• Letteratura Capracottese

Pippasqua: tre cose che non so



Oh! Finalmente eccoci qua! Questa settimana proprio mancano solo le locuste e poi ce le abbiamo avute tutte contro! Il viaggio per tornare a casa che sembrava il viaggio della speranza in cui eravamo tutti pigiati come sardine (per 12 ore, voglio dire!) e in cui un temerario ha tirato fuori alle ore 5:26 della mattina un panino al salame mangiandoselo avidamente.

Una roba che vomitavi a getto come la bambina dell'Esorcista e giravi la testa di 180° solo per vedere lo schifo dipinto in faccia al cristiano nel sedile di dietro. Devo dire che poi tornare a casa in pullman mi dà sempre delle grandi soddisfazioni a livello di umanità. No, non è che viaggio nel pullman dei fotomodelli in trasferta, magari! Ma ad esempio ogni volta mi stupisco di come la disperazione annulli la distanza interpersonale! Tipo che durante il giorno sei tutto compunto e se ti tocchi col gomito dici "oh, mi scusi!", durante la notte, dopo 5 ore di viaggio in un pullman che sembra il fiorino coi maiali che sta facendo la Parigi-Dakar, dormi proprio addosso al cristiano di fianco. Lui ti tiene la testa sulla spalla e tu gli sbavi sulla crapa. Alla fine a Pasquetta ti ritrovi a casa sua a Benevento a mangiare cantando "o campagnola bella" e brindando a vino cotto col cognato, ma non sai bene perché. Fai come quelli nei telefilm fantasy che vivono i salti temporali e si ritrovano sei mesi nel futuro sposati con uno gnu; ti svegli dalla trance e urli.

Poi l'esodo della Pasqua che non si affronta! Alle 3 di notte al bagno dell’autogrill c'era una bolgia! C'era meno fila ai concerti di Giò Di Tonno quando aveva appena vinto San Remo (si, sono fan di Giò Di Tonno, e allora?)!

Poi per il fatto che devo fare il mea culpa anche io, trattandosi di venerdì santo. Avete ragione. Gli ultimi pipponi erano lunghi una quaresima e la scusa "eravamo in tema" non regge. Cercherò di limitarmi, promesso, frenerò la mia diarrea verbale tenendola in tutta la sua augusta possanza per occasioni speciali tipo quando recensirò la web serie di Lory Del Santo (giuro che prima o poi lo faccio!), nel frattempo vi prego, continuate a sopportarmi che questi sono momenti delicati, e se persino Rocco non innalza l'interesse (mi metto questo -.- da sola, a nome vostro) entro in crisi profonda come fossi a Italia's Got Talent e mi avessero appena bocciato l'Aida suonata con le pernacchie delle ascelle.

Allora, che programmi avete per Pasqua? La passerete in famiglia? Culo a culo come Facchinetti e DJ Francesco sulle poltroncine di The Voice, che fanno più tristezza della processione del venerdì santo? È vero che è "Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi", ma io mi chiedo... chi vuoi... che passi la Pasqua con te? La Pasqua è una festicciola tiepida. Infervora i cristiani che sembrano i fan di Ligabue quando parte "Certe notti" ai concerti, che un po' urlano e un po' piangono, e lascia noi altri amorfi, che ruminiamo mesti la nostra cioccolata direttamente dalla vaschettina plastica mentre teniamo ancora tra il gomito e il petto quella carta solitamente sobria, tutta a fiorazzi fuxia su sfondo giallo, che fa subito Vladimir Luxuria in versione equinozio.

Tra l'altro oggi è venerdì santo, quindi non si ride. Basta, è vietato, si piange. Ma siccome (e oggi proprio il caso di dirlo) Cristo non l'abbiamo messo in croce noi, anzi, io non ero manco in zona, e sinceramente nonostante il look un po' hippie, Gesù mi faceva anche simpatia per cui  anche al televoto con Barabba l'avrei salvato, proprio ho la coscienza pulita. Quindi ho deciso di usare questo pippone a scopo didattico. E per insegnarvi tre cose e smettiamo  di essere capre capre capre che di sto periodo rischiamo che ci si fanno arrosto. Dunque, andiamo sui miei tre dubbi esistenziali sulla Pasqua. E poi dite che sono utile come un bikini in Alaska.

1. Perché cambia data?

Oh, chiariamo questa cosa. E chiariamo che la prima risposta non è quella che pensate, cioè: per farci dare il giro. Per sfinirci, farci uscire di testa. Che sembra, oggettivamente! Perché Natale è bello, paciocco, rosso e panciuto, sta lì tranquillo il suo 25 dicembre e tu sai sempre quando viene. È affidabile come festività, rassicurante. Puoi fare biglietti, programmi, sai che è vicino a Capodanno e alla Befana, conosci anche la compagnia, diciamo.

