• Letteratura Capracottese

La Madonna di Loreto a Capracotta


Francino, "Madonna di Loreto", 2011.

Ogni tre anni Capracotta festeggia Santa Maria di Loreto, la «protettrice dei viaggi» e, quindi, dei transumanti. La festa si tiene nei giorni sette, otto e nove settembre, a cavallo della data di celebrazione della Natività di Maria. Il primo giorno, una processione conduce la statua della Madonna di Loreto dalla sua piccola dimora fino alla Chiesa Madre, dove resta fino al nove, quando, con una seconda processione - un tempo caratterizzata da una sfilata di muli, oggi sostituiti da cavalli - viene riportata alla chiesetta di provenienza, posta extra moenia, a meno d'un chilometro dall'abitato.

Luigi Campanelli attestò come la chiesa rurale sia stata il luogo sacro di raduno dei pastori transumanti di Capracotta:

Vuolsi che fosse stata eretta per più intensa devozione dei nostri maggiori verso quella Madonna protettrice dei viaggi, perché in quei dintorni eran soliti di radunarsi con gli armenti per condurli a svernare ai bassi piani nei principii dell’autunno, ed ivi, dopo qualche giorno di permanenza, si accomiatavano dalle donne, le quali recavan loro fardelli del vestiario e delle prime provviste alimentari da porre sulle bestie da soma, e che, dopo gli ultimi addii, raccomandavano nella preghiera l'incolumità dei cari partenti. Nello stesso luogo questi sostavano al ritorno sul finire della primavera per rientrare contenti nei modesti abituri, e da tutti si rendevan grazie alla Vergine.

Anche Oreste Conti segnalò la consuetudine per i pastori di partire, da ottobre, dal Santuario capracottese: «L'ottobre s'avanza. [...] Tutte le mattine ci s'imbatte in gruppi di partenti, seguiti da donne accorate, e [...] vanno sino al santuario della Madonna di Loreto e ivi si distaccano».

La festa di Capracotta è un limpido esempio di fitoculto mariano. Lina Pietravalle la definì festa del legno poiché la «Madonna di Loreto [...] con la sua aria di idolo immobile [...] cela un simbolo. Il suo corpo è un tronco d'albero». Secondo una radicata tradizione, infatti, la statua della Vergine (datata 1634) avrebbe fattezze inconsuete, il suo scheletro interno sarebbe costituito da un tronco di pero selvatico che, sebbene sbozzato, mostrerebbe la sua originaria forma arborea; così come scrisse la viaggiatrice italo-inglese Estella Canziani: «Il corpo è fatto con la parte superiore di un albero tagliato nella foresta, e il piedistallo con la parte inferiore del tronco. Questo perché la Madonna era apparsa su quest'albero nel bosco».


Mauro Gioielli

Fonte: M. Gioielli, Madonne, santi e pastori. Culti e feste lungo i tratturi del Molise, Palladino, Campobasso 2000.

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