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Castelli, viabilità, paesaggi del Molise medievale


Castello d'Alessandro
Il Castello d'Alessandro a Pescolanciano (IS).

Il castello di Pesche costituisce un eccezionale esempio di recinto fortificato in Molise: a pianta trapezoidale, sorge a mezza costa sul versante meridionale del monte San Marco (m. 931) in posizione di controllo sulla valle del Carpino e su Isernia con ampia visuale sino a Venafro e al fiume Volturno. Conserva nell'angolo nord-occidentale il mastio costituito da un torrione merlato posto al vertice della fortificazione preceduto da due torri semicircolari affrontate, una ad est, l'altra ad ovest, impostate sul pendio naturale della roccia; quattro torri di dimensioni minori sono individuabili nella fitta vegetazione lungo le mura di cinta, due mediane e due angolari sui lati settentrionale e orientale; la torre nell'angolo sud-orientale si conserva integralmente poiché è stata adattata a colombaia; è probabile che altrettante torri fossero presenti anche sul lato meridionale e su quello occidentale, distrutte e obliterate dalle successive cellule edilizie.

Il borgo murato di Vastogirardi, a ridosso del tratturo Celano-Foggia, si trova in cima ad uno sperone calcareo dell'alta valle del Trigno; sul versante settentrionale una barriera rocciosa separa il territorio di Vastogirardi da quello di Capracotta con rilievi che oscillano tra i m. 1.300 e i m 1.350 e che scendono fino al Piano Sant'Angelo e alla Difesa Grande, la valle lacustre dove nasce il fiume Trigno. Il borgo è caratterizzato da una cinta muraria che racchiude un'ampia corte: si tratta di un nucleo ancora abitato con il palazzo ove un tempo risiedeva il feudatario e la chiesa di San Nicola di Bari che si trova nel punto più elevato del borgo, in posizione simmetrica rispetto alle due porte di accesso; la residenza signorile, invece, nasceva riadattando il corpo di guardia che doveva essere presente a difesa della porta di accesso al borgo sul lato nord-occidentale; le mura che cingono il sito sono caratterizzate da un'altezza costante frutto dell'adattamento alla conformazione geomorfologia del sito; l'orizzontalità delle mura stesse è spezzata dalla presenza di tre torri: una rompitratta a pianta circolare posta sul lato settentrionale e due angolari, una circolare nell'angolo orientale del recinto e la torre presso la porta principale di accesso al borgo, nell'angolo nord-occidentale, a pianta poligonale. Le due porte di accesso si trovano sulle due estremità del crinale, su cui si adagia il borgo fortificato: una, quella principale, sul lato nord-occidentale, l'altra, secondaria, sul lato sud-orientale; la porta nordoccidentale venne inizialmente fortificata con un torrione, il donjon.

Se i recinti e i borghi murati costituiscono un piccolo numero, sono assai numerosi gli esempi di borghi con castelli-residenza, ossia provvisti del castello, la residenza del feudatario, la maggior parte dei quali hanno subito interpolazioni e riadattamenti che spesso ne hanno cancellato l'impianto originario. Per alcuni di essi, tuttavia, è ancora possibile distinguere il nucleo originario.

Tra gli esempi più caratteristici ricordiamo quelli di Bagnoli del Trigno, Pescolanciano, Carpinone e Macchiagodena.

Il castello di Bagnoli del Trigno, a cavaliere delle valli del torrente Vella e del fiume Trigno, seppur oggi in stato di rudere, conserva la sua strategica posizione svettando tra le due valli con un ampio controllo sul territorio circostante e su Pietrabbondante a nord-ovest e Civitanova del Sannio a sud-ovest; è a pianta quadrangolare con massicce mura perimetrali a scarpa; in età rinascimentale, sotto il controllo della famiglia Sanfelice, il castello fu oggetto di ampliamento sui lati nord ed ovest.

Le massicce mura a scarpa del castello di Pescolanciano poggiano direttamente sul banco roccioso, come un'integrazione orografica alla rupe stessa. Esso si trova alle propaggini nord-orientali del monte Totila (m. 1.359), su uno sperone roccioso che scende ripido sul lato nord-orientale sfiorando il tratturo Castel di Sangro-Lucera con dolce pendio sul lato meridionale, ove inizia l'abitato odierno. Nell'angolo nord-orientale è riconoscibile il mastio, originario nucleo fortificato dell'edificio; a pianta quadrangolare, appare più alto del resto del castello rinascimentale.

Il castello di Carpinone presenta i caratteri di una residenza fortificata che ha subito molteplici trasformazioni e rifacimenti. L'edificio domina il fiume Carpino. Un complesso sistema collinare interessa il versante meridionale e nord-occidentale, mentre sul versante orientale un accentuato terrazzamento separa il territorio di Carpinone da quello di Frosolone. L'edificio, a pianta pentagonale, si imposta direttamente sullo sperone di roccia sottostante.

