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Illustrare i drammi invernali di Capracotta


L'illustrazione di Ugo Matania del 1931.

I capracottesi, più degli altri, hanno un rapporto particolare con la neve, perché essa è per loro un elemento quotidiano, come il mare lo è per un pescatore di Termoli o lo smog per un cittadino di Shanghai. I capracottesi conoscono tanti tipi di neve e, ad ognuna, hanno dato un nome diverso: c'è la neve masculìna e quella a dummellóra, c'è la neve gelata a fiérre, quella che clòccia e la papparèlla, vi è poi la bufèra e re spulverìzze (scaccianeve), a seconda che nevichi oppure no durante le sferzate della vòria (bora).

Insomma, non c'è capracottese che non abbia vissuto una (brutta) esperienza sotto la tempesta di neve, quando questa ti sorprende da solo per strada oppure quando in automobile, alla Macchia come a Monteforte, ti ritrovi circondato dall'elemento bianco al punto da non riuscire più a distinguere i segnali stradali, il senso di marcia, le paline da neve, finanche il muso della tua stessa vettura, e speri che presto un mezzo spazzaneve - o una saetta divina - venga ad aprirti uno spiraglio di luce per poter riassaporare il gusto della vita precedente.

Queste avventure, che oggi raccontiamo col sorriso sulle labbra, spesso esagerandone i contorni, in passato si trasformavano in drammi e, a volte, in vere e proprie tragedie. Ve ne racconto due di queste brutte storie, grazie ai disegni - oggi oggetti da collezione - realizzati da due grandi illustratori italiani: Ugo Matania (1888-1979) e Vittorio Pisani (1899-1974).

Matania, che nel 1924 aveva fatto ritorno a Napoli per assumere l'incarico di illustrare copertine, doppie pagine centrali e fornire disegni per racconti a puntate da pubblicare nella nuova serie del settimanale "Il Mattino Illustrato", realizzò per questa testata una prima pagina corredata dalla seguente didascalia:

Un'improvvisa tormenta sorprendeva tra i monti del Molise i coniugi Sinforosa e Sebastiano Dimozzo, reduci da Agnone. Sollevando sulle sue spalle la moglie esanime, il marito tentava di raggiungere, tra il vento e la neve, le case di Capracotta, ma si abbatteva a sua volta sopraffatto dagli elementi, e fu ritrovato agonizzante, col cadavere della moglie tra le braccia.

Era successo che il 3 dicembre Sinforosa Casciato e suo marito Sebastiano "Zimba" Di Luozzo, assieme al loro asinello, erano andati al mercato di Agnone ma, sulla via del ritorno, erano stati sorpresi da una tremenda bufera di neve. Camminando con difficoltà nella neve alta e morbida del rione S. Giovanni, persero l'orientamento e Sinforosa svenne dalla fatica. Sebastiano caricò sulle proprie spalle il corpo esanime della moglie ma anch'egli, dopo alcuni passi, cadde al suolo preda della stanchezza e dell'ipotermia. Soltanto il ciuchino, intirizzito, tornò in paese, e fu proprio lui ad avvisare i capracottesi che qualcosa di irrimediabile era accaduto: i coniugi Di Luozzo furono infatti ritrovati assiderati, con l'uomo che, esalando i suoi ultimi respiri, cercava di scaldare il corpo della moglie, lei che invece era già deceduta. Fu un momento molto penoso per quelle famiglie e per Capracotta tutta, tanto che ancor oggi, in casi di grave calamità, si dice: «Attiénde ca fieà la fine de Zìmba». La triste notizia trovò spazio su diversi quotidiani dell'epoca, primo fra tutti "Il Popolo di Roma", con un articolo che abbiamo pubblicato a suo tempo.

L'illustrazione di Vittorio Pisani del 1952.

Va detto che nel corso del XX secolo, prima di Sebastiano e Sinforosa, erano già morte almeno tre persone a causa della neve. Il 13 marzo 1900 era morto Vincenzo Ianiro, di professione luparo, il quale «sorpreso da una forte bufera, accompagnata da fitta neve, e gettato per terra, moriva per assideramento». Il 4 febbraio 1903, invece, a perire fu Giovanni Dell'Armi che, «doveva tornare da Castel di Sangro, quindi essendosi trovata la mula morta, subito si sospettò che qualche disgrazia era avvenuta. Infatti, nella località detta Cavuta di Rosa fu trovato il cadavere del povero Dell'Armi, che inutilmente lottò contro la tormenta che lo sorprese». Pochi anni dopo, il 1° gennaio 1911, Camillo Di Nella, sulla via tra Pescopennataro e Capracotta, «a causa della molta neve caduta, perdette le forze e non potendo più proseguire la via il disgraziato morì sulla via stessa per assideramento».

Tornando invece alle vignette, la seconda illustrazione d'un dramma invernale capracottese fu realizzata da Vittorio Pisani, un artista che era divenuto illustratore de "La Tribuna Illustrata" di Roma nel lontano 1922, per la quale creò oltre 4.000 copertine. Pisani aveva eseguito anche cartoline per molti reparti dell'Esercito, tant'è che ha firmato il francobollo postale celebrativo dell'eroico Salvo D'Acquisto. Quel che interessa a noi è che sulla prima pagina del numero di marzo-aprile 1952 de "La Tribuna Illustrata" Vittorio Pisani ritrasse l'inverosimile salvataggio d'un automobilista in quel di Capracotta, con la seguente didascalia:

Lo spartineve stava aprendo una pista sulla strada Capracotta-Staffoli quando vedeva un'antenna metallica che spuntava fuori dall'altissimo strato di neve. Autisti ed operai, scavando in quel punto, liberavano una piccola automobile che, durante il viaggio, era rimasta bloccata e sepolta. Il conducente, ormai mezzo intirizzito, si trovava rinchiuso nella vettura fin dal giorno prima, e per fortuna aveva alzato l'antenna della radio che aveva servito da segnale d'allarme.

A quanto pare nel mese meteorologicamente più folle dell'anno, marzo, un automobilista era rimasto intrappolato con la sua vettura tra Capracotta e Staffoli, trascorrendo all'interno dell'abitacolo l'intera notte. Se il dì seguente l'autista del Clipper non avesse visto l'antenna dell'auto fuoriuscire dall'altissimo strato di neve, oggi probabilmente staremmo parlando di un'altra tragedia, per molti versi simile a quella di vent'anni prima.

Insomma, con la neve di Capracotta non si scherza!


Francesco Mendozzi

 

Bibliografia di riferimento:

  • Dopo la sciagura di Capracotta il mistero di due morti per assideramento, in «Il Popolo di Roma», Roma, 11 dicembre 1931;

  • Echi molisani, in «Eco del Sannio», VII:7, Agnone, 10 aprile 1900;

  • Echi molisani, in «Eco del Sannio», X:3-4, Agnone, 26 febbraio 1903;

  • Echi molisani, in «Eco del Sannio», XVIII:1, Agnone, 21 gennaio 1911;

  • Echi molisani, in «Eco del Sannio», XXXVIII-12, Agnone, 6 gennaio 1932;

  • U. Matania, Un'improvvisa tormenta, in «Il Mattino Illustrato», VIII:50, Napoli, 14-21 dicembre 1931;

  • V. Pisani, Lo spartineve stava aprendo una pista, in «La Tribuna Illustrata», LV:14, Roma, 30 marzo-6 aprile 1952.

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