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Per la istituzione di una Biblioteca



Lettera ai Signori Capracottesi

Nella quiete della campestre solitudine, di fronte all'austera bellezza della vergine natura, mi rise un giorno nella mente la nobile idea di iniziare nel nostro paese una Biblioteca circolante, onde far sì che, siccome l'aria e la luce dappertutto circolano, così anche il sapere fosse patrimonio comune: che al banchetto intellettuale prendessero parte le masse, cui ingentilisse i cuori, fortificasse gli animi, aprisse le menti ai fulgidi raggi del vero.

Ove si pensi che l'istruzione elementare va quasi tutta perduta, allorquando i giovanetti abbandonano le pubbliche scuole; che un luogo aperto a tutti tiene i giovani lontani dai bagordi, in ispecie nei nostri paesi freddi, ove tante menti si scimuniscono nei vizi, ove nelle cantine si consuma il denaro e si ruba la pace delle famiglie; ove si pensi che la lettura di un buon libro educa l'intelligenza e desta affetti miti e belli, sentimenti puri e fecondi, e sottrae il lavoratore all'influenza deleteria di velenosi principi, ogni colto Capracottese non potrà che plaudire alla mia nobile iniziativa, essermi largo di incoraggiamenti, di consigli, di aiuti, far sua l'idea mia, vagheggiarla, carezzarla e, con energia di soldato, con fede di apostolo, mandarla ad effetto.

La nostra Biblioteca circolante dovrebbe essere provveduta di libri di lettura dei più reputati scrittori popolari, di trattati di economia domestica, di igiene, di agricoltura, particolarmente quelli concernenti l'allevamento del bestiame, la manipolazione dei latticini ecc. come le cose più attinenti coi prodotti locali.

E chi sa che, scossa così l'apatia paesana, una biblioteca non dia la stura a mille opere umanitarie, che possano dar prestigio al paese e migliorare la condizione dei nostri concittadini?

A lato alla nostra Biblioteca, potrebbe sorgere una scuola popolare-complementare, una scuola di lavoro manuale, che insegnasse ai nostri montanari, così ricchi di ingegno, a lavorare la giovane potenza dei faggi che incoronano le nostre montagne, onde confezionare quei giocattoli che sono la sola ricchezza di non poche regioni della Svizzera e della Germania. E questo non sarebbe poca cosa per un paese come il nostro, ove l'inverno è lungo, ove l'industria armentaria va ogni giorno più scomparendo, e la popolazione emigra verso i novello Eldoradi dell'Americhe in cerca di lavoro.

O Signori Capracottesi, obbligatevi tutti a pagare una quota mensile di lire una per la fondazione e dotazione di una biblioteca; io sono pronto a cedere, per quella serie di anni che si crederà più opportuno, il locale da adibirsi a tale uso, ed a chiedere al Ministero e alla Provincia un sussidio per tale bisogno.

Non intendendo, poi, di istituire una biblioteca esclusivamente popolare, attesoché noi difettiamo di una biblioteca pubblica, comunale o governativa, ma di estendere il beneficio alle classi medie, rivolgo ai Signori Capracottesi, la preghiera di donare alla futura Biblioteca tutti i loro libri, che ora stanno a dormire negli scaffali, logorati dai tarli e rosi dai topi.

Son sicuro che il mio nobile intendimento troverà una fiorita di protezioni e di favori.


Oreste Conti

 

Fonte: O. Conti, Per la istituzione di una Biblioteca, in «Eco del Sannio», IV:18, Agnone, 25 settembre 1899.

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