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Morir dentro il cimitero di Capracotta


L'ingresso del cimitero di Capracotta (foto: A. Mendozzi).

Quando facevo visita a mia zia Lucia Di Luozzo, spesso prendeva a raccontarmi della guerra, della distruzione, dello sfollamento ma soprattutto di quel maledetto novembre '43 e di quando, incendiati e minati i due terzi di Capracotta, buona parte della popolazione che non aveva più un tetto fu costretta a trovarsi un giaciglio più che temporaneo. I primi scelsero la Chiesa Madre ma quando questa si riempì molti si diressero verso il cimitero comunale. Mia zia fece parte di questo secondo gruppo e raccontava come le persone fossero letteralmente ammassate sia sul prato centrale sia nelle varie cappelle funerarie, coi loculi vuoti che erano diventati letti di fortuna.

In quei terribili giorni di prostrazione civile il cimitero divenne luogo di vita, di speranza, luogo di ripartenza per coloro che aspettavano trepidanti l'arrivo degli Angloamericani e la definitiva liberazione di Capracotta. Ma, come ogni insediamento umano che si rispetti, il cimitero divenne anche luogo di morte. È il caso della moglie dell'avv. Pasquale Mosca, Alessandra Franzoni (1896-1943), che spirò proprio nel cimitero di Capracotta durante i giorni del forzato soggiorno, forse perché il suo cuore non resse a tanta disgrazia. Mia nonna Rosa disse che «quando andai al cimitero portavano anche la moglie di Pasqualino Mosca che era gravemente ammalata: la cacciarono dalla casa perché c'era l'ordine di distruzione di tutte le case».

Chi conobbe Sandra sostiene che in vita ella fu «donna di vasto e profondo sapere, diplomata negli studî classici, conoscitrice oltre che delle lingue antiche, dell'inglese, del francese e dello spagnolo, e delle relative letterature e storie; ed ebbe congiunte le doti di una rettitudine ammirevole nella vita domestica e di sentimenti elevati nella vita civile, che le fecero presagire, inascoltata Cassandra, sin dall'inizio del funesto regime dittatoriale, la sciagura in cui il fascismo ci avrebbe fatto piombare».

Prima di quel periodo così funesto, infatti, quando Alessandra Franzoni visitava il cimitero di Capracotta, si dice che andasse declamando la "Elegia scritta in un cimitero campestre" del poeta inglese Thomas Gray, soprattutto i versi più profondi e annunciatori:


Anco la via d'onor guida a la fossa.

Forse in questo negletto angolo alberga

spirto già pieno d'un ardor celeste.

Anche dalla tomba grida la voce della Natura.

Anche nelle nostre ceneri vivono le loro consuete fiamme.


I Franzoni provenivano da Roma e proprio lì, nel 1921, si erano fidanzati Sandra e Pasquale, al tempo in cui quest'ultimo era avvocato presso il foro della Capitale. Oltre che valente giurista, il Mosca - figlio del cancelliere Vincenzo - era infatti uno studioso di storia, nonché un fattivo collaboratore della rivista "I Rostri", allora diretta dal grande Teocrito Masini. Sta di fatto che nonostante la tomba della famiglia Franzoni fosse al Verano di Roma, Alessandra «volle che il suo corpo giacesse dov'è sepolto il popolo capracottese, e là dove esalò tragicamente l'ultimo respiro». Sulla sua tomba, oggi non più presente, si leggeva la seguente epigrafe:


È sepolta in questo sito da lei stessa prescelto

Alessandra Mosca Franzoni

di profonda coltura, di nobili sentimenti e di leggiadre fattezze

amata e stimata da quanti ne apprezzarono le doti non comuni.

Nacque a Buenos Aires il 2 gennaio 1896

e dopo ventidue anni di esemplare vita coniugale

morì tragicamente il 10 novembre 1943

tra le braccia del marito in questo cimitero

dove sofferente era da alcuni giorni rifugiata

mentre il paese veniva distrutto da quella ferocia bellica

originata da cause che lei aveva sempre con tenacia diprecate.


Francesco Mendozzi

 

Bibliografia di riferimento:

  • G. Cerchia e G. Pardini, L'Italia spezzata. Guerra e linea Gustav in Molise, in «Meridione», VIII:1, Napoli 2008;

  • C. De Biase, Antonio Salandra, Signorelli, Roma 1919;

  • M. Di Ianni, 1943-1993: per non dimenticare, vol. I, Artemide, Isernia 1993;

  • Matrimoni e fidanzamenti, in «La Donna», XVII:348, Roma-Torino, 20 aprile 1921;

  • F. Mendozzi, Guida alla letteratura capracottese, vol. II, Youcanprint, Tricase 2017;

  • P. Mosca, Albori di libertà nel verno della barbarie, in «I Rostri», VI:3, Roma, marzo 1935;

  • T. Mosca, Parole pronunciate al Consiglio provinciale di Campobasso nella seduta del 26 novembre 1917 dal consigliere Tommaso Mosca in memoria del sen. Nicola Falconi, Colitti, Campobasso 1917.

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