• Letteratura Capracottese

Fonti e sorgenti tra i sassi di Capracotta


Fonte Chiara in due momenti diversi (foto: F. Di Tella).

Da "Il territorio di Capracotta" (1931) di Luigi Campanelli si evince che Monte Campo presenta una superficie spugnosa che favorisce l'imbibizione delle acque piovane e della neve, che a loro volta alimentano le sorgenti nel basso e alle estreme falde del monte stesso. Nei tempi passati enormi massi si staccarono dal fianco del Campo e discesero a valle per effetto delle fenditure create dai ghiacci invernali e che ormai hanno trovato la loro equilibrata collocazione.

A circa 1,5 km. dalla periferia nord è presente una delle tante fonti capracottesi di quota, a circa 1.540 m.s.l.m., prospiciente la strada che porta il turista a Prato Gentile (si pensi che a soli 3 km. di distanza sta la sorgente più a bassa quota di Capracotta).

Chiara è il nome della fonte da cui sgorga, dagli anni '80, un'acqua limpidissima che, attraverso un'apertura tra i macigni rotolati lì, liberamente fluisce e placa la sete dei vacanzieri aficionados, degli atleti e dei semplici passeggiatori.


Le acque solfuree del Malvone (foto: A. Mendozzi).

Un'altra località del territorio capracottese legata alle conformazioni calcaree è la caratteristica sorgente minerale dell'Acqua Solfa, una solfatara posta a circa 1.010 m.s.l.m. nel letto del torrente Molinaro, tra i comuni di Capracotta e di Castel del Giudice, e contenente minerali solforosi, magnesiaci e ferruginosi che sgorgano da macigni serrati con una portata di ben 4.000 l. al dì: per riempire una tanica da 10 litri occorrerebbero appena minuti!

L'acqua e la tanica avevano creato negli anni '70-'80 un connubio perfetto per Giacomino "la Centrella" Libratore, accompagnatore e massaggiatore ufficiale del Capracotta Calcio: il ferro dell'acqua leniva i crampi, il suo magnesio era ideale contro i mal di pancia e lo zolfo di quell'acqua, tra inalazione e successiva bevuta, migliorava la respirazione e dava refrigerio. Insomma, l'acqua che fuoriusciva dalla tanica di Giacomino era - permettetemi l'uso dell'inglese - naturally multitasking.


La squadra di calcio del Capracotta e l'immancabile tanica in primo piano.

Il paradosso dei "sassi" di Capracotta è che sono vivi! Basta smuovere un po' di terra che eccoli spuntare, quasi fossero stanchi di farsi proteggersi dal terreno, che non appena vedono il sole si comportano come piante: le loro punte si stagliano verso l'alto per captare la luce e il calore. Tra la pietra "viva" che impreziosisce l'acqua sgorgante e la pietra "morta" che impreziosisce un anello, voi quale preferite?


Filippo Di Tella