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La pietra della masseria Campanelli


Ad integrazione dello scritto "La pietra della masseria Campanelli" apparso sul fascicolo del 4 dicembre 2021 del "Bollettino della Letteratura Capracottese".

 
La pietra di confine (foto: G. Di Rienzo).

Ho visto di persona dove si trova quella stele litica, con le sue incisioni. Sono d'accordo con quanto scritto da Francesco Mendozzi tranne per una cosa: la data a cui fa risalire la pietra di confine. Andiamo con ordine.

Il confine tra Capracotta e Castel del Giudice si trova più a valle (300-400 m.) rispetto alla pietra. Infatti viene attualmente posto dove è presente la sorgente dell'Acqua Zolfa. Quindi due sono le cose: o il confine tra i paesi una volta era più in alto o la pietra è stata spostata dove si trova adesso a 100-150 m. dalla masseria Campanelli. La seconda ipotesi sembrerebbe quella più veritiera.

Ma c'è una terza versione.

Analizzando meglio la pietra di confine si nota una A, una V e una retta che starebbe ad indicare la direzione del confine. Mettendo insieme questi tre dati si ottiene l'incisione litica. Ora si tratta di stabilire il periodo nel quale far risalire detta incisione. Dopo aver analizzato il passato, la mia personale convinzione è che si tratti sì di una pietra di confine (come riporta anche Mendozzi) ma non fra due paesi, bensì fra due tribù sannitiche: quella di Aufidena, con la sua grande acropoli, e quella di Bovianum Vetus con il suo teatro, l'odierna Pietrabbondante. Il confine forse fu posto per stabilire una spartizione del territorio tra i due popoli, tribù (touto in lingua osca). Si trattava di un'alleanza civile e forse militare.

Le guerre tra Sanniti e Romani durarono circa 260 anni comprendendo le tre guerre sannitiche (la prima dal 343-341 a.C., la seconda dal 326-304 a.C. e la terza dal 298-290 a.C.). Dopo le guerre sannitiche ci fu la guerra sociale dal 90-88 a.C. e poi la guerra civile tra Mario Egnatio (sannita) e Silla (romano) del 83-82 a.C.

Lo storico e geografo greco Strabone testimonia la violenza con cui i Romani investirono il Sannio distruggendo tutto, città, santuari, fortezze, scritti, in definitiva la loro civiltà, di cui, a poco a poco, vengono ritrovati attualmente alcuni resti, smentendo Floro (altro storico del II secolo d.C.) che disse che «è vano cercare il Sannio nel Sannio».

Secondo Plinio, nel 77 d.C. esistevano due Boiano: Vetus (vecchia) e Undecumanorum (romana), l'odierna Boiano.

Gli abitanti del territorio chiamavano se stessi Safineis, per i Romani erano invece tutti Samnites poiché non facevano distinzioni tra le varie tribù; per i Greci erano Saunitai.

Facevano parte della lega sannitica, costituita nel V secolo a.C., i Pentri, i Carecini, i Caudini e gli Irpini. Secondo alcuni studiosi i Pentri occupavano un territorio che andava dalla catena delle Mainarde comprendendo l'alta valle del Volturno, la piana tra Isernia e Venafro e buona parte del Matese. Tra i centri abitati più popolosi vi era Isernia, Venafro, Boiano Undecumani e Sepino.

I Caracini occupavano un piccolo territorio tra Alfedena e la Maiella, dove Alfedena era tra i centri più popolosi.

Noi di Capracottam secondo alcuni storici, facevamo parte dei Sanniti Pentri.

L'alto Sannio è considerata area genetica delle genti sannitiche caracene con Alfedena, Castel di Sangro in provincia dell'Aquila, e delle genti sannitiche dei Pentri, Agnone e Pietrabbondante in provincia di Isernia.

Il confine sannitico sopracitato coincide con un altro confine, come risulta da una convenzione dell'archivio dei canonici di Isernia nel 964 (periodo longobardo e carolingio): Pandolfo di Capua e Landolfo spartirono il territorio attribuendo il versante tirrenico, con Isernia, a Landolfo, e il versante adriatico, con Agnone e Boiano, a Pandolfo. Sempre secondo la convenzione dell'archivio dei canonici di Isernia il confine tra i due versanti era: Monte Matese - Macchia Godena - Castel Petroso - Monte Capraro - Monte Molinaro (attuale torrentello Molinaro) e Saletto, i cui due punti estremi del confine erano Monte Matese e Saletto.

Questo doveva essere stato un tempo il confine di Bovianum Vetus e Aufidena al quale Pandolfo e Landolfo si sarebbero ispirati.

L'epoca dell'incisione è quindi antica, forse sannitica, e se così fosse avrebbe un grande valore storico, culturale e archeologico.


Lucio Carnevale

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