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Emilio Gardiol, da Milano a Villa Adriana

  • Immagine del redattore: Letteratura Capracottese
    Letteratura Capracottese
  • 30 apr
  • Tempo di lettura: 7 min

Emilio Gardiol Jr.
Emilio Gardiol Jr.

Guardando con Rodolfo Console le fotografie della I.A.C., delle gite del dopolavoro, delle visite in fabbrica, in entrambi si è insinuata la curiosità. Chi, tra quei tanti volti era Emilio Gardiol? Era forse il signore con i baffi e la macchina fotogrqfica? O quello in prima fila con gli occhiali? Era quello vicino a Cardile o quello invece accanto a Giuseppe Console? Una velina recuperata nell'archivio diocesano di Tivoli, copia di una lettera scritta dal vescovo o forse da un suo delegato, menziona "Cardiol" in relazione alla costruzione della chiesa di Villa Adriana. Pertanto, don Panattoni, nel 1981, nella sua storia della Comunità di Villa Adriana, considerando la natura economica della richiesta, ipotizzò che Cardiol fosse un "notabile". Tuttavia, il prof. Franco Sciarretta negli ultimi anni aveva messo in relazione quel "Cardiol" con la I.A.C. Che "Cardiol'' fosse un imbastardimento del cognome per me era chiarissimo, facilmente un cognome simile poteva, nella parlata tiburtina, essere passato da Gardiol a Cardiol anche per l'assonanza con Cardile. Non poteva essere complicato far saltare fuori da Google notizie sul "nostro Emilio", se non altro per l'usanza italica per cui i nipoti, per molto tempo, hanno portato i nomi dei nonni. Ed ecco Emilio Gardiol: presidente della Società di Mutuo Soccorso di Pinerolo, La più antica d'Italia, presidente dell'Associazione Pensieri in Piazza, attivissimo tra pubblicazioni e iniziative nel campo del mutualismo non come valore astratto e lontano ma presente e fondante di una Comunità Inclusiva. Era lui! E anche stavolta mi sono fatta coraggio. Sì. L'Emilio Gardiol fu Giacomo della nostra storia era lo zio del nonno di Emilio Jr., come mi permetto di chiamarlo. Per la loro famiglia era il "Commendatore", il "parente danaroso" ma capace di grandi gesti altruistici, come aver messo a disposizione dei genitori di Emilio una villa sul Lago di Como per il loro matrimonio: il loro primo figlio non poté che chiamarsi Emilio in segno di gratitudine. La nostra conoscenza si è sviluppata a distanza, tra telefonate e messaggi, abbastanza per apprezzare la bella persona che è e per scoprire affinità in quella «ostinata direzione contraria» che ci ha uniti lungo il filo della ricerca. Gli impegni e la distanza non ci hanno permesso di vederci immediatamente, ma il caso, che raramente è solo caso, ha voluto che ci incontrassimo a Capracotta, proprio dove si trovava per l'estate Nello Paolacci, presidente del Comitato di Quartiere di Villa Adriana di cui, orgogliosamente, faccio parte. Ancora una volta, Villa Adriana e la ricerca sulle sue radici hanno intrecciato i destini e messo in contatto persone che, forse da sempre, viaggiavano sulla stessa linea senza saperlo.

La Società Gardiol and Co. di Milano era una Ditta in nome proprio fondata nel 1913 e specializzata in lavori in gomma elastica: tubolari per biciclette da corsa su pista e su strada, barattoli, fusti, mastice, tessuti gommati speciali, impermeabili, mantelline, guarnizioni in gomma, nichel, alluminio. In particolar modo, nel settore degli pneumatici, la Società sfruttava un proprio marchio, registrato a Milano, destinato a contraddistinguere «gomme in genere piene e pneumatiche per cicli ed automobili e simili, tacchi di gomma e sottopiedi in gomma per cavalli e qualunque altro articolo in gomma». La Ditta divenne nota per «lo studio accurato e la scelta dei materiali adatti [...] che ha esteso il commercio in virtù dei pregi della produzione e non solo di una intensa campagna pubblicitaria». Dal 1914 la Gardiol and Co. divenne rappresentante italiano della Peter's Union per le gomme per moto, auto e camion e ditta altamente specializzata anche in articoli tecnici per esercito, marina, aeronautica, attiva sino alle soglie degli anni '60, sponsor di tante gare ciclistiche, il cui nome, per anni, ha campeggiato sulle maglie di corridori come Gino Bartali! Ma Gardiol non era solo nella ditta di famiglia: il suo nome è legato alla Società Immobiliare La Certosina, nella El Merg Barce (Cirenaica), nel 1931 nella ALFOL romana che produceva isolante termico, spesso insieme a Cardile.

