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Claudio Conti di Capracotta


La statua di Beethoven nel cortile del conservatorio di S. Pietro a Maiella.

È nato Claudio Conti in Capracotta (Provincia di Molise) nell'anno 1835, da Raffaele Conti, e Vittoria Mariola, delle più illustri famiglie del Sannio. Dovette vivere i primi anni della giovinezza come li vive ognuno, se non che si mostrò molto amante dei suoni e della melodia. Se ne avvide il padre, e fanciullo ancora, ad undici anni l'incamminò alla volta di Napoli, dove giunse insieme a due soli fratelli, e quattro cugini. Padronissimo di scegliersi il cammino della vita, egli scelse quello della musica. Ammesso nelle scuole esterne del Real Collegio di S. Pietro a Majella, guadagnossi in men di un anno il posto gratuito fra gli alunni interni, fra i quali venne ammesso nel 1848. Primo ad insegnargli i principii dell'armonia sonata fu il Parisi, che sempre lo guidò in tali studii; ma il Mercadante gli aveva posto gli occhi sopra, perché ne aveva compresa l'indole, l'attitudine e l'ingegno svegliato, nel 1853 volle averlo fra i pochi cui egli stesso insegnava. Sette anni durò il Conti sotto l'insegnamento del Mercadante, finché poi non uscì di Collegio nel 1860, ed in quei sette anni compì velocemente il corso dei suoi studii, e quel che è più, severamente, per modo che oggi è dei pochi a scrivere con serietà, ad informare le novità non di leggerezze ed insipienza, ma a temperarle con dottrina, col gusto, col buon senso, e sovrattutto con quel sentimento d'italianità musicale che è stata una gran gloria nostra, e che ora ci stà sfuggendo. Credo che sarebbe a desiderarsi che il Conti si temperasse ancor di più nel volere idealizzare di troppo il sentimento; e così facendo dico che farebbe egualmente bene, e forse meglio. Dei sette anni in che apprese dal Mercadante, quattro ne spese nell'insegnamento, poiché gli fu commesso l'onorato ufficio di primo maestrino con l'incarico d'insegnare ai più giovani di lui le prime nozioni nel contropunto; la pratica di un tale esercizio lo ha posto per la buona strada ad insegnare anche quando uscì di Collegio, e la severità degli studii e del metodo razionale cosa rara nei musicisti, oggi han fatto di lui un maestro specialmente adatto all'insegnamento del contropunto, della composizione, e del canto altresì, nella quale ultima disciplina ha fatto studii speciali, per modo che noi non esitiamo a dire che il Conti è fra i pochissimi adatti a far cantare, ed a salvar dall'eccidio molte gole e polmoni umani.

Scrisse il Conti per suo primo saggio di composizione una metà dell'atto terzo (consistente in un Coro ed una Preghiera) dell'operetta intitolata Il Traviato, composta, in compagnia di altri quattro suoi condiscepoli, e che rappresentata nel Teatrino del Collegio nel carnovale del 1854, fu largamente applaudito: e poiché tra i cinque maestrini egli era il più giovine, il pubblico tenendo conto dell'età sua minore, gli prodigò applausi maggiori di quelli fatti agli altri suoi compagni, i quali furono, come già si sa, il Viceconte, il Menzitiere, il Vespoli, ed il Carelli.

Per una di quelle mattinate musicali poi che si davano in Collegio, scrisse nel 1857 un Coro di Corsari per voci di tenori e bassi, che piacque moltissimo. Questo pezzo assai caratteristico venne sempre applaudito da un pubblico intelligente, ed è notevole per la novità e robustezza della forma. Dopo un tal esordire seguitò a scrivere il Conti molta musica religiosa per servizio del Collegio negli anni 1857, e 1858, della quale daremo nota in fine di questa biografia. E non potendo fare disamina, senza troppo dilungarci diremo che la sua musica piaceva ed era generalmente richiesta.

Nel 1859 per l'avvenimento al Trono di Francesco II ebbe l'incarico dal Direttore Mercadante di scrivere l’Inno di gala a più voci principali, cori ed orchestra. Nell'anno stesso ebbe a comporre una Messa, ed un Credo per invito della città di Gravina; e accettato l'invito, il Conti vi si recò, e fece eseguire la sua musica, in occasione della festa di San Michele, aggiungendovi di nuovo un Inno in onore del santo. Questa musica gli procacciò grandi elogî e grandi onori; e la medesima musica fu ripetuta poi nel Collegio di Musica di Napoli con pari successo. Quivi ritornato, vi scrisse un Pange lingua, coro alla palestrina, cantato da tutti gli alunni del Collegio stesso in occasione della festa detta della Scala Santa, che si celebrava con una processione per le vie di Napoli nel giorno del venerdì di Passione. L'anno 1859 fu l'ultimo in cui quella festa venne solennizzata in tal modo; né da quel tempo è stata mai più rinnovata. Scrisse poi molta musica per chiesa, molta vocale per camera pubblicata dall'editore Clausetti.

