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La Collegiata di Deliceto, sorella della Chiesa Madre di Capracotta


Interno della Chiesa del SS. Salvatore di Deliceto (FG).

Il 18 dicembre scorso, al convegno "Deliceto: tra storia, transumanza e fede nella metà del '700", cominciai il mio intervento affermando che la storia di Capracotta era legata a quella di Deliceto - splendida cittadina adagiata sui Monti Dauni - sia in virtù dei nostri pastori transumanti, che lì passavano, sia per la ricca famiglia De Maio, che in blocco si trasferì da Capracotta a Deliceto nel Settecento. Al termine del lungo e interessante convegno, un distinto signore si avvicinò per congratularsi con me e mi confidò che vi era un terzo motivo che legava le due cittadine: il progettista della Chiesa di S. Maria in Cielo Assunta di Capracotta era lo stesso della Chiesa del SS. Salvatore di Deliceto.

Quel signore ha ragione.

Egli è un avvocato delicetano che risponde al nome di Mattia Iossa ed è lo storico più stimato della sua città, avendo all'attivo alcuni volumi di storia patria locale. È stato proprio Iossa, vent'anni fa, a scoprire la polverosa delibera capitolare, approvata nel 1744 dal clero locale, nella quale vi era «una notizia del tutto inedita; il nome dell'architetto [...] La delibera reperita conferma che si trattava di un milanese e dà il nome: Carlo Piazzoli». Le ricerche in tal senso sono state pubblicate nel volume "La Collegiata insigne di Deliceto", edito nel 2003 per conto dell'Associazione Culturale Delicetana.

Noi sappiamo che Piazzoli in realtà era comasco, nativo di Pigra, appartenente a una famiglia di architetti e stuccatori, «operanti non solo nel Nord d'Italia ma persino a Vienna», ed effettivamente egli fu l'ideatore della nuova Chiesa di S. Maria in Cielo Assunta di Capracotta, consacrata nel 1725, vent'anni prima che progettasse quella di Deliceto. Il tempio pugliese, infatti, venne abbattuto, perché fatiscente, nel 1744, ma il nuovo edificio, costruito nello stile del tardo barocco meridionale, non vide la luce prima del 1800. Il massimo promotore dell'opera di riedificazione fu l'agnonese Antonio Lucci (1681-1752), che era vescovo di Bovino, un religioso che Mattia Iossa non esita a definire «sant'uomo», e non a torto, visto che nel 1989 è stato beatificato.

Probabilmente fu proprio mons. Lucci, che evidentemente ben conosceva l'architetto pigrese per i suoi grandi lavori a Capracotta, ad indicarlo al Capitolo di Deliceto quale possibile incaricato.

Carlo Piazzoli, infatti, fu protagonista di un'intensa attività lavorativa in Abruzzo e Molise a cavallo tra il XVII e il XVIII secolo, prima di tutto in qualità di stuccatore (Chiesa di S. Pietro a Ripateatina, Chiesa dell'Immacolata a Montorio al Vomano, Chiesa di S. Chiara a Città S. Angelo, Chiesa di S. Giovanni a Colledimezzo, Chiesa di S. Maria del Popolo a Bomba, chiese di S. Chiara e di S. Agostino a Chieti) e poi di architetto-progettista, come nel caso del convento di S. Francesco di Guglionesi ed ancor più nella meravigliosa cattedrale di Chieti e nella Chiesa di S. Domenico de L'Aquila, restaurate dopo il disastroso terremoto del 1706. Un progetto del Piazzoli molto simile a quelli di Capracotta e Deliceto lo si può rinvenire anche a Villamagna, in provincia di Chieti, nella bella Chiesa di S. Maria Maggiore.

È probabile che Carlo Piazzoli morì proprio a Villamagna nei primi mesi del 1748, il che fa supporre che la chiesa delicetana sia stato il suo penultimo progetto architettonico.

La facciata principale della Chiesa del SS. Salvatore di Deliceto ha due ordini ed «è formata da una dinamica superficie convessa che riduce, illusoriamente, la distanza tra le ali». A differenza di quella capracottese, ha un solo portale d'ingresso e una porta laterale, mentre nel nostro caso vi sono due porte frontali minori che immettono alle navate laterali. Devo ammettere però che, da capracottese, una volta entrato nella chiesa di Deliceto lo stupore è massimo: sembra davvero di essere catapulati nella Chiesa Madre di Capracotta, tanta è la somiglianza fra i due templi. Persino il pulpito in marmo ripete i motivi ornamentali del nostro.

Spero che questo articolo conoscitivo sulla Chiesa del SS. Salvatore di Deliceto sia il primo di un lungo percorso di confronto e analisi con la Chiesa di S. Maria in Cielo Assunta e - perché no? - anche di fitto scambio culturale e religioso.


Francesco Mendozzi

 

Bibliografia di riferimento:

  • L. Campanelli, La Chiesa Collegiata di Capracotta. Noterelle di vecchia cronaca paesana, Tip. Molisana, Campobasso 1926;

  • M. Iossa, La Collegiata insigne di Deliceto, New Print, Foggia 2003;

  • F. Mendozzi, Guida alla letteratura capracottese, vol. I, Youcanprint, Tricase 2016;

  • M. Moretti, Architettura medioevale in Abruzzo (dal VI al XVI secolo), De Luca, Roma 1971;

  • D. Palanza, Fra Salvatore da Villamagna. Da servo degli uomini a servo di Dio, Youcanprint, Tricase 2014;

  • N. Tomaiuoli, Aspetti e problemi dell'architettura del '700 nella provincia di Foggia, in «La Capitanata», XXXI:2, Foggia 1994.

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