La ricerca documentaria, puntigliosa, rigorosa, non può prescindere dall'esperienza umana, dalla memoria, dalle emozioni e interpretazioni delle persone. Questo è sempre stato il mio convincimento. Questo mi ha insegnato mio padre, Giuseppe Mazzotta. Documenti per la certezza, fonti orali, pur con imprecisioni, confusioni, assimilazioni e distorsioni, per dare contesto e vita. Francesco Perini si pone al centro. È testimone indiretto prezioso ma, al tempo stesso, archivista attento di quanto orgogliosamente ha salvato. A dicembre almeno tre persone gli avevano parlato di tale Vera Mazzotta. In qualche modo aveva condiviso qualche informazione più puntuale su quanto indirettamente sapeva della I.A.C. che mi era arrivata. Mentre lentamente acquisivo le informazioni relative agli acquisti dei terreni a Villa Adriana da parte dei due imprenditori, cercavo di capire come poter fare una prima chiacchierata informale mentre lui continuava a chiedersi che facesse e chi fosse questa Mazzotta di cui pure l'amico Lillo Boenzi, di tanto in tanto, gli girava foto e informazioni: quella "pazza" che tirava fuori volture, atti di acquisto di quasi cento anni prima e che aveva recuperato i documenti della RAF dei bombardamenti su Villa Adriana al modico prezzo di 192 sterline! E infatti, al primo caffè, mi sono presentata nel suo "antro", come chiamo ormai affettuosamente il suo ufficio, con cartine, planimetrie, fotografie. Abbiamo identificato luoghi e persone, catalogato progetti, fatto elenchi: decine di documenti Excel che, di certo, ora so usare molto meglio di prima. Tre mesi di lavoro per entrambi in cui lui, volens nolens, è stato costretto a fare una prima catalogazione delle notizie emerse dai copialettere dell'ing. Salvati, suo nonno, ed io a inserire la messe di dati che emergevano tra le colonne di un file. Una finestra fondamentale sulla costruzione della I.A.C. e sui rapporti con il territorio, con le istituzioni, con la comunità rurale ma anche una nuova amicizia.

Nell' Italia sospesa tra le ombre della guerra e le speranze del progresso, Giuseppe Cardile ed Emilio Gardiol, da un lato, ed Emo Salvati, dall'altro, incrociano le loro strade a Villa Adriana, zona rurale di Tivoli dove loro - o più probabilmente altri per loro - videro un futuro. Nonostante la mancanza di prove documentarie rispetto ai racconti sull'arrivo dei due imprenditori, nulla può escludere contatti tra loro e qualche notabile tiburtino dal momento che, Giuseppe Cardile era già allora un industriale quotato e fu lui, nel 1929, a fondare a Roma la M.A.R., la «manifatttura per lo sfruttamento, la raccolta e la lavorazione, l'esportazione» della radica in Albania per fare pipe, insieme al dott. Piero Colorni di Ernesto, e al dott. Ciampanella, tutti con medesima quota azionaria. Ed è in Albania che decide di inviare il giovanissimo Giuseppe Console per un primo sopralluogo testandone, forse, anche le capacità amministrative. Un evento di minor conto se non fosse per un nome, Piero Colorni. Non sappiamo in che rapporto sia, ma di lì a poco comparirà un Ingegner Francesco Colorni, a fare da ponte tra i due imprenditori, ed Emo Salvati, nella scelta dei terreni. Non una coincidenza. Perché Villa Adriana?

