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Polvere di cantoria: libera me Domine

  • Immagine del redattore: Letteratura Capracottese
    Letteratura Capracottese
  • 29 ago
  • Tempo di lettura: 3 min

Cristo morto
Il Cristo morto nella Chiesa Madre di Capracotta.

...quia pulvis es...


La comparsa della "Messa da requiem" risale al II secolo d.C., seppur diversificata in base alle esigenze regionali e modificata da vari editti codificanti come nel rito gallico, il rito celtico, quello ambrosiano ed aquileiese, senza trascurare anche la Chiesa d'Oriente. La richiesta di un messale, attribuito a san Gregorio, fatta da Carlo Magno a papa Adriano, diede inizio ad un processo di unificazione del rito che ebbe compimento nelle sedute del Concilio di Trento (1563). Tuttavia, la prima testimonianza certa di un rito funebre risale al X secolo. Ottone da Cluny, abate benedettino, stabilì che la messa per onorare tutti i defunti dovesse esser celebrata il 2 novembre.

Il gregoriano fu la prima base monodica su cui si svilupparono le sequenze cantate. Curiosamente, per molti secoli, la polifonia fu tenuta lontana dalla funzione riservata ai morti: un rito così severo e solenne non era ritenuto adatto ad essere celebrato con un insieme di voci reputate più consone per i momenti di gioia o festivi.

La prima messa polifonica a noi giunta risale al XV secolo ad opera di Johannes Ockeghem, anche se si hanno testimonianze indirette della esistenza di tali composizioni in un periodo precedente, come il testamento di Guillame Dufay (1474) che disponeva, per le proprie esequie, l'esecuzione della messa polifonica da lui composta, oggi andata perduta.

Le parti cantate vennero così stabilite:

  • Kyrie

  • Gradale (requiem æternam)

  • Tratto (absolve me Domine)

  • Sequenza (dies iræ)

  • Offertorio (Domine Jesu Christe)

  • Sanctus

  • Agnus Dei

  • Communio (lux æterna)

  • Responsorio (libera me Domine)

Molti autori si dedicarono alla composizione di messe da requiem, tra cui Mozart e Verdi, anche se tali opere vanno considerate come musica sacra, ma non strettamente liturgica.

Il "Libera me Domine", come "Pie Jesu" e "In Paradisum", venivano considerati esterni alla messa vera e propria e spesso eseguiti all'atto della sepoltura.

In particolare, il "Libera me Domine" non fa più parte del canone ufficiale della Chiesa cattolica, ma non ne è stato strettamente rimosso e può essere eseguito ad libitum come parte tradizione musicale della Chiesa Apostolica Romana. Come abbiamo visto, è il responsorio recitato accanto al feretro o all'atto della sepoltura. Il testo è la invocazione a Dio nella sua pietà al momento del giudizio universale. Il coro o i recitanti si sostituiscono al defunto per elevare una drammatica e terrorizzata preghiera.

La versione capracottese, parte finale della Missa pro defunctis, è caduta purtroppo in disuso. Si diparte da una tonalità in sol minore con brevissime discese in fa maggiore usato come "tonalità parallela". L'andamento melodico è a scatti, come singhiozzi intrisi di paura, alternando parti cantate a fraseggi in recitativo. Siamo davanti ad un impressionante tentativo di musica figurativa come si evince nel dum veneris cantato con una melodia discendente e severa tesa a visualizzare simbolicamente la discesa del Giudice Supremo nel terrore dei malvagi. Dura sarà la sentenza e fortemente amaro sarà quel terribile giorno della punizione durissima: la morte eterna, il Nulla.

Assente nel testo ufficiale, il Kyrie conclusivo richiama l'invocazione alla pietà già elevata nel canto introduttivo della funzione. Ma l'accordo di chiusura è in cadenza "piccarda", cioè un rassicurante accordo di sol maggiore come a far intravedere la Speranza, l'arrivo della Misericordia di Dio, non solo giudice implacabile, ma anche Padre.

La registrazione è stata effettuata l'8 agosto 2025 sul nostro "Principalone" ed è dedicata a tutti i musici che hanno fatto parte della storia della cappella musicale della Chiesa Madre e che ci hanno preceduto nel cammino.

Diventeremo cenere:

  • Le più carine, cipria

  • I più puliti, talco

  • I più utili, farina

  • I più buoni, parmigiano grattugiato

  • I più stupidi, segatura

  • I più superficiali, zucchero a velo

  • I più rilassati, sabbia

  • I più agitati, cocaina

  • I più colti, polvere del tempo...


...ed io, polvere di cantoria!


Francesco Di Nardo

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