Il castello di Macchiagodena si affaccia sulla valle di Boiano in posizione di controllo sulla sottostante viabilità. Lo sperone su cui si imposta, scosceso verso ovest, domina la confluenza di due torrenti. L'edificio è a pianta sub-quadrangolare; restano le basi dei muri perimetrali e tre robuste torri cilindriche, una più grande nell'angolo nord-orientale, una nell'angolo sud-orientale e la terza nell'angolo sud-occidentale.

Per tutti questi castelli e borghi murati è attestata l'esistenza tra l'XI e il XII secolo, periodo in cui i normanni si radicarono nel territorio del futuro Molise, da un lato conquistando ed inglobando le precedenti fortezze longobarde, dall'altro costruendone di nuove; da esse si sarebbero originati gli attuali paesi e comuni molisani.

Alcuni castelli, come si è visto, rimangono in forma di ruderi, spesso nella parte apicale del centro urbano. È il caso, oltre al già citato esempio di Bagnoli del Trigno, del castello di Pietrabbondante del quale restano alcuni piccoli lacerti murari al vertice del picco calcareo che domina l'abitato sottostante, del castello di Rionero Sannitico nella parte più elevata del paese, di quello di Forli del Sannio, del castello dell'attuale borgo di Rocchetta al Volturno, a pianta rettangolare, che conserva l'impianto tardo-rinascimentale e si eleva sulla viva roccia con ingresso a sud sull'orlo di uno strapiombo; e ancora, del piccolo villaggio di Roccaravindola della cui fortificazione resta qualche traccia al vertice del dosso collinare che domina l'alta valle del Volturno. E gli esempi potrebbe continuare.

Il numero delle torri isolate è decisamente esiguo e sono tutte allo stato di rudere. Tra esse: la torre di Santa Maria dei Vignali presso Pescolanciano, la torre di Colle Alto in agro di Torella del Sannio e la torre di Boiano. Degna di nota e di estremo interesse, la torre di Santa Maria dei Vignali con pianta circolare e bassa scarpa; essa trova la sua ragion d'essere nella posizione strategica a guardia del tratturo Castel di Sangro-Lucera e non è un caso che sia impostata al vertice di una precedente fortificazione preromana, fenomeno non raro in Molise; della torre di Colle Alto a pianta quadrangolare di circa m. 5x5, si conserva un piccolo lacerto murario del fronte settentrionale che risulta difficilmente contestualizzabile; la torre di Boiano è anch'essa a pianta quadrangolare ed è ubicata in posizione di controllo alle pendici della fortificazione di Boiano lungo il tratturo Pescasseroli-Candela.

Nella porzione orientale della Contea di Molise sono stati individuati una cinquantina di fortificazioni e castelli, la maggior parte dei quali hanno generato gli attuali borghi e comuni. La ricerca, ancora in itinere, sta fornendo molteplici elementi utili ad approfondimenti futuri.

Il limite di questo territorio, che per estensione copriva un'area pari a circa la metà di quello occidentale ricadente nel Principatus, si innesta nell'altissimo Molise, a Castel del Giudice, Capracotta e Agnone, passa per Trivento e Salcito, scende poi ad includere Castropignano e Campobasso sino a San Giuliano del Sannio più a sud, risale verso Campodipietra, Sant'Elia a Pianisi, Casacalenda e Guardialfiera per proseguire, infine, piegando verso nord-ovest in direzione di Mafalda e tornare a Trivento lungo il confine che corre parallelo al corso del fiume Trigno.

Sul piano geomorfologico questo territorio è molto variegato: offre paesaggi da montani a basso collinari che raggiungono quote comprese tra i 1.746 m. s.l.m. di Monte Campo, presso Capracotta e i 285 m. s.l.m. di Guardialfiera. A parte il picco montano di Capracotta a nord-ovest, le elevazioni massime sono localizzate nel settore centrale dove affiorano le litologie più competenti: da sud Colle Senaglio (950 m.), Colle Marasca (974 m.), Monte Andrea (930 m.), Monte Mauro (1.025 m.); da qui i versanti digradano in modo consistente e progressivo verso nord-est, cioè verso la costa, dove si raggiungono le quote più basse. Procedendo parallelamente ai principali assi fluviali, il Trigno e il Biferno, si tagliano in senso trasversale le successioni geologiche che compongono questo settore della catena appenninica molisana strutturato nel corso della orogenesi mio-pliocenica. Le successioni geologiche sono rappresentate prevalentemente da terreni marnosoargillosi e sabbioso-arenacei, mentre le litologie calcaree, fatta eccezione per la zona di Capracotta e di Agnone, risultano molto più limitate rispetto al Molise occidentale.


Gabriella Di Rocco

 

Fonte: G. Di Rocco, Castelli, viabilità, paesaggi del Molise medievale, in «Spolia», Roma, gennaio 2016.

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