• Letteratura Capracottese

La Chiesa di Sant'Antonio a Capracotta


La Chiesa di S. Antonio di Padova (foto: A. Mendozzi).

Nell'apprezzo feudale di Capracotta dell'aprile 1671, dopo le chiese di S. Maria Assunta, di S. Maria delle Grazie, di S. Giovanni Battista, di S. Antonio di Vienna e prima di quella di S. Maria di Loreto, viene menzionata «un'altra Chiesa, [che] stà sotto il titulo di S. Antonio di Padua alla fine della Terra verso Mezzogiorno, grancia della Chiesa Madre, che viene officiata dal medesimo Clero». Probabilmente è questa la prima volta in cui la bella e discreta chiesetta che sta al termine dell'omonimo corso viene menzionata in un documento pubblico.

La sua fondazione va infatti collegata con l'emergere, nel XVII secolo, della nuova borghesia armentizia, allorché le ricche famiglie capracottesi, non più figlie dell'aristocrazia o del clero, cominciano a generare grossi profitti grazie all'allevamento degli ovini. L'ingigantirsi delle fortune corrisponde al loro trasferimento al di fuori del Ristretto della Terra - il borgo più antico e povero di Capracotta - tant'è che la maggior parte dei nuovi ed ariosi palazzi in pietra bianca «del Monte di Capracotta» vengono edificati al di fuori della Terra Vecchia, sul crinale dei Ritagli, rispettando la direttrice ovest-est che, dalla Chiesa di S. Antonio, mena alla Chiesa di S. Giovanni.

Realizzata con unica navata e copertura a doppio spiovente, la Chiesa di S. Antonio custodisce immagini sacre che richiamano antichissimi culti ma di cui Luigi Campanelli non ne stimava, forse a torto, la qualità artistica. Il titolare del tempio è ovviamente il giovane portoghese Fernando Martins de Bulhões (1195-1231), conosciuto come Antonio di Padova, un santo francescano secondo, in termini di diffusione devozionale, soltanto al fondatore Francesco d'Assisi, che pure ha un suo altare in questa chiesetta: del francescanesimo capracottese ne ho parlato in dettaglio nell'articolo sull'ex ospizio di San Rocco (qui).

Sulla nicchia di sant'Antonio troneggia la scritta "ÆGRI SURGUNT SANI", che significa letteralmente "ecco gli ammalati ergersi sani" e che fa parte del suo responsorio, un'antica preghiera popolare utilizzata per ritrovare ciò che si è perso.

Le altre statue sono di san Nicola di Bari «che distribuisce benedizioni con tre dita» e di santa Lucia di Siracusa, che «guasta la vista, al contrario di quella ch'è in Cielo», due personaggi il cui culto è tra i più antichi, poiché risalente all'anno Mille. Quello per il vescovo Nicola, portato a Capracotta direttamente dalle Puglie, ha dato vita ad almeno due chiese (oggi scomparse): una sulla vetta di Monte San Nicola e una tra Vallesorda e Colle Parchesciana. Il culto per la martire Lucia diede invece vita a una cappella nella foresta di Monte Capraro, sul versante di S. Pietro Avellana.

Vi è poi un quinto altare, dedicato alla Madonna del Rosario, e quattro icone sacre che raffigurano santa Rita, san Giuseppe, san Sebastiano e la Pietà.


Gli altari della Chiesa di S. Antonio di Padova.

Quella di Sant'Antonio di Padova sembra essere una chiesa contenitore, nella quale sono confluiti tutti i culti del popolo capracottese che non avevano trovato spazio nella nuova Collegiata del 1723, perché diminuiti d'intensità (come quello domenicano), letteralmente emigrati (come quello francescano) oppure spariti per sempre nel nulla (come quello per san Nicola).


Francesco Mendozzi

Bibliografia di riferimento:

  • L. Campanelli, Il territorio di Capracotta. Note, memorie, spigolature, Tip. Antoniana, Ferentino 1931;

  • F. Mendozzi, Guida alla letteratura capracottese, vol. I, Youcanprint, Tricase 2016;

  • E. Novi Chavarria e V. Cocozza, Comunità e territorio. Per una storia del Molise moderno attraverso gli apprezzi feudali (1593-1744), Palladino, Campobasso 2015;

  • Per Emanuele Gianturco: Capracotta, ottobre 1912, Colotti, Isernia 1912.