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La foresta demaniale di Monte Capraro


La morbida silhouette della catena di Monte Capraro (foto: A. Mendozzi).

Dalla stazione ferroviaria di San Pietro Avellana (IS), direzione Osservatorio astronomico e comune di Capracotta, si attraversa un bosco e si vedono alcune tabelle ad indicare la foresta demaniale di Monte Capraro. Un grande pannello, sopra una sbarra in metallo, indica un sentiero pedonale con indicazione del tempo di un'ora necessario per raggiungere il rifugio sul pianoro.

Monte Capraro non si conosce solo per gli impianti di risalita per lo sci invernale, ma il versante sud ed ovest è coperto da quasi 200 ettari di bosco con quote comprese tra i 1.000 e i 1.730 m.s.l.m. Monte Capraro fa parte dell'area SIC (Sito di Importanza Comunitaria) denominata Monte di Mezzo–Monte Miglio-Pennataro-Monte Capraro-Monte Cavallerizzo, della rete Natura 2000. Siamo nel bacino idrografico del Sangro, o meglio del Vandra.

In questo bosco si incontrano molti torrenti, fossi, valloni. Qui l'acqua è "padrona" ed ha determinato il modellamento del suolo. Dalla carta geologica e litologica l'area di Monte Capraro presenta:

  1. formazione di calcari marnosi avana chiari, di calcilutiti e di marne pulverulente alternate, nella parte più alta e risalente al miocene medio;

  2. orizzonte calcareo discontinuo costituito da calciruditi con clasti subarrotondati e da calcareniti nella parte media ad ovest;

  3. formazione a calcari grigio-chiari debolmente marnosi tipo "scaglia cinerea" con sottili liste e noduli di selce varicolore prevalentemente rossa, riscontrabile in particolare per il versante occidentale di Monte Capraro fino ad una quota di 1.300 m.s.l.m. risalente all'Eocene, dove ci sono frane ed ed erosioni. Infatti è visibile una lunga fascia franosa che ogni tanto fa i "capricci" raggiungendo la strada sottostante.

Il clima è freddo umido, la temperatura media annua è di 8,2 gradi. Monte Capraro rientra quindi nella regione bioclimatica con temperatura media minima inferiore a 0 °C per 2 mesi. Forte incidenza dello stress da freddo da ottobre a maggio. Il problema per il bosco sono anche le nevicate tardive che possono danneggiare le piante di faggio e di cerro.

La vegetazione

Semplicemente, in base alle fasce altitudinali, la riserva di Monte Capraro presenta una fascia basale con un querceto misto mesofilo con dominanza di cerro e una fascia montana con faggeta pura e mista con conifere in particolare abete bianco.

Il querceto misto mesofilo a prevalenza di cerro

Riscontrabile nell'orizzonte submontano e rappresenta una tipologia di vegetazione con un elevato indice di biodiversità, con clima temperato fresco, suolo fertile e ben provvisto di acqua per tutto l'anno. Nell'Appennino i querceti misti mesofili sono fondamentalmente caratterizzati dalla presenza del cerro (Quercus cerris L.) e secondariamente da altre latifoglie (roverella, carpino bianco e nero, aceri ecc.) alle quali si associa una vasta gamma di specie arbustive ed erbacee. Dal punto di vista ecologico il cerro è una specie particolarmente versatile, in montagna riesce ad arrivare a 1.200 m.s.l.m. ed eccezionalmente, in condizioni climatiche favorevoli, fino ai 1.500 m. di altitudine (Pirone, 1995); insinuandosi nelle faggete dove costituisce cenosi riconducibili all’ordine Fagetalia sylvaticæ. Fisionomicamente la formazione vegetazionale risulta costituita da una fustaia monoplana di cerro e subordinatamente faggio (Fagus sylvatica L.), carpino bianco (Carpinus betulus L.), carpino nero (Ostrya carpinifolia Scop.), acero campestre (Acer campestre L.), acero napoletano (Acer opalus Miller var. neapolitanum Ten.), acero di monte (Acer pseudoplatanus L.) e perastro (Pyrus pyraster).

A chi è interessato di statistiche si ricorda che Monte Capraro è la quarta vetta più alta del Molise con i suoi 1.730 m.s.l.m. (Wikipedia e molti altri siti indicano 1.787 m.s.l.m.). Noi abbiamo fatto riferimento alle tavolette IGM in scala 1:25.000. In vicinanza vi nasce il fiume Trigno.


Andrea Di Girolamo

Fonte: http://www.molisealberi.com/, 29 agosto 2014.

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