• Letteratura Capracottese

La nuova fontana di Capracotta del 1825



Presso l'Archivio di Stato di Isernia esiste una «perizia, e pianta per la nuova fontana di Capracotta» datata 1825, purtroppo priva della firma del progettista: a ritrovarla è stato Pasquale Damiani, noto giornalista isernino che mi ha regalato una riproduzione in scala reale di quella preziosa testimonianza storica.

Ad un attento studio si capisce che ci troviamo nel Rione S. Giovanni e che la nuova fontana ne avrebbe sostituita una più antica, situata sull'odierna piazza E. Gianturco. Difatti nella pianta è indicato il «colle dove esiste lo antico aquidotto che portava l'aqua nella antica fontana di Crapacotta». Effettivamente già in epoca napoleonica lì vi era una fontana pubblica in grado di erogare acqua potabile, tanto che quella via si chiamava «strada della Fontana», ribattezzata per l'appunto «strada della Fontana Nuova».

Come si può constatare dall'immagine riprodotta in alto la nuova fonte era costituita da tre vasche - la principale per l'acqua corrente, la seconda come «abbeveratoio per li animali» e l'ultima come «lavatoio per le donne» - e da altrettanti rubinetti. Al di sopra di questi era prevista una «iscrizione della fontana», a sua volta sormontata dall'«arma del Re», ossia lo stemma araldico del Borbone che, nella persona di Francesco I, regnava sulle Due Sicilie dal 4 gennaio 1825, un personaggio che pochi mesi prima era venuto proprio a Capracotta per ammirare il suo Regno dalle alture di Monte Campo (qui).

La scelta del luogo in cui installare la fontana era probabilmente legata al fatto che lì stava il punto intermedio tra le sorgenti delle Cese di Monte Campo e l'abitato di Capracotta, un raccordo che avrebbe permesso di raccogliere le acque sorgive tramite conduttura in legno d'abete, rappresentando così il più ricco abbeveratoio per uomini e bestie, e da cui infine si sarebbe dipartita una seconda conduttura fino alla piazza centrale di Capracotta, dove era posta un'altra fontana, verosimilmente quella della Torre dell'Orologio.

Una successiva pianta topografica, disegnata a mano libera sul finire del XIX secolo dal cav. Giovanni Paglione, dimostra che la fontana del 1825 rimase in funzione fino alla definitiva sostituzione, nel 1890, con quella posta in via S. Giovanni.

Dalla pianta della nuova fontana del 1825 si può desumere un'altra importante caratteristica riguardante lo stile architettonico dell'opera, che risulta essere il neoclassicismo. Questa fu infatti la maggiore corrente europea dal secondo decennio del Settecento alla fine dell'Ottocento. Il XIX secolo, soprattutto, fu il secolo di Napoleone Bonaparte che, nonostante la successiva Restaurazione, fece esplodere in tutta Europa il gusto per il classicismo. La fontana di Capracotta, infatti, sembra davvero un antico tempio greco-romano, con tanto di frontone in marmo scolpito.


Il sito in cui nel XIX secolo era la fontana pubblica di San Giovanni.

Al netto di tutte queste osservazioni non si conosce, né si comprende, il motivo per cui una fontana tanto bella sia stata demolita nel 1887: che si sia trattato di una damnatio memoriæ ai danni del Borbone?


Francesco Mendozzi