• Letteratura Capracottese

La grande sartoria femminile di Capracotta


Clara Centinaro con Raffaella Carrà nel suo atelier.

...Capracottesi,

popolo di sarti,

poeti e navigatori...


I nostri concittadini hanno infatti scritto centinaia di libri e sono sparsi ai quattro angoli del mondo ma l'artigianato più nobile che li ha contraddistinti è stato certamente quello sartoriale. Della sartoria capracottese se n'è parlato tantissimo in questi ultimi vent'anni, talora a sproposito, perché ognuno ha voluto esaltare un parente sarto, definendolo di volta in volta il migliore nel suo campo, un genio, un pioniere, un novello Valentino. Per evitare stupide e inopportune schermaglie, menzionerò diversi sartori del nostro passato e presente, così da non creare imbarazzi di sorta: Luigi Antenucci, Giovanni Borrelli, Loreto Borrelli, Vincenzo Carfagna, Francesco Carnevale, Pasqualino De Renzis, Claudio Del Castello, Giandomenico Di Ciò, Pasquale Di Ciò, Cesare Di Rienzo, Giovanni Di Rienzo, Sebastiano Di Rienzo, Giovanni Di Tanna, Mario Di Tanna, Mario Di Tella, Ciro Giuliano, Gabriele Giuliano, Vincenzo Giuliano, Antonio Monaco, Luigi Monaco, Nicola Monaco, Panfilo Monaco, Antonio Mosca, Giuseppe Mosca, Italo Mosca, Mario Mosca, Alfio Paglione, Antonio Paglione, Giovanni Pollice, Alberto Sammarone, Felice Santilli, Ercole Sozio, Mario Sozio, Gaetano Terreri, Giovanni Terreri, Fiore Trotta e Vincenzo Vizzoca.

Tuttavia, come in ogni campo dell'attività umana, anche nella sartoria capracottese non c'è stata la dovuta attenzione nei riguardi del gentil sesso, nel senso che troppo spesso chi si è occupato della storia e delle tradizioni di Capracotta ha tralasciato - forse per ignoranza in materia - la valente tradizione femminile, anch'essa attiva nell'alta moda italiana e mai contaminatasi col semplice prêt-à-porter.

A livello quantitativo i sarti maschi (e per maschi) hanno sovrastato le colleghe, ma a livello qualitativo le nostre sarte non sono state da meno. Difatti l'attività delle sartore capracottesi si è accompagnata perlopiù a un nome eccellente della moda italiana, quello di Clara Centinaro, ed è diretta conseguenza di colei che per prima le chiamò a lavorare al servizio dell'indimenticabile stilista, la compianta Vincenza Di Rienzo, una sarta che è «letteralmente nata nell'atelier Centinaro». A proposito di quest'ultima, il Sistema informativo unificato per le Soprintendenze archivistiche dice testualmente:

Chiarina Moglia, in arte Clara Centinaro, nasce a Bedonia (PR) nel 1914. È la pioniera della moda italiana, tra le prime a portare il made in Italy in tutto il mondo. A vent'anni arriva a Roma dal suo paese natale, dove ha sempre operato ininterottamente e inizia a lavorare presso importanti atelier. Il suo lavoro e il suo nome sono cresciuti di pari passo con il nome e il prestigio che la moda italiana ha conquistato nel mondo. Il suo successo e la sua fama mondiale sono testimoniati anche dalle sue clienti: Evita Perón, mogli di ambasciatori, mogli di alcuni uomini di governo come Gronchi, Mattarella, Pella, Fanfani, molte esponenti dell'aristocrazia come la principessa Borghese, le principesse Odescalchi, la principessa Ruffo di Calabria, Donatella Pecci Blunt e la contessa Marta Marzotto. Spesso si sono rivolte a lei esponenti della Corte del Belgio, tra cui Paola di Liegi e la figlia Astrid. Nel 1952 partecipa alle sfilate della Sala Bianca di Palazzo Pitti. I più prestigiosi giornali di moda ne hanno sempre ampiamente illustrato l'attività e l'importanza, riportando puntualmente, e in tutto il mondo, la cronaca delle sue collezioni. Nel 1970, a riconoscimento del suo lungo operato, le viene conferito il titolo di Cavaliere della Repubblica dal presidente Giuseppe Saragat; nel 1986, per lo stesso motivo, il presidente Francesco Cossiga le conferisce il titolo di Ufficiale, e nel 1992 quello di Commendatore. L'ultima esperienza di lavoro per Clara Centinaro è la preparazione dei costumi per il balletto "Il lago dei cigni", nel cartellone del Teatro dell'Opera di Roma nella stagione 1990-91. Muore a Roma nel 1994. Gli archivi della Centinaro sono di proprietà della sartoria Litrico che negli anni Novanta ha rilevato l'atelier.

La Centinaro aveva una tagliatrice di fiducia nel suo laboratorio e diverse sarte che si occupavano di confezionare i modelli o i vestiti veri e propri, tra cui le capracottesi Luisa Di Ianni e Angela Di Lullo. La prima ha lavorato per la Centinaro dal 1975 fino al 1996 e ricorda che «Clara era buona, alla mano, una persona semplice ma elegante nei modi, si vedeva che veniva dal Nord». Mai una parola fuori posto, mai un nervosismo, una discussione, un rimprovero. Per il marchio d'alta moda - produttore di capi unici e mai seriali - Luisa ha confezionato tantissimi vestiti e anche alcuni abiti da sposa (Centinaro diventerà negli anni '80 il must nella moda nuziale, con lo slogan "Alla sposa"). A livello privato, invece, la Di Ianni conta poco meno di cento abiti da sposa, molti dei quali per le mogli di Capracotta. Stessa attività ha svolto Angela Di Lullo, che a Capracotta ha pure tenuto una bellissima mostra.

Non io lo dico - ma la storia - che Clara Centinaro è stata la prima donna dell'alta moda italiana, così come Valentino Garavani lo è stato nel mondo maschile, entrambi in un periodo fortemente monopolizzato dagli stilisti francesi. Oggi possiamo affermare che Clara Centinaro è stata la Coco Chanel del Belpaese e, nella sua magistrale avventura fatta di successi e splendore artigianale, hanno avuto un ruolo fondamentale le sarte capracottesi, prime fra tutte Vincenza Di Rienzo, Luisa Di Ianni e Angela Di Lullo, non semplici lavoranti esterne, ma sarte professioniste negli atelier romani di via Margutta, via Lombardia e via Toscana.


Francesco Mendozzi

Bibliografia di riferimento:

  • S. Di Rienzo e M. S. Rossi, Alla corte di Valentino. L'ultimo imperatore della moda e dello stile, De Luca, Roma 2013;

  • A. Fiorentini Capitani, Moda italiana: anni Cinquanta e Sessanta, Cantini, Firenze 1991;

  • F. Mendozzi, Guida alla letteratura capracottese, vol. II, Youcanprint, Tricase 2017;

  • G. Vergani, Sarti d'Abruzzo. Le botteghe di ieri e oggi protagoniste del vestire maschile, Skira, Milano 2004.

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