• Letteratura Capracottese

Le fonti dell'orto botanico di Capracotta e la tintarella


La Fonte del Giardino della Flora appenninica (foto: F. Di Tella).

Nell'articolo pubblicato sulla rivista tedesca "Adesso" dalla giornalista Marina Collaci si legge che «Capracotta, località sciistica [è] famosa per le sue fontane e per un superbo giardino di flora appenninica che si snoda a 1.500 metri sopra il livello del mare e invita a passeggiate idilliache nella natura profumata». Questo significa che, oltre ai record di neve, Capracotta è famosa fuori dai confini nazionali anche per le sue 90 fontane!

Il nostro Giardino si estende infatti per oltre dieci ettari e fu realizzato nel 1963 da Paolo Pizzolongo su idea di Valerio Giacomini. Il suo splendido ingresso è guardato a vista da una fontana che eroga l'acqua da un tronco di faggio, caratteristico della zona, perennemente in ombra e prospiciente l'area pic-nic fornita di due grandi tavoli con panche e un barbecue. Una seconda fonte è ubicata nel settore dedicato alla entomofauna, con le sue acque, dove le piante nettarifere favoriscono lo sviluppo di numerose specie di farfalle locali che danno il nome alla fontana stessa.


La Fonte delle Farfalle (foto: M. Comegna).

Nel Giardino della Flora appenninica è stato realizzato un "Percorso dei Sensi" dedicato a ipovedenti e non vedenti, puntellato di pannelli descrittivi in braille e di altri quattro pannelli informativi visivo-tattili, dotati ognuno di QR-code e di sensori di prossimità NFC: il tutto è destinato ai diversamente abili, che così possono usufruire di un percorso di visita completo, lungo circa 400 metri, attraverso gli angoli più suggestivi dell'orto botanico.

Guardando la posizione di quelle fonti mi è capitato di pensare all'abbronzatura, o meglio alla sua declinazione in chiave sociale, emblematica dei diversi ceti o classi. In passato, infatti, l'abbronzatura era una prerogativa dei ceti sociali meno abbienti poiché testimoniava, senza timore d'esser fraintesi, delle ore trascorse sotto il sole rovente a lavorare la terra. Ancor oggi in Cina i ricchi dell'upper class evitano di prendere la tintarella per non venir scambiati per working class.



Al di là di queste divagazioni, dirò che la prima fonte, posta all'entrata del Giardino e protetta integralmente dalle chiome degli alberi che la circondano, pare un aristocratico che veste con perfetto aplomb, impettito, con tanto di cappello, bastone e monocolo, ed alle mani guanti, per evitare di infettarsi nel contatto con gli altri, e il viso pallido di chi si è guardato bene dal rovinare la pelle delicata coi raggi del sole.

L'altra fontana, d'altronde, posta a circa 150 metri dalla prima, se ne sta all'aria aperta, sottoposta in modo spartano ai cicli stagionali degli elementi, e sembra che porti solo un fazzoletto per coprirsi la faccia durante le tormente e sotto la canea: al contempo, però, si gode la presenza di api, bombi, farfalle e di tutti gli uccelli coi loro armoniosi cinguettii.

Chi d'estate torna al paesello con le gote bianche e lisce è proprio come uno di quei nobili decaduti che, trascorso qualche giorno in alta montagna, riprende il colore naturale dei comuni mortali: questo vuole dire che l'abbronzatura di Capracotta rende tutti uguali!


Filippo Di Tella