• Letteratura Capracottese

Un falso allarme!


Il bosco degli Abeti Soprani da Monte Campo.

Una sera dei primi giorni di giugno capitava improvvisamente al Direttore della Scuola agraria di Scerni un telegramma del solerte comm. Miraglia, col quale lo si invitava a recarsi immediatamente a Villa S. Maria, per verificare la causa che faceva deperire alcune viti.

Figurarsi l'allarme. In questi tempi ogni sospetto è di fillossera.

Non ci mancava altro, si esclamava!...

E dire che quel telegramma non poteva capitare in più mal punto..., l'indomani si doveva partire in escursione e tutto era pronto! Fu una doccia fredda specie per i giovani alunni.

Del resto non c'era che fare. Fu differita la partenza e convocato un piccolo Consiglio... di guerra, che, dopo vario di scutere, decise che il Direttore ed io saremmo partiti la notte istessa per recarci... sul campo di battaglia.

Difatti poco dopo mezzanotte eravamo, a cavallo di due bucefali, da disgradare quelli dell'Apocalisse, in via.

Dopo qualche ora che ci ebbe guidati la luna, e proprio quando essa si nascondeva ai nostri sguardi, l'astro maggiore dell'universo si affacciava all'orizzonte nascendo dalle chiare onde dell'Adriatico - e ci illuminava un panorama meraviglioso.

Una Svizzera italiana si offrica ai nostri sguardi: la pittoresca vallata del Sangro, popolata di colline e montagne, da un lato le candide cime della Maiella, a sinistra le montagne del Molise, giù in fondo quelle dell'Aquilano.

Che veduta! Verdi colline e nude montagne, piccoli rivi e rumorosi torrenti, boschi, pascoli, vigne ecc.

Noi avevamo sott'occhio un quadro stupendo e ammiravamo le varianti di una vegetazione - che in breve spazio si spiega - dalla ridente spiaggia abbruzzese alle estese foreste che coprono i monti di Capracotta e va dagli agrumi al pascolo alpino e alla neve perpetua che copre le eccelse cime della Maiella.

Dopo 8 ore di cammino - con variante di un'oretta di pioggia presa con santa pazienza -, come Dio volle, giungemmo al paese e fatta breve sosta ci avviammo alle vigne sospette.

Lascio immaginare che ansia, che trepidazione!

Fortuna che potemmo subito convincerci non trattarsi del terribile parassita, bensì del marciume delle radici. Le viti sospette mostravano molti attacchi vaiuolosi ed erano situate in terreno umido, in riva al Sangro, a piè di erto monte.

Meno male!...

Fu subito spedito un telegramma di rassicurazione al Ministero e uno a Scerni, acciocché gli alunni partissero il giorno dopo e noi... reduci contenti della ricognizione eseguita nel campo nemico, ritornammo in paese.

La mattina dopo, per tempo, la corriere postale ci portò a Torino di Sangro, dove ci riunimmo colla scolaresca e proseguimmo uniti per Alanno.


Agostino Santilli

Fonte: A. Santilli, Un falso allarme!, in «Giornale di Agricoltura della Domenica», II:28, Piacenza, 10 luglio 1892.

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