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Il territorio di Capracotta: periodo della dinastia di Castiglia



Vice-reggenza spagnuola e nuove usurpazioni feudali nel territorio

Quell'Andrea d'Ebulo juniore, che ricevé la conferma d'investitura dei feudi di Capracotta, Castropignano, Civitanova nel 1483 da Ferrante I, come poco innanzi è detto, ne ottenne una seconda da Ferdinando di Castiglia (il Cattolico) nel 1507: «prout ipse tenebat et tenere asseruit vigore privilegiorum suorum»: così nel Repertorio ai Quinternioni. A questo Andrea, detto anche Ebulo Magno o Andreone per la sua corpulenza, successe il figlio Gianvincenzo che a sua volta ebbe novella conferma d'investitura dal Viceré Filiberto d'Orange: «di tutte le Castella predette et oltre di quelli dell'infrascritti altri comprati da esso Andrea mediante regio assenso, del Casale de Valle, Monte Millulo, Cucuzzola, cum thaberna, del Casale denominato li Pizzi e del Casale nominato l'Hospitaletto cum Vicennis planis et Lacu dicto la Salzara, cum territoriis cultis et incultis, montibus et aquis».

Da Gianvincenzo vennero tre figli: un altro Andrea, Cesare ed Antonio. Ma questi ignobili baronali rampolli, nonostante la «potestas erigendi furcas» assassinarono due uomini; e la uccisione dovette avvenire tanto vigliaccamente ed ingiustamente che ne vennero puniti, fra l'altro, con la fuorgiudicazione, vale a dire con la perdita perpetua di tutti i diritti e privilegi feudali: «In la quale Fuorgiudicatione (trovasi registrato nel Repertorio) li predetti d'Ebulo incorsero per causa dell'omicidio patrato e commesso da essi in persona di Fabrizio e Camillo Rocco fratelli». Tutto ciò intorno al 1471-1473.

Già prima però, nel 1453, Gianvincenzo e la moglie Aurelia Carafa avevano affibiata in moglie al primogenito Andrea, Isabella Crispano; ed in occasione del matrimonio gli avevano assegnati diversi Feudi; onde quando nel 1568 morì Gianvincenzo e cioè prima del delitto, l'Andrea si trovò iscritto nella Cedula delle Adohe pei feudi sottoindicati coi relativi oneri annui espressi in ducati: «Civitanova 12-1- 15; Castelciprano 11-3-8; Speronasino 3-2-12; Roccaspromonte 2-14-12; Castropignano 12-5-1; Capracotta 10-2-5; Macchia Spineta 3-12-16; Pescolanciano 4-5-12; Valle di Montemiglio et Spitaletto 29-0-0, ricevuti in assegno. Ed inoltre Covatte Castri; Castellucciæ prope Spelunchæ Castri; Cannavinæ et Cannavinellæ feudum; Casalis Cipriani Castrum; Capracottæ Castrum, Castripignani Castrum, ricevuti in eredità».

Or dunque qui per la prima volta si incontrano i nomi di Cannavina e di Cannavinelle feudo, che mai prima trovasi menzionato al pari di Capracottæ Castrum, che nessuno aveva mai dominato, di cui nessuno aveva ricevuto investitura. Ciò rivela che Andreone se n'era arbitrariamente appropriato, convertendoli da Demaniali in Feudali!

Avvenne inoltre che, per effetto della pena di fuorgiudicazione inflitta ai figli di Gianvincenzo, alla morte di costui nel 1568, i feudi suoi dovevano essere reintegrati alla R. Corte: invece fu volta istanza a questa perché quei feudi fossero devoluti alla figliuola primogenita del fuorgiudicato Andrea, a nome Aurelia, e la Corte assentì (oramai le deroghe, non avevano più limite), previo pagamento del Relevio (tassa di trasferimento) nel 1564. E così, quando Aurelia d'Ebulo nel 1582 andò sposa al cugino Giambattista d'Ebulo figlio dell'altro fuorgiudicato Antonio, essa gli arrecò in dote i beni feudali aviti oltre a molti allodiali o burgensatici; e parecchio danaro superato sulla vendita di Montemiglio a Nicola Fiorini; di Covatta a tal scacciato; di Pomigliano d'Arco, fatte dal padre per liberarsi forse dalla prigione.

Nell'elenco delle Terre e Castella al suo nome nel Registro delle Adohe si trova: «Capracotta con li feudi di Monteforte, l'Hospitaletto il Montesarcino (cioè la distesa di terre dietro le alture di Vallesorda fra Monteforte e l'Ospedaletto), la Macchia Spineta, con le Cannavine e Cannavinelle» in mezzo a tanti altri.

Aurelia morì nel 1603: nel testamento, rogato in Civitanova, ove dimorava, istituì erede nei beni burgensatici o privati, il marito Giambattista, con fidecommesso a favore del cognato Carlo, fratello di Giambattista, o figliuoli del detto Carlo; e dei beni feudali dispose andassero a chi per legge spettassero.

Or da questo punto d'apertura di successione comincia ad incontrarsi una discreta sequela di imbrogli relativamente ai feudi di Capracotta.

Perché Aurelia d'Ebulo aveva avuto cinque sorelle, cioè;

  1. Giovanna, maritata ad Alfonso Caracciolo di Feroleto;

  2. Beatrice a Muzio Spinelli;

  3. Luisa a Giangiacomo Gesualdo;

  4. Laura a Fabrizio Cantelmo;

  5. Faustina a Pietro delli Monti di Acaja.

A sua morte si fecero innanzi il Caracciolo, il Delli Monti, il Cantelmo a reclamare l'intestazione dei feudi in rappresentanza delle rispettive mogli. Forse le altre sorelle Luisa e Beatrice erano morte. Contestazioni nacquero fra loro e Giambattista, e fra tutti ed il fisco per la ripartizione dei beni in feudalibus.