Pasqua no, è una peste bubbonica con le fregole. Passa con nonchalance da fine marzo a inizi maggio senza avvisare prima, roba che un anno abbiamo ancora il pandoro a mezzo del canarozzo e usiamo la colomba per farlo scendere e l'anno dopo invece ci si allunga il collo come alle giraffe dello Zambia, siamo già là a metà strada per Ferragosto e la Pasqua ci casca tra capo e collo impattandoci la cervicale. Non è che mette un avviso, fa un evento su facebook, ti dice prima "guarda, magari non prendere impegni suppergiù"... No, capito.

Non è che tu che sei la Pasqua ti metti la mano sulla coscienza, non tanto per te, quanto per la tua festa minore, la Pasquetta, che sai che prevede un minimo di pic-nic, una sciuscelletta  a giro per le fresche frasche e non è che uno la può fare che c'è ancora la neve per terra e fa i pupazzi di neve con Elsa e Olaf ma nemmanco che sfrigola lui al posto dell'agnello! Nelle fiamme dell'Ade! Regolati, Pasqua benedetta!

Comunque basta, dopo aver a lungo discusso vi spiego il perché: a Nicea, nel 325, non avevano niente da fare. Si erano già presi il caffè e allora pensarono di stabilire la data della Pasqua. Ma siccome c'era scappato anche un amaro Averna non hanno voluto fissare una data precisa, prendersi sta responsabilità, non lo sai mai, gli impegni, sto periodo poi con la primavera stanno tutti più isterici, è un attimo che crei un incidenti diplomatico e il vicino ti piscia nelle petunie.

Quindi decisero che la Pasqua doveva essere la prima domenica dopo il primo plenilunio dopo l'equinozio di primavera. Non avete capito una mazza? Allora: 21 marzo - passa del tempo imprecisato - prima luna piena (licantropi) - prima domenica: Pasqua.

Vi è piaciuto lo schemino? No? Fottetevi, in clima di pace pasquale. Quindi in pratica la Pasqua va in base alla luna. Ora voglio dire, mia nonna mi dice sempre che non devo seguire la luna per fare le cose, che chi segue la luna è esaurito, e la Pasqua può? Ora non che io mi ritenga a livello della Pasqua come importanza, però insomma. Manco va bene.

Io sapevo che alla prima luna piena si imbottigliava il vino, non risorgeva Cristo. Le due cose saranno forse collegate? Chi lo sa, ci vorrebbe Adam Kadmon, il mago Berrì e mezza setta degli Illuminati. Non dite niente a Dan Brown che partono 88 romanzi. "Il codice Montepulciano" o "Il codice decanter", ed è subito campione d'incassi.

Comunque sapetelo, e se vi ritrovano il prossimo capodanno ancora con in testa il cotillon e con in mano uno il calendario, l'altro il sestante, l'altro la mappa delle lune che sembrate una triade di maghi Otelma fatti a merda che stanno cercando di calcolare la rotta per Atlantide, voi prenotate intelligentemente le vacanze di Pasqua e poi mettete pure la parcella dello psichiatra sul mio conto, compreso lo straordinario festivo.

2. Ma perché l'uovo?

Capisco l'agnello, capisco la colomba, ma... l'uovo? Cosa c'entra? Me lo sono sempre chiesta. Potrebbe essere una pubblicità occulta de "La prova del cuoco". Forse. Potrebbe essere un simbolo magico, oscuro, pagano (scusate ma da quando ho iniziato a vedermi da capo Buffy L'ammazzavampiri sono rientrata nel tunnel di brutto! Ci sto sotto come l'idra di Hercules alla frana nella cava! Vedo vampiri dovunque! Prima della fine delle vacanze ridurrò un albino a spiedo, me lo sento! Ma perché? Ma se lo so che poi mi riduco a un sottoprodotto sfranto di sorella Halliwell suonato come le campane del giudizio universale, a una sorellastra Winchester unita mediante un esperimento andato male con Luna, il gatto di Sailor Moon, perché ricomincio sempre a vedermelo?)

Per me l'uovo per esempio aveva una funzione sciamanica. Ovvero era l’unica cosa che aveva il potere occulto di azzerare le facoltà intellettive di mio padre. Ora, mio padre è un laureato, una persona di concetto, che nella vita parla tre lingue, ha lavorato anche all'estero, discute tutto l'anno di management e problem solving.