Per la sua musica, La figlia del Marinaro che avrebbe dovuto eseguirsi al Teatro del Fondo ebbe dal Governo non i trecento ducati di compenso che gli sarebbero spettati se la musica fosse stata eseguita in uno dei Reali Teatri (e come per lo passato li avevano avuti i suoi predecessori), ma un modesto incoraggiamento di ducati ottanta, rimanendo a lui però siccome sua proprietà e la musica, e il libretto, già pagato al poeta d'Arienzo dall'impresario.

Alla fine, dopo molto affannarsi e lottare e pagare anche del suo, e non poco, ottenne che quest'opera venisse rappresentata sul Teatro Bellini, ove non ostante la mediocre esecuzione, piacque moltissimo, e fu ripetuta per molte volte, e in quasi tutte il pubblico volle sentir ripetere la barcarola del secondo atto, e la romanza del quarto.

Per cinque sere consecutive il maestro fu vivamente applaudito, ed ogni sera fu costretto a mostrarsi per molte e molte volte al proscenio.

Non tralasciò mai di scrivere il Conti, sebbene dovesse attendere all'insegnamento, cui si è dedicato coscienziosamente. Così molta musica per chiesa compose dal 1864 in poi, e nel 1867 e 1868 pubblicò due bellissimi Album di musica per camera, l'uno pei tipi del Ricordi, e l'altro per quelli del Cottrau. Nel 1869 ebbe commissione dall'impresario del Teatro San Carlo di comporre l'Inno di gala per la nascita del Principe di Napoli, e l'Inno fu vivamente applaudito dal pubblico numerosissimo, e dai Reali Principi di Piemonte, i quali assisterono di persona allo spettacolo, dato in onore della loro famiglia.

Scrisse ancora il Conti una Elegia a grande orchestra, immediatamente dopo la morte di Meyerbeer, in memoria del gran maestro tedesco, di cui non ha mai cessato di studiare i capolavori, cercando di trarre ammaestramenti dal buono, ed evitando l'esagerato e tutto quello che non risponde all'indole nostra melodica ed espansiva.

La sua passione predominante è lo scrivere musica per camera, che è lodevole per la brevità, per ottima tessitura vocale, per fraseggiatura nobile e per eleganza di accompagnamento. L'ultima sua raccolta intitolata Memorie è dedicata al suo maestro Mercadante, e si può dire un piccolo giojello in tal genere di componimenti. Uno dei pezzi di quest'Album intitolato A se stesso musicato sulle parole del Leopardi, è notevole per la robustezza della forma, la quale incarna un concetto d'intolleranza, d'infortunio, e d'imprecazione contro l'ingiustizia delle umane vicende: l'anima dell'autore, quasi associata strettamente a quella del poeta, si rivela in quella originale composizione, che ha avuto l'onore di essere rammentata dall'illustre professore Antonio Tari, in una sua lezione di Estetica data nella Regia Università degli studii in Napoli.

Claudio Conti ebbe sempre, fin da che era alunno del Collegio, la gentile idea di depositare l'autografo di quasi tutte le sue composizioni nell'Archivio musicale, di S. Pietro a Majella dove si conservano insieme ad altre non autografe che più specificatamente riporteremo in fine. Ciò facendo egli ha mirato a doppio scopo: prima cioè di mostrare il suo costante affetto, e la sua riconoscenza pel luogo che lo ha educato all'arte; ed in secondo, di trovare sempre gelosamente custodite in un posto donde non potranno mai andar disperse tutte le musiche che ha fino ad ora composte, e le moltissime altre che potrà comporre in tutta la sua artistica carriera che di tutto cuore gli auguriamo luminosa, e lunga.

Nel gennaio del 1871 S. M. il Re d'Italia Vittorio Emmanuele II sulla proposta del ministro della Pubblica Istruzione gli conferì la croce di Cavaliere nell'ordine equestre della Corona d'Italia.

