• Letteratura Capracottese

Qual è il "genius loci" di Capracotta?


Capracotta, insediamento nel paesaggio.

Ogni luogo ha una struttura che va individuata come "paesaggio" e "insediamento", dunque esaminata secondo le categorie di "spazio" e "carattere". L'organizzazione tridimensionale degli elementi che compongono il luogo (paesaggio) e l'atmosfera generale (spazio) si possono indicare con un concetto che li comprende entrambi: lo "spazio vissuto". Questo, in soldoni, è il paradigma di ricerca che il grande teorico dell'architettura Christian Norberg-Schulz ha utilizzato per buona parte della sua vita.

Partendo dal concetto di spazio esistenziale contenuto in "Essere e tempo" di Martin Heidegger, l'architetto norvegese ha fornito una definizione di spazio topologico esauriente che si lega persino alle teorie della Gestalt (forma). La ricerca ontologica sui concetti di Sein (essere), Seyn (Essere) e Dasein (esserci), effettuata dal filosofo tedesco, che poneva l'accento sul concetto greco di aletheia, in quanto verità disvelata - immessa da Aristotele nel linguaggio tramite una caratterizzazione che, elidendo l'alfa privativo, ne ha soppresso la qualità di negazione -, nella critica di Norberg-Schulz, non defluisce lì dove sta la foce del pensiero heideggeriano, ovvero l'incontro col nichilismo.

Questo spigoloso preambolo ontologico si è reso necessario per affrontare quello metafisico e, in parole povere, per dire come Capracotta, nella teoria di Christian Norberg-Schulz, abbia rappresentato l'emblema di «settlement in the landscape» (insediamento nel paesaggio), ovvero quel luogo fisico, tridimensionale, col quale si è assemblato uno spazio abitativo perfettamente congruente alla natura circostante, al clima, ai costumi della gente, insomma allo spirito del luogo: il genius loci.

Preso in prestito dalla cultura romana, dove il genius loci era l'entità naturale o soprannaturale legata a quel preciso luogo - che spesso diventava oggetto di culto - per quanto riguarda specificatamente Capracotta il pensiero corre a Cerere, la dea dell'abbondanza delle messi, cantata nella Tavola Osca e forse sostituita, in epoca cristiana, da sant'Anna, la Madre della Madonna, invocata per la fertilità femminile. Ma la questione sul genius loci capracottese, a mio avviso, non è da ricercare nel percorso storico-religioso che da ignoti riti italici ed ellenistici porta al cristianesimo, bensì nel lungo periodo di mezzo, quando Capracotta effettivamente prende coscienza di sé come "luogo", come arcione di guardia per sua stessa natura indifeso da mura poiché inespugnabile per altezza.

Temo che quello sannitico si sia trasformato in un revival, un affascinante ritorno a motivi del passato che, nei fatti, è più vicino a un riflusso di folclore che non al frutto del metodo storico. Qui, nella provincia più appartata d'Italia, il Molise, si fa sempre più lontana la possibilità di un dibattito serio, organico, che ponga nella giusta luce - senza esagerazioni interpretative o furberie narrative - i Sanniti, questi indomabili guerrieri (?) la cui eredità confluì nelle pieghe di Roma e del cristianesimo. Quel recalcitrante popolo di pastori, di cui si possono soltanto ipotizzare storia, organizzazione socio-politica, costumi e riti religiosi, a volte viene assimilato a una nazione, non nell'accezione tribale ma addirittura come unicum di uomini coscienti di avere radici, lingua, leggi e storia comuni: un concetto ottocentesco che è inopportuno applicare a popolazioni vissute molti secoli prima di Gesù.

E allora quale può essere il genius loci di Capracotta, questo villaggio sorto rispettando scrupolosamente la cresta calcarea, a guardia della valle del Sangro e del Verrino, che si interpone tra i monti Campo e Capraro, a loro volta guardiani di due fondamentali tratturi antichi?

Attingerò nuovamente alla filosofia tedesca per spiegare o ribadire un concetto fondamentale del nostro parlare e pensare, cioè che ogni teoria è un telaio, uno schema di concetti congiuni alle loro mutue relazioni. Scrisse il matematico David Hilbert nel 1899 al collega Gottlob Frege:

Se con i miei punti voglio intendere un sistema qualunque di enti, per esempio il sistema: amore, legge, spazzacamino..., allora basterà che assuma tutti i miei assiomi come relazione fra questi enti perché le mie proposizioni, per esempio il teorema di Pitagora, valgano anche per essi. In altre parole: ogni teoria può sempre essere applicata a infiniti sistemi di enti fondamentali.

Da questa formulazione di Hilbert consegue che, nell'esaminare il paradigma di Norberg-Schulz con specifico riferimento alla nostra cittadina, il paesaggio nel quale è edificato l'insediamento, a cui si sono via via relazionati gli enti "pastorizia transumante", "maggioranza femminile", "ibridazione culturale", "agricoltura di sussistenza", "inverno polare", "estrema altitudine", tutti caratteristici di quel luogo, e di quello soltanto, avremo come risultato un telaio a cui è impossibile dare un nome se non quello di Capracotta.

Durante i dieci giorni di cammino che portano uomini e pecore in Puglia, Capracotta è il tratturo, la strada d'erba su cui corrono i pensieri di quegli uomini. Nell'attesa del loro ritorno, Capracotta è la donna che mangia in lacrime le sàgne che re sìve, il lusso di chi non sa se rivedrà il marito. Quando i pecorai sono di nuovo rientrati in paese, Capracotta non è più quella in cui essi vivovo ma è la Puglia stessa, che li riattende a breve. Tra le patate e le lenticchie, Capracotta è la pietra che spunta dal terreno infertile. Nel rigido clima invernale Capracotta è la neve che soffoca e subissa. E a chi cerca di scorgerla, Capracotta non appare. Solo chi sta più in alto di lei può ammirarla.

Su questo mondo Capracotta non esiste. Ecco, quello è il nostro genius loci.


Francesco Mendozzi

Bibliografia di riferimento:

  • C. Bene, Sono apparso alla Madonna, Bompiani, Milano 2005;

  • F. Chabod, L'idea di nazione, a cura di A. Saitta e E. Sestan, Laterza, Bari 1961;

  • V. Cianfarani, Culture adriatiche antiche d'Abruzzo e di Molise, vol. I, De Luca, Roma 1978;

  • L. Franchi Dell'Orto e A. La Regina, Culture adriatiche antiche d'Abruzzo e di Molise, vol. II, De Luca, Roma 1978;

  • E. Jünger, Trattato del Ribelle, trad. di F. Bovoli, Adelphi, Milano 1990;

  • A. Kenny, Frege. Un'introduzione, trad. di M. Mazzone, Einaudi, Torino 1995;

  • F. Mendozzi, Guida alla letteratura capracottese, vol. I, Youcanprint, Tricase 2016;

  • C. Norberg-Schulz, Genius loci. Paesaggio, ambiente, architettura, Electa, Milano 1979;

  • E. T. Salmon, Il Sannio e i Sanniti, trad. it. di B. MacLeod e A. Venturi, Einaudi, Milano 1985;

  • T. D. Stek, Cult Places and Cultural Change in Republican Italy, Amsterdam University Press, Amsterdam 2009;

  • F. Volpi, La selvaggia chiarezza. Scritti su Heidegger, a cura di A. Gnoli, Adelphi, Milano 2011.