• Letteratura Capracottese

Sant'Antonio e il prodigio del fosso


La statua di S. Antonio di Padova nell'omonima chiesa (foto: A. Mendozzi).

Il settimanale romano de "Il Divin Salvatore" è stato pubblicato dal 1871 al 1894. Era diretto da Paolo Mencacci, validissimo storico italiano che nel XIX secolo ha scritto quattro volumi di "Memorie documentate per la storia della rivoluzione italiana", oltre a una monografia su san Gregorio e ai bellissimi cenni storici de "L'Italia senza il papa". Ebbene, proprio Mencacci, nella personale retrospettiva su Antonio di Padova (1195-1231), santo francescano tra i più venerati del cattolicesimo, riprese una missiva del nostro Gaetano Conti, canonico primicerio del capitolo francescano di Capracotta, datata 27 giugno 1887 e inviata al periodico romano.

Dalla breve lettera del Conti è possibile desumere alcune informazioni di matrice storico-religiosa altrimenti difficili da reperire. Innanzitutto si teneva annualmente a Capracotta la cosiddetta Tredicina, ovvero i tredici giorni di preparazione alla festa di S. Antonio, che cadeva il 13 giugno, «in maniera, che in qualunque giorno dovesse ricadere, viene sempre riguardato siccome festivo». Questo rito, assieme all'esposizione del santo, si teneva di sera «nell'ora tarda, per dar comodo a tutti di potervi intervenire». Il cappellano della Chiesa di S. Antonio era a quel tempo Giandomenico Vizzoca il quale, nel giorno della memoria liturgica, raccontò al popolo assiepato «il fatto miracoloso avvenuto in Padova la sera del 20 scorso mese di Maggio; e il popolo di Capracotta ivi raccolto ne rimase profondamente intenerito». Dalle ricerche effettuate, non mi è stato possibile capire di quale miracolo si trattasse, non avendo rinvenuto alcuna testimonianza storica a riguardo.

D'altronde, frate Gaetano Conti ci tiene a precisare un fatto prodigioso avvenuto in quei giorni a Capracotta nelle adiacenze della Chiesa di S. Antonio. Nella primavera del 1887 si stavano infatti effettuando dei lavori di costruzione di un palazzotto «non molto lungi da quella chiesa» il cui proprietario, «per non mandare ad attingere l'acqua, di che la fabbrica ha bisogno, dalla fontana che resta un chilometro distante», aveva deciso di scavare sul cantiere un fosso di 2 mq. di superficie e di 1,5 m. in profondità, con la speranza che le piogge lo riempissero il prima possibile per far continuare i lavori di edificazione. Ebbene, la pioggia «non si fece molto attendere, ed il fosso ne rimase perfettamente riempito». Miracolo o divinazione popolare?


Francesco Mendozzi

Bibliografia di riferimento:

  • L. Campanelli, Il territorio di Capracotta. Note, memorie, spigolature, Tip. Antoniana, Ferentino 1931;

  • P. Mencacci, S. Antonio di Padova, in «Il Divin Salvatore», XXVI:73, Salviucci, Roma, 11 giugno 1890;

  • F. Mendozzi, Guida alla letteratura capracottese, vol. I, Youcanprint, Tricase 2016.

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