Se non che la mattina di Pasqua, alla rottura dell'uovo, strappava la bustina della sorpresa e... zero. Gli si appiattiva l'elettroencefalogramma, passava dalla conformazione "Alpi Svizzere" alla conformazione "Pianura Padana". Non so perché quei minuscoli ingranaggi in plastichina  gli creassero crisi estistenziali, me lo ricordo solo levarsi gli occhiali e poggiarli sul tavolo col pathos di Rocky che lascia due incisivi sul ring, e mettersi lì a orchestrare con queste mini cazzate ringhiando un atomico "che c'è?" a chiunque gli dicesse qualcosa. Poi gli si innalzava anche l'irritabilità... che io dico, principalmente al mio futuro marito se mai dovesse leggere questo pippone e ne dubito fortemente.

Caro Giulio (tanto, persa per persa) non ti preoccupare, il fatto che tu non riesca a montare la sopresina dell'uovo di Pasqua non pregiudicherà la tua figura di maschio alfa. Il fatto che tu non riesca a procacciarmi un orrendo trenino con un mamozzo che esce e rientra a ogni centimetro che questo percorre sulla tovaglia della colazione di Pasqua, non devirilizzerà il tuo essere ai miei occhi. Anche perché voglio dire anche quando sei bambino bambino, proprio prepubere e felice, quinquenne e giocondo, la sorpresa dell'uovo di Pasqua la caghi uno spot della Barilla.

30 secondi netti e poi, di qualunque cosa si tratti ab initio, si converte in missile: la lanci il più via possibile. Te ne ricordi solo quando ci inciampi e cadi di faccia negli avanzi dell'uovo, così poi ti rialzi con la mezza cogna in testa come Calimero.

Tra l'altro, giusto per finire la storia, alla fine mio padre fingeva di riuscirci e ottenevamo solo un orrendo Frankenstein mezzo uomo e mezzo trenino con pezzi di plastica che gli uscivano da anfratti non usualmente posseduti da giocattoli consigliati per 6-12 anni, che più che un giocondo capostazione sembrava un sadomasochista che aveva incontrato Christan Grey nella ferramenta di Italo.

Ma andiamo alle cose serie. Ho trovato un sacco di teorie sull'uovo, pare che nel cristianesimo fosse il segno della rinascita di Cristo (comunque l'uovo sembra una pietra inanimata, come una roba morta, e poi invece ne esce un pulcino cicciotto e giallo) e invece nel medioevo si faceva dono dell'uovo alla servitù. Che a me sembra un po' na roba tipo "io mi magno la gallina e tu ciappati st'uovo!" però tutto sommato è un bel pensiero.

Magari invece di regalarglieli potevano tirarglieli in segno di disprezzo. Certo, il fatto che i miei parenti a cinque anni mi trattassero (inconsapevolmente) come un servo della gleba mi sdubbia, ma questa è più una roba da Feudalesimo e Libertà che da Pippa.

Oh, che altro? Ah, sì, fu poi Fabergé, un orafo, a fare il primo uovo con sorpresa per la zarina Maria, che conteneva un altro ovetto con dentro una riproduzione della corona imperiale e un pulcino d'oro. Per la cronaca, se lo zar era come mio padre o il pulcino non si è più ripreso dalla faccenda, oppure la Rivoluzione Russa c'è stata perché il popolo non ne poteva più di aspettare che lo zar finisse di montare la sorpresina.

3. Perché Pasquetta? 

E questa è un'altra cosa che mi ha sempre eroso. Ma perché? Festeggiamo Pasqua, basta! Anche perché, diciamo la verità, io Pasquetta l'ho sempre odiata. Questa cosa che bisogna andare, fare per forza la grigliata, si mette avanti quasi sempre gente che non è buona e bene che ti vada finisci in un 11 settembre di fumo e fiamme e puzzi di carnaccia fino a Natale dopo. Poi, devo dire la verità, anche qui, nel mio odio per Pasquetta, mio padre ha la sua colpa.

Perché mio padre oltre ad essere un uomo di concetto è un naturista e colto, perciò quando toccavamo a lui a Pasquetta voleva che la gita avesse anche tutto un retrogusto erbivoro e culturale.

