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I feudatari di Capracotta: la famiglia della Posta


Il blasone della famiglia della Posta e il loro palazzo a Napoli.

Nel 1269 Capracotta era feudo di Francesco della Posta (+ 1276), il quale lo lasciò in successione al figlio Gentile. La signoria di questa famiglia non durò a lungo se si considera che nel 1381 Capracotta era in possesso di Andrea Carafa. Ma la notizia interessante non è tanto la traccia lasciata dai della Posta nella serie cronologica dei feudatari che si sono avvicendati nella signoria del paese, quanto il fatto che i due titolari di Capracotta sono i capostipiti di un ramo che giunge fino ai giorni nostri e che annovera una cospicua discendenza feudale molisana oltre quelle ducali di Civitella Alfedena e di Grottaminarda.

Il nome della famiglia deriverebbe dalla terra di Posta o castello della Posta di cui Francesco era titolare feudale, oltre che di Palata e Torrebruna in Abruzzo. Gentile aggiunse, a quelli paterni, i feudi di Roccaspinalveti, Montemiglio e S. Mauro della Civitella. Suo figlio, Bartolomeo, venne qualificato come "milite devoto" ed evidentemente dovette esserlo davvero se si considera che Carlo I gli fece altre concessioni, sempre sottoforma di territori feudali: Civitavecchia, Borrello e Collestefano. Montelupone, il casale di S. Giovanni de Podio Bono e il casale di Cotura, invece, erano già annoverati tra i suoi possedimenti personali. Di sicuro ebbe almeno tre figli: Giacomo che sposò Cantelma Barulo, Fantauzzo «conduttore d'uomini e squadre di re Ferdinando I d'Aragona» e Scipione. Probabilmente fu proprio con quest'ultimo che la famiglia si trasferì a Frosolone, dove risulta abitare fin dal 1500, nel quartiere di S. Leonardo, anche detto il Borgo. All'epoca era barone di Frosolone Francesco Marchesano, la cui figlia Isabella sposò proprio Scipione della Posta. Ebbero due figli, Graziano utriusque iuris doctor «cittadino facultoso e potente, Cavallaro della R. Dogana di Foggia» e Simone, da cui si origineranno il ramo dei baroni di Molise e Frosolone, dei duchi di Civitella Alfedena e dei duchi di Grottaminarda. In particolare da Graziano discendono i primi due rami che sono relativi ai suoi due figli, Francesco e Scipione. Il figlio di Francesco, Graziano sposò Alessandra Tamburri, dei baroni di Cameli, e Francesco, loro figlio, divenne titolare di Molise (1696), feudo materno, nonché di Frosolone (1698). Nel 1747 donò il feudo di Molise al figlio Vincenzo Maria. Gli altri suoi figli erano Filippo, colonnello dei Dragoni di Borbone, Pietro, l'abate Graziano e Isabella.

Per quanto riguarda il ramo di Scipione, invece, suo figlio Domenico fu barone di Civitella Alfedena ed ebbe quattro figli: Teresa, Scipione, Nicola e Antonio. La famiglia risiedeva a Napoli e fu decorata del titolo di duca di Civitella Alfedena nel 1715. Uno degli ultimi rappresentanti di questa famiglia, d. Carlo è morto a Roma nel 1983, eleggendo a figlio adottivo d. Marco Theodoli.

Infine da Simone, fratello di Graziano, discese Pietro; probabilmente fu proprio lui che fece edificare, a Foggia, tra il 1670 e il 1680, il palazzo della Posta. Pietro sr. ebbe tre figli, il barone Simone coniugato con Livia Scaffa di Lucera, da cui nacquero Giovanna e Romana, Giulia (il cui nomignolo era Ciulla) e Giovan Battista (+ Foggia 1703) che sposò la cugina baronessa Romana della Posta ed acquistò il feudo di Grottaminarda. Pietro jr., figlio di Giovan Battista e Romana, ottenne dall'imperatore Carlo VI, il titolo di duca di Grottaminarda (16 gennaio 1716), e fu eletto alla carica, all'epoca molto ambita, di mastrogiurato di Foggia (anni 1713-14, 1722-23).  Suo figlio, Giovan Battista jr. che sposò Silvia del Vasto, ereditò il titolo e il feudo e fu anche lui mastrogiurato (anni 1758-59, 1768-69, 1769-70). Suo figlio Pietro, nel 1729 vendeva il feudo riservandosi, però, espressamente il titolo ducale. I suoi fratelli Michele, Tommaso e Agapito, tentarono invano di opporsi alla vendita facendo ricorso al Sacro Regio Consiglio.

Lo stemma della famiglia viene così blasonato: «d'azzurro alla fascia di rosso indivisa accompagnata nel capo da un cavallo corrente, sul quale pende nel canton sinistro una cornetta d'argento e nella punta da un cane d'argento poggiato sul medio e più alto di 3 monti di verde fissante una stella d'argento di 6 raggi posta nel canton destro del capo».


Alfonso Di Sanza d'Alena

Bibliografia di riferimento:

  • G. Arbore, Famiglie e dimore gentilizie di Foggia, Schena, Fasano 1995;

  • F. Bonazzi di Sannicandro, Famiglie nobili e titolate del napoletano ascritte all'elenco regionale o che ottennero posteriori legali riconoscimenti, Detken & Rocholl, Napoli 1902;

  • A. Borella, Annuario della nobiltà italiana, anno XXX, Sagi, Teglio 2009;

  • M. Colozza, Frosolone: dalle origini all'eversione del feudalismo, Sammartino e Ricci, Agnone 1931.

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