• Letteratura Capracottese

La strada d'erba (V)



Ma nell'attesa giunse la novella:

– Il pecoraio aveva saldo il cuore,

ma non la gamba, ché a Montereale,

palpando i muli a prova nella fiera,

gli fu sferrato un calcio nel ginocchio.

E con la gamba rotta al santuario

d'isola fu portato, perché grazia

il bel san Gabriele gli facesse. –

A quell'annunzio piansero le donne

nell'amoroso cuore già presaghe;

e allor la madre: – Ebbene alla Montagna

dell'Angelo n'andrò pregando in voto,

doman col vetturale, e con due pegni

invocherò che presto o la sua gamba

possa sanare o almeno il cuore tuo.


Discesero gli armenti nell'ottobre

verso gli antichi pascoli, nel loro

secolare cammino che una legge

sovrana impone, come impone agli astri

il lor corso immutabile. Ma al vecchio

ovile non tornarono le torme,

e nell'assenza del lor capo altrove,

sotto altra guida, posero lo stazzo.

E seguendo il tratturo, per la terra

dondolarono i loro campanacci

le belle e fulve pecore lanute;

e poiché fu richiesto del padrone,

un buttero rispose: – Per quest'anno

in casa si rimane, nell'Abruzzo,

a tòrvi moglie. – E più s'accrebbe il pianto.


Un vespro di novembre sulla porta

apparvero due rozzi montanari.

– Gesù e Maria – togliendosi il cappello

dissero. – È questo il forno di Battista,

il padre d'Anna? Siamo di Camarda

d'Abruzzo, qui venuti per sonare

la novena alla bella Immacolata;

se va bene, torniamo per Natale.

Or voi che avete fuori il Crocefisso,

fateci fare qui la prima posta. –

Come il padrone ad onorarli trasse

il biondo vino, in belle due caraffe,

aggiunsero: – E notizie vi rechiamo

d'Antonio, il pecoraio: buone nuove,

ché l'acqua preziosa della fonte

or quasi l'ha guarito nella gamba,

e conta di calare qui a Natale,

a far lo sposalizio. Ed ora in pegno

che noi di Dio la verità diciamo,

per la sposa accettate questo scrigno.


Meraviglie ne trasse in sulle prime

l'uomo, e confuso e tocco un po' nel cuore

a sé chiamò le donne. E nella casa,

triste per più che una stagione, un rivo

di luce sparse il suo zampillo d'oro.

E, all'edicola accanto, i fiori e i ceri

furono appesi avanti al Crocefisso;

e così poi di strada in strada, ovunque

fosse in paese imagine dipinta;

e a sera tutto il cuore della gente

al suon delle zampogne pastorali

si raccolse. E rapito egli ascoltava,

ché da molti e molti anni non udiva

la melodia dei rustici strumenti

schiudersi in dolce flutto fra le lampe.


Era quello un miracolo d'amore?

Tutta la vasta casa n'era gonfia,

come ben traspariva dai lucenti

occhi delle sue donne. E come il giorno

della vigilia presero commiato,

Anna, la sposa, loro disse: – O gente

mia d'Abruzzo, alle vostre buone mogli

ritornate, e la Vergine vi trovi

con esse, ché domani è la sua festa,

grande per ogni cuor devoto. Questo

è lo scrigno di legno, intarsiato

nell'ore dell'inerzia più penosa;

ed ecco a lui ritorna, perché dentro

vi trovi un altro segno della fede.

E alla nuova novena v'aspettiamo.


Era solo il padrone dentro il forno,

ché nella notte il giovine alla chiesa

s'era già mosso con le donne; solo,

solo davanti la sua fiamma rossa.

Ma come il primo tocco udì nell'aria,

una finestra aperse, e l'onda grave

e lenta, sotto il mar degli astri, tutto

l'avvolse. E pianse allora e, sui ginocchi

ripiegando, pregò: – Questa campana

ormai annunzia, o Signore, la tua nuova

venuta fra le genti; e già al presepe

fa la prima stazione il sacerdote

cristiano nel santo sacrifizio

della messa. Indi al suon di cornamusa,

belante a Te s'accosta nell'aurora

l'agnello che più caro avesti al mondo,

simbolo d'innocenza e obbedienza.

E come hanno le stelle le vie azzurre

negli abissi del cielo, or fa', Signore,

che seguendo l'antica strada d'erba,

dal monte alla pianura, trovi il gregge

il pascolo fiorito alla sua fame,

e pur vita il pastore, come sempre

di tutti i tempi fu, su questa terra

gran dispensiera agli uomini di pane!


Umberto Fraccacreta

Fonte: U. Fraccacreta, Nuovi poemetti, Cappelli, Bologna 1934.