• Letteratura Capracottese

Le fonti di Monte Cavallerizzo e la DaD


La Fonte del Galluccio (foto: S. Conti).

Monte Cavallerizzo, a quota 1.524 metri, è la montagna di Capracotta celebre per le cosiddette mura ciclopiche, tuttora visibili e ben conservate, che si sviluppano su una lunghezza di circa 500 metri per una superficie di quasi 3 ettari e un'altezza media di 2 metri.

Si può dire che anch'essa ha le "mani in pasta", infilate ben bene nella vasca della Fonte della Netta, mentre i piedi stanno a mollo in tutte le altre: la Fonte del Bacile, la Fonte di Cola Matta, la Fonte del Galluccio e la sorgente della Spogna.

Il Cavallerizzo viene costantemente visitato in quanto attraversato da un lungo sentiero del Cai intitolato a un profondo conoscitore e amante di Capracotta, Giovanni Di Nucci, fondatore della sezione del Club Alpino Italiano di Isernia. Giovanni era un dipendente dell'Enel che, con la sua lungimiranza, fece sì che l'energia elettrica nelle abitazioni non venisse più a mancare durante le bufere di neve o di vento nel periodo invernale: aveva infatti fatto interrare gli elettrodotti eliminando gli obbrobriosi tralicci che deturpavano il panorama d'alta montagna.

Uno di questi era posizionato dove oggi si trova il fontanino del mercato di via Leonardo Falconi e presentava il caratteristico cartello con l'etichettatura di sicurezza, il pittogramma col teschio e i due femori, e la scritta "Chi tocca i fili muore", un avvertimento che ci incuteva paura visto che noi eravamo soliti scalare gli alberi!


La Spogna e la Fonte del Bacile (foto: F. Di Tella).

Tornando indietro nel tempo ricordo infatti quando vi era, nelle case di Capracotta, la doppia distribuzione di energia elettrica a 220 e a 110 volt, che diede origine a impianti a due circuiti con due contatori, impropriamente chiamati "industriale" e "luce", con le valvole a tabacchiera - oggi sostituiti dagli interruttori differenziali -, il numero di prese o di interruttori ridotti all'osso e gli impianti che non erano sottotraccia bensì a vista con tutti i pericoli che ne derivavano.

Come non ricordare la cucina open space da circa 9 mq. coi suoi concentrati marchingegni e ritrovati tecnologici: la stufa, la radio, il televisore e quant'altro. La stufa coi cerchi di ghisa, e l'annesso bollitore dell'acqua, gli sportellini per la presa d'aria e la cenere, il forno incorporato, lo scaldavivande, l'asciugatrice a raggiera per i panni e il tubo di scarico dei fumi che, con il ritorno degli stessi all'interno del locale, annunciava cattivo tempo; lo stesso si intuiva dalle scariche che si percepivano dalla radio a valvole termoioniche. Il televisore che funzionava come la radio, con le diaboliche valvole che s'accendevano emettendo una luce rossastra, che osservavamo attraverso i fori della protezione posteriore e sembravano appartenere a un paesaggio natalizio, col suo proverbiale stabilizzatore di corrente, il tutto poggiato sul caratteristico carrello con rotelle e ripiani in vetro: l'inizio della programmazione era ridotta a due ore giornaliere, con due soli programmi e per giunta pure a colori con... 256 sfumature di grigio!

Checché ne pensino gli attuali aficionados dell'informatica, posso confermare che che l'attuale DaD (Didattica a Distanza) veniva praticata già negli anni '60, non con gli attuali dispositivi elettronici bensì coi televisori di allora attraverso il programma televisivo "Non è mai troppo tardi". La trasmissione, presentata dal maestro elementare Alberto Manzi, fu trasmessa dal 1960 al 1968 e andava in onda in diretta ogni martedì, giovedì e venerdì alle 18:00. Chi si sentiva preparato poteva così affrontare l'esame per la licenza elementare.


La Fonte la Netta e un vecchio Telefunken.

A quel tempo ci preoccupavamo che funzionassero le valvole termoioniche delle radio e dei televisori. Oggi invece ci preoccupiamo che funzionino le valvole... mitraliche dei nostri cuori!


Filippo Di Tella