Quindi sceglieva un posto scognito ai più locato in culo a tutti gli universi, che persino la Guida Galattica per Autostoppisti a un certo punto ti chiede di fermarti, farla scendere e ti saluta dicendo "Addio e grazie per tutto il pesce", e si perdeva come prerequisito. C'è da dire che non era colpa sua, perché le indicazioni in Italia sono messe secondo una logica: fino a 10 km dal posto, di continuo. Ogni 3 metri c'è un cartello "Moncuòlo–>", "Monculo–>", “Monculo in braille", "Monculo mare". Poi, da 10 km. in poi la cartellonistica ti vuole selezionare. Devi essere un po' Indiana Jones, non è che arrivi un giorno e puoi raggiungere le mete! Eh! Sono anche mete speciali! Lascia stare che tu magari devi andare a Capracotta da tua zia Ines, è sempre l'istinto di sopravvivenza che ti deve guidare! Allora cosa fa? Sparisce.

Basta, da 10 km. in poi non c'è manco più un cartello, manco il classico cartello "benvenuti" dei film horror che poi il filo di vento lo fa girare e dietro c'è scritto "morirete" col sangue. Oppure peggio. Comincia a confonderti. Ti deve mettere i bastoni fra le ruote. Allora ti scrive. "Monculo: tutte le direzioni".

Ma che vuol dire "tutte le direzioni"? Ma come fanno tutte le direzioni a portare lì? Ma che ci sono sei strade a cipolla che portano in sto posto? Ma quale ingegnere urbanista intinto nel mirto ha disegnato una cosa del genere? Oppure il cartello a destra dice: "Monculo", e il cartello a sinistra "Monculo centro".

Dai di testa, proprio ti fermi, accosti e vomiti anche tu stessi su una strada più dritta del rettilineo di Montecarlo. Mancano i cartelli "su", "giù", "di qua", "di là" di Alice nel Paese delle Meraviglie e poi ti fumi una cannazza col Brucaliffo.

Ma attenzione, mio padre aveva la sua tecnica per bypassare questo intoppo. La tecnica film americano, come Will Smith. "Segua quella macchina!".

Seguiva una macchina. Solo che non era la macchina di un rapinatore assassino mezzo extraterrestre (che oggettivamente un po' potrebbe inficiarti la Pasquetta). È una macchina a caso. Motivando questo insano gesto con questa spiegazione per lui perfettamente sensata "ma se siamo nei pressi di questo posto turistico, questi andranno lì!".

Al che io, che ho sempre rotto le palle per vocazione, dicevo "ma se questo sta andando a casa della sua donna a fare Pasquetta col cognato noi che facciamo? Ci sediamo anche noi a discutere dell'eredità e ad abboffarci di fettine panate come Kiss Me Licia? Facciamo anche i complimenti per la casa nuova?" Al che lui mi mandava a cagare ed eravamo pari. Però siamo sempre arrivati, a onor del vero. Sempre tipo a Pasquetta dell'anno dopo, ma arrivavamo.

E vi dico questo perché il lunedì dell'Angelo si festeggia essenzialmente per un errore. Perché nel vangelo c'è scritto che "Il giorno dopo la Pasqua" le donne videro Gesù, peccato che la Pasqua degli ebrei era il sabato, non la domenica. Questi sono sempre quelli di Nicea, così imparano a fare le leggi religiose dopo l'amaro Averna.

Vi posso dire invece che l'idea di festeggiare fuori porta è sempre suggerita dal vangelo, visto che Gesù il giorno dopo essere risorto apparve a due discepoli che stavano andando verso un'altra città e fece il cammino con loro. Caro Gesù, ti capisco.

Visto che il pic-nic di mio padre prevedeva anche un'altra cosa. Una scarpinata orva. Perché chissà per quale motivo c'erano sempre 87.000 scale per raggiungere la tale cattedrale, il tale mausoleo o il tale obelisco ciolliforme. Roba che poi tu passavi grondando sudore come Pumba quando è inseguito dalle iene e dovevi fare i saltini nei ruscelli sulle birre messe a rinfresco come la versione poverissima di Kim Possible mentre i proprietari delle suddette birre ti guardano con la pietà negli occhi della serie "guarda questo, così giovane, già va in gita con le comunità"...

Poi arrivavi e non c'era Emmaus, di solito c'era solo una camera di intonaco scrostato con scritto da un lato "Ecce Christi". Che la bestemmia ti saliva e tu evitavi, la trattenevi come i rutti quando sei alla Posta solo perché dopo la scarpinata, mentre l'acido lattico ti saliva al cervello mandandolo in pappa, Gesù lo vedevi proprio, ammantato di luce e in tecnicolor, e l'ultimo tuo pensiero prima di precipitare nell'oblio dell'ipossia era che lui risorgeva e tu morivi, così finivate uno a uno.

Finalmente, dopo tanto tribolare: buona Pasqua a tutti, belli!


Pippa Mentale

Fonte: https://lapippamentale.wordpress.com/, 4 aprile 2015.