 

Composizioni di Claudio Conti esistenti nell'Archivio del Real Collegio di Napoli:

  1. Coro e preghiera dell'opera Il Traviato eseguita nel Teatro del Collegio, 1855;

  2. Tantum ergo per due contralti in do terza minore, con orchestra, 1857;

  3. Coro di corsari per due tenori e basso in sol terza minore, 1857;

  4. Tantum ergo per basso in sol terza maggiore con orchestra, 1858;

  5. Altro per tenore in fa terza maggiore con orchestra, 1858;

  6. Altro idem in si bemolle terza maggiore per grande orchestra, 1861;

  7. Scena e romanza per contralto (dell'Isacco di Metastasio) in do terza minore con orchestra, 1858;

  8. Messa e Credo a cinque voci a grande orchestra in re terza minore, ridotta anche per due tenori e basso, 1859;

  9. Pange lingua in mi bemolle terza maggiore coro alla palestrina, 1859;

  10. Inno per tre contralti, due tenori, e basso, a grande orchestra, in si bemolle terza maggiore, poesia di Marco d'Arienzo, scritto in occasione del matrimonio di Francesco II con la Principessa Maria Sofia di Baviera, e riprodotto pel suo avvenimento al Trono delle due Sicilie, 1859;

  11. Inno a San Michele per voce di basso con coro in mi bemolle terza maggiore per grande orchestra, 1859;

  12. L'Amor di Patria, melodia per violoncella in sol terza maggiore con accompagnamento di pianoforte, 1861;

  13. Requiem per voce sola di baritono in do terza minore con organo, 1862;

  14. La Prece, ed il Fiore, romanza per soprano in la bemolle, terza minore con accompagnamento di pianoforte, 1862;

  15. Al sommo Iddio, pregiera per quattro voci in mi bemolle terza maggiore con accompagnamento di armonio e pianoforte, 1862;

  16. Duettino per soprano e baritono in sol bemolle terza maggiore con accompagnamento di pianoforte, 1862;

  17. Litania per due voci di contralto in fa terza maggiore con organo, 1864;

  18. Canzone religiosa in do terza minore per due voci di contralto, da eseguirsi a coro con accompagnamento di organo;

  19. Elogio funebre per grand'orchestra in forma di marcia, scritto per la morte di Meyerbeer nel 1864;

  20. Canzonetta pastorale per la nascita di Gesù Bambino per tenore o soprano in fa terza maggiore con organo, 1866;

  21. Pietà, se irato sei, quintetto a voci sole, due soprano, contralto, tenore, e basso, in la bemolle terza maggiore, 1866;

  22. A Venezia, serenata per voce sola e flauto, 1866;

  23. Dovunque il guardo giro, melodia in forma di preghiera per soprano in mi bemolle terza maggiore con accompagnamento di quintetto a corda ed armonio obbligato;

  24. Agnus Dei per contralto in fa terza maggiore per grand'orchestra, 1871;

  25. La Ghirlanda d'Italia, stornello per soprano o tenore con accompagnamento di pianoforte;

  26. La nocca de tre colore, canzone napolitana;

  27. Inno per la nascita di S. A. R. il Principe di Napoli, S. Carlo 1869;

 

Altre opere di Claudio Conti:

  1. La figlia del Marinaro, opera seria in tre atti, Teatro Bellini 1866;

  2. Pater noster, canone a doppio coro alla palestrina, scritto per concorso dell'Istituto musicale di Firenze, e premiato con l'accessit;

  3. Albo vocale per camera composto di sei pezzi con accompagnamento di pianoforte, pubblicato dall'editore Cottran;

  4. Altro, idem di cinque pezzi con accompagnamento di pianoforte, edito da Ricordi;

  5. idem di sei pezzi, edito da Federico Gerardi;

  6. Melodia per soprano con accompagnamento di pianoforte su versi di Dante, edita da Lucca;

  7. Barcarola per voce di tenore con orchestra nell'opera Cristianella di diversi autori;

  8. Canzone idem per tenore con orchestra;

  9. Raccolta di musica vocale per camera, edita da Clausetti;

  10. Melodia per arpa, edita da Ricordi;

  11. Melodia originale per pianoforte idem;

  12. Sei piccoli pezzi originali per pianoforte, editi da Girard;

  13. Tre melodie originali per violoncello e pianoforte idem;

  14. Suoni di Morte, melodia per voce di soprano e violoncello con accompagnamento di pianoforte.


Francesco Florimo

 

Fonte: F. Florimo, Claudio Conti di Capracotta, in «Gazzetta della Provincia di Molise», VI:5, Campobasso, 24 gennaio 1872.

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