto a quello medio dell'Italia.

Infatti: nel 1861 Capracotta contava 2.710 abitanti, nel 1871 contava 3.238 abitanti, nel 1881 contava 3.902 abitanti, nel 1891 contava 4.533 abitanti. Al 31 Dicembre 1900 contava 5.241 abitanti.

Nell'ultimo decennio la popolazione è cresciuta di 708 abitanti, e seguendo questa proporzione l'aumento in 50 anni sarà di oltre 3.800 persone per circa 600 famiglie, aggiunte le quali alle 900 ora esistenti, ed a meno che le teorie dell'economista Malthus non dovessero largamente esplicarsi, avremo la bellezza approssimativa di 1.500 famiglie! Attualmente nel paese vi sono circa 600 case, di cui 315 sono anguste, e dovrebbero - applicando a rigore la legge sanitaria - essere dichiarate inabitabili, perché la maggior parte delle famiglie vi vive igienicamente a disagio. Le 130 case che si trovano nella così detta Terra Vecchia sono in cattivo stato, e si è certi che fra un trentennio, se non verranno ampiamente riparate difficilmente potranno più reggere. Che dire poi dell'estetica e della sicurezza che presentano? Sono addirittura la negazione del bello, ed alcune già pericolanti.

Le condizioni igieniche del paese sono tutt'altro che buone, massime di primavera e d'autunno. A prescindere che uno sventramento sarebbe indispensabile nella Terra Vecchia, anche per fare del largo avanti la nostra Chiesa monumentale che è fra le prime o la prima della Provincia, mancano i cessi, i pozzi neri, le fogne, per modo che o le pubbliche vie - è dispiacevole dirlo - funzionano da cloache, o le stalle, che per riprovevole abitudine si tengono nell'abitato, servono per depositi di materiali. Donde il facile sviluppo del tifo, del morbillo, del vaiuolo e di altre malattie infettive, le quali, se d'ordinario non riescono letali, è perché l'aria saluberrima e ventilata ne attenua l'intensità.

Capracotta per essere un paese come lo vorrebbero i suoi abitanti ha bisogno di affrontare coraggiosamente la soluzione di molti importanti problemi, almeno di quelli propositi in una diligente ed accurata relazione del nostro Uffiziale Sanitario Sig. Luciano Conti. Altrimenti l'istruzione, l'agiatezza, le istituzioni civili ed umanitarie faranno uno strano contrasto con tanta nociva lordura.

Se da questa breve prospettiva c'è da rimanere poco confortati, quali possono essere i vincoli di affezione che ci debbono tenere uniti a questa patria sventurata, a questo monte che è l'eterno ostacolo a tutte le nostre imprese? Senza quindi illuderci, affermiamolo con voce sicura e alta che Capracotta è destinata a dissolversi per molti motivi, di cui i più inconfutabili sono:

1. Perché fra altri 50 anni avrà una popolazione di oltre 9.000 abitanti ai quali principalmente mancherebbe il combustibile, imperocché quello dei nostri boschi è bastevole a meno di 500 famiglie, e non vi sarebbe convenienza di acquistarlo altrove; mancherebbe il lavoro, perché nessuna industria potrebbe stabilmente esercitarsi per procurare, se non a tutti, almeno a buona parte un'occupazione, e molta forza che dovrebbe essere atta a produrre la ricchezza rimarrebbe inerte con danno del pubblico interesse.

2. Perché diminuendo o scomparendo l'industria armentizia pel motivo che si va sempre rendendo poco rimuneratrice, un numero considerevole di persone rimarrebbero disoccupate non solo, ma anche perché nelle Puglie, dove normalmente circa 1.800 Capracottesi si recano a svernare, vanno a finire i boschi, e con essi il lavoro per i braccianti, per i carbonai e per i vetturali, che tanta parte sono del nostro paese.

3. Perché i prodotti locali non saranno sufficienti ai bisogni di tutti.

4. Perché le abitazioni, che già ora sono scarse ed anguste, dovrebbero raddoppiarsi per vivervi bene. E non sarebbe pazzia costruire dove non si è sicuri di rimanere? Quanto invece sarebbe più opportuno di affidarci agli eventi del futuro, proibendo ogni costruzione con l'obbligo a chi sente il bisogno di case di andarle ad impiantare in altra località convenuta, dove fra mezzo secolo potremmo sperare di vedere sostituito l'attuale paese?


Costantino Castiglione


[continua...]

Fonte: C. Castiglione, Capracotta nel secolo nuovo, in «L'Alba», I:2, Isernia, 20 gennaio 1901.

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