• Letteratura Capracottese

Il santuario che unisce d'Annunzio a Capracotta



Ci sono libri che hanno per l'anima e la salute un valore opposto a seconda che se ne servano un'anima bassa, una forza vitale inferiore o invece una più alta e possente: nel primo caso sono libri pericolosi, che frantumano e dissolvono, nell'altro gridi di araldi, che chiamano i più valorosi al loro valore.

Il Santuario della Madonna dei Miracoli di Casalbordino (CH) nasce nel XVI secolo, allorquando l'anziano contadino Alessandro Muzio di Pollutri, nella tarda mattinata del 12 giugno 1576, vuol constatare i danni che la grandinata del giorno prima ha arrecato al suo campo di grano sito nella Piana del Lago, in agro di Casalbordino. Prima di giungere al campo sente la campana che annuncia la Messa e si inginocchia a pregare; in quel momento Alessandro viene avvolto da una luce celestiale e gli appare la Madonna. Ella lo rassicura circa la sorte del suo campo (effettivamente rimasto intatto nella generale distruzione) e gli chiede di andare dal parroco, affinché richiami i fedeli ad osservare il riposo domenicale. La grandinata rappresentava dunque un castigo divino per l'inosservanza del terzo comandamento.

Dopo un'accurata indagine, le autorità ecclesiastiche fecero erigere in quel luogo una cappelletta ma la sua fama si diffuse velocemente in ogni dove, interessando i paesi del Molise e dell'alta Val di Sangro, e arrivando fin nelle Marche, nelle Puglie e persino in Campania. I prodigi attribuiti all'intercessione della Vergine Maria lì venerata furono talmente tanti che spontaneamente, già nel primo '600, il santuario fu detto della "Madonna dei Miracoli".

Nell'oceanica massa di pellegrini che ha sempre affollato quel luogo spiccano ancor oggi i capracottesi, legati alla Madonna dei Miracoli da un'antica leggenda. Si narra che l'immagine di Maria, pronta per il pellegrinaggio, attendesse sul sagrato senza che nessuno si offrisse di portarla in processione, date le pessime condizioni meteorologiche. Il parroco interpellò quattro donne di Capracotta - che erano lì per la festa - che si dissero onorate di portarla a spalla. Terminata la processione, la lasciarono nuovamente sul sagrato. Da allora quella tradizione si è consolidata, tanto che nello statuto della festa dell'11 giugno è scritto che solo i capracottesi e le donne possono avvalersi di tale privilegio «e da allora gli uomini hanno perso il diritto di portarla, a favore delle loro signore, fiere e gelose di questo diritto, conquistato "sul campo"».

Grazie a quel pellegrinaggio Casalbordino è diventato uno dei luoghi caratteristici della cultura popolare abruzzese, tanto che il 9 giugno 1893, mescolati alle migliaia di fedeli, vi giunsero il pittore Francesco Paolo Michetti (1851-1929) e l'esteta Gabriele d'Annunzio (1863-1938), armati il primo di macchina fotografica e l'altro della capacità di (rac)cogliere le evocazioni tipiche della gente d'Abruzzo. Francesco Caponi sostiene che la «drammaticità fatalistica che anima le pitture del Michetti e le novelle popolari del d'Annunzio non corrispondono esattamente a quello che i fedeli esprimevano, ma è certo che a Casalbordino confluiva tutta l'umanità dolente della vasta zona». Infatti esiste tuttora una via degli Storpi, così chiamata per i tanti mendicanti deformi che si ponevano lungo la strada per chieder l'elemosina.

Dopo quel viaggio Gabriele d'Annunzio terminò il suo "Trionfo della Morte", un romanzo tutto ambientato in Abruzzo, tra Guardiagrele, S. Vito Chietino e Casalbordino. E nel libro quarto vi è la scena in cui il protagonista Giorgio Aurispa si reca in pellegrinaggio al Santuario della Madonna dei Miracoli per allontanare da sé la tentazione del suicidio. Lo spettacolo a cui assiste è invero raccapricciante. Al posto di una deflagrazione di carità cristiana Giorgio si trova di fronte alla degradante e macabra orgia della sottomissione religiosa: malati che si umiliano per chiedere una grazia e disgraziati che approfittano della propria deformità per impietosire i passanti. Questo fanatismo cristiano, dettato dalla superstizione e non dal misticismo, segna nell'animo di Giorgio una netta rottura con la sua terra d'origine e con la religione, inducendolo a ripiombare nel desiderio di morte.


Storpi fotografati dal Michetti nel 1893 a Casalbordino.

Grazie al taccuino inedito del "Trionfo della Morte" - conservato presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma - posso affermare che nella scena casalese vi sono personaggi tipici di Capracotta e dell'Alto Molise, che d'Annunzio toccò con mano. Dall'undicesima alla tredicesima nota il Vate abbozzò testualmente:

Banchi pieni di tamburelli, di fiori di carta e di lustrini. Nocciuole infilzate come rosarii. Bricchi di carrube - tinozze di lupini - limoni - aranci - castagne - lunghe file di rosarii di tutti i colori - di tutte le materie.
Vasto Gelardi - sotto Capracotta - che porta sul busto un ricamo brillante come una squama di pesce.
Una donna alta, grifagna - con il manto rosso girato intorno alla vita - porta un gran crocifisso nero nel pugno - gesti violenti.

Quell'umanità schifosa che, invece di abbandonarsi alla volontà di potenza e al disfacimento del concetto di io, si rimette a un dio che c'è ma che non esiste, è per d'Annunzio la prova di un Occidente decaduto, agonizzante, sconfitto dalla morale cristiana della povertà, dell'umiliazione e dell'impotenza, ma che in realtà nasconde, nel riflesso di Dio, l'ingigantirsi dell'io.

Tuttavia anche per quei pellegrini nauseanti, per quelle «donne del Trigno [che] camminano stracche, curve, con le gambe aperte», giungerà la morte. Come un verdetto, come una liberazione, come un trionfo.


Francesco Mendozzi

Bibliografia di riferimento:

  • F. Caponi, Il santuario che unisce Abruzzesi e Molisani, in «Madre di Dio», 5, Casalbordino, maggio 1999;

  • A. D'Andrea, La pecora che miagola perde il boccone. L'immensa eredità di Lucia di Milione: strega, amazzone e sacerdotessa di Capracotta, Youcanprint, Lecce 2019;

  • G. d'Annunzio, Trionfo della Morte, Treves, Milano 1894;

  • M. T. Imbriani, Gabriele d'Annunzio. Un taccuino inedito del "Trionfo della Morte", in «Sinestesie», VI-VII:4, Avellino 2008-2009;

  • F. Mendozzi, Guida alla letteratura capracottese, vol. II, Youcanprint, Tricase 2017;

  • F. Nietzsche, Al di là del bene e del male, trad. it. di F. Masini, Adelphi, Milano 1977.

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