Ebbene, al di là di contatti, conoscenze, legami, storie, ricordi, le motivazioni della scelta del luogo furono più prosaiche. Villa Adriana dal punto di vista industriale era il luogo ottimale: c'erano latifondi a buon prezzo, possibilità di sfruttamento della manodopera, c'erano le cave, e quindi materia prima per la costruzione, c'era vicinanza alla città, ma soprattutto c'era l'acqua, bene fondamentale per l'industria della gomma che ne ha bisogno in grandissima quantità per la lavorazione e per l'antincendio, c'era l'energia elettrica e relativi sgravi fiscali e, infine, c'era la richiesta ed un vero ed unico committente: il Ministero della Guerra: «La I.A.C. era una delle poche ditte che lavoravano in proprio la gomma in Italia e aveva impiantato un grosso stabilimento a Tivoli per desiderio espresso del Servizio Chimico Militare». Sono le parole del comandante Angelo Belloni, genio della marina, inventore, ricercatore e sperimentatore nella subacquea, nonché futuro tecnico della I.A.C. Del resto, anche Emo Salvati spesso indicherà la I.A.C. come una realtà "parastatale". Ma non è tutto: la I.A.C. aveva anche una carta in più: Salvatore Fazio, chimico, che, fin dalla fine degli anni Venti, era stato "comandato" dal Servizio Chimico Militare. Probabilmente fu il ministro della Guerra in persona, Pietro Gazzera, cuneese di nascita e cittadino di Ciriè per adozione, certamente tra i conoscenti di Cardile, noto per il decreto riguardante la fabbricazione e la distribuzione della maschera antigas, a decidere la collocazione del nuovo stabilimento. La I.A.C. fu quindi ben più che uno stabilimento parastatale, fu uno stabilimento che produceva e immagazzinava prodotti per il Centro Chimico Militare a cui destinerà presto un intero reparto, il CM (Chimico Militare). In un contesto storico di crescente tensione internazionale e nel timore di una guerra chimica, l'Italia, il 6 aprile del 1933, promulgò la legge con le norme per la gestione, produzione, stoccaggio, controllo e distribuzione della maschera antigas che obbligherà tutti, enti privati, statali, parastatali a dotarsi di protettivi facendone richiesta al Servizio Chimico Militare, i Ministeri, o all'UNPA, con le organizzazioni civili a sua diretta dipendenza. C'era un mercato da soddisfare e c'era un committente, lo Stato.

A maggio dello stesso anno, sempre a firma Gazzera, venne emanato il regolamento per la produzione e la vendita: era necessario ottenere regolare licenza dal Servizio Chimico inviando i disegni della maschera e delle sue parti con le precise descrizioni e garanzie di protezione da fosgene, cloropicrina e da arsine, gruppi di tossici più tipici, rispetto ai quali le scatole-filtro dovevano avere efficacia protettiva, tutto corredato da un libretto di istruzioni e dai ricambi che, in parte, sarebbero stati bollati dal Servizio Chimico, il quale avrebbe anche trattenuto dei prototipi. «La produzione, per la vendita o cessione, di ciascun tipo di maschera è vincolata al ril,ascio di una licenza ed al pagamento anticipato di una tassa di concessione governativa di Lire 500 per ciascuna licenza». Ciriè non bastava più e il Lazio non solo era una regione ricca di acqua e di energia elettrica, concedeva anche l'esenzione delle tasse per quattro anni per chiunque vi impiantasse un nuovo stabilimento! Nelle vicinanze di Tivoli inoltre, il vecchio campo dell'aviazione si stava trasformando e fin dal 1930 era iniziata la costruzione di un centro sperimenta le di esperienze e ricerche che verrà inaugurato nel 1935. Cardile, Gardiol, Colorni non erano novellini ma industriali conosciuti, incardinati nel sistema, capaci di valutare rischi e vantaggi: serviva una fabbrica di maschere antigas e protettivi nel Lazio per il Servizio Chimico, principale acquirente, e Cardile e Gardiol erano le persone giuste.


Vera Mazzotta

Fonte: V. Mazzotta, Villa Adriana. In principio era l'Industria Articoli di Caoutchouc, Libera Ed. Tiburtina, Tivoli 2026.

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