Ma in conclusione nel 1605 si concordarono Marino Caracciolo di S. Buono, quale procuratore di Isabella Caracciolo figlia di Giovanna defunta e Giambattista d'Ebulo. Con atto pet Notar Verlezzi stipularono li 14 Febbrajo che al d'Ebulo restassero Castropignano e Civitanova e Capracotta alla Isabella e Marino Caracciolo.

Nel 1606 nuova ripartizione, per la quale l'Ospedaletto, con Valle di Montemilio, furon dati pure alla Caracciolo; Macchia, Monteforte, Macchioli e Guastra a Laura Moglie di Fabrizio Cantelmo Signore di Popoli; Capracotta con Cannavina e Cannavinello a Faustina con Pietro delli Monti, Marchese d'Acaja, discendente d'un fratello di Carlo d'Angiò. Nel 1619 poi Isabella figlia di Alfonso e di Giovanna restata forse vedova di Marino Caracciolo, cedette ogni sua ragione su quanto le era spettato su Capracotta, cioè l'Ospedaletto, alla sorella Laura e Fabrizio Cantelmo. Si avverta che questa cessione fu consentita del Viceré Conte di Lemos, con la clausola che andasse estinto il titolo di Conte di Capracotta, il quale sarebbe spettato ai discendenti di Alfonso Caracciolo e Giovanna d'Ebulo; e, mancando questi, ai discendenti di Marino e Isabella, per diritti di primogenitura.

A Laura morta nel 1620, succedé il primogenito Francesco Cantelmo, al quale fu intestata la Terra di Capracotta per l'adoha di ducati 10-3-15 come leggesi nella "Nova situazione dei pagamenti fiscali ed adohi" compilato da Pietro Antonio d'Aragona nel 1652 per la Camera della Sommaria. La successione del Cantelmo fu raccolta da sua zia Faustina delli Monti.

Nel 1670, morta pure Faustina e suo marito delli Monti, senza prole, la rispettiva quota in feudalibas sul territorio di Capracotta e che era la maggiore, fu rincamerata dal Fisco ovvero Regia Corte.

Da questa ricomprò la intera massa dei feudi di Capracotta, meno l'Ospedaletto, Andrea Capece Piscicelli nel 1671 per Ducati 53.350 (£ 226.737) sulla valutazione fattane dal regio perito Donato Antonio Cataro, in data 15 Aprile 1671, con l'assistenza dell'avvocato fiscale Antonio Fiorillo. L'Andrea Piscicelli ottenne anche il titolo di Duca di Capracotta con privilegio emesso da Re Carlo l'Ottobre 1674. Ebbe in moglie Giovanna Carafa dei Duchi di Montenero, e da costei ebbe unico figlio Giuseppe. Il suo palazzo in Napoli a Monte di Dio all'angolo del Vico Calascione, porta tuttora il nome di palazzo Capracotta. Egli morl il 30 Novembre 1681, e la tutela del minorenne Giuseppe fu assunta da suo fratello Giacomo. Ma il giovinetto Giuseppe morì nel 1693. Il tutore Giacomo, con atto per Not. de Conciliis del 26 ottobre 169l comprò anche l'Ospedaletto, posseduto come s'è detto da Antonio Caracciolo. Poco appresso il Caracciolo volle ricomprare la intera massa dei feudi. Ma la Regia Corte ritenne nulla questa rivendita e li reintegrò nuovamente a sè stessa. Giacomo peraltro, accampando diritti di successione sulla eredità del nipote, si offerse a riacquistarli; ma con riduzione sul prezzo di stima. L'offerta fu accolta dal Viceré Benavides; la stima fu rifatta l'anno stesso 1694 dal regio perito De Ruggiero, assistito dall'avv. Guernieri e risultò di ducati 50.262,48 (£ 213.615,50). Ma Giacomo si trovò a corto di danari, e per versare la prima rata di due terzi della somma stabilita lo sovvenzionò lo stesso Caracciolo. La compra fu fatta nel 1696 al nome dell'altro Giuseppe Capece Piscicelli, figlio di esso Giacomo e di Francesca Filangieri, ed al quale Giuseppe fu conferito il titolo di Duca già prima concesso allo zio Andrea primo acquirente.

Questo secondo Giuseppe ebbe un fratello nomato pure Andrea, e questi più volte s'interpose nell'amministrazione dei beni in Capracotta.

Giuseppe prese in moglie nel 1726 Beatrice Sanfelice, dai cui ebbe un figlio nel quale rinnovò il nome di Giacomo: morì nel 1755.

Ritornando ora all'ultimo periodo della signoria dei d' Ebulo è opportuno annotare come, per la prima volta, in conferme di investiture agli stessi durante la Vicereggenza spagnola e propriamente nel 1568, si trova l'appellativo di Capracottæ Castrum separatamente da Capracottæ feudum, e tale innovazione all'apertura di successione di Gianvincenzo d'Ebulo. Questa nuova menzione lascia bene l'adito alla supposizione che la casa, o palazzetto, baronale, sorta immediatamente fuori l' antico ingresso dell' abitato, troppo esaltato con l'appellativo di Castrum (castello, rocca, forte), fosse fatta costruire da Gianvincenzo. Infatti in più d'una delle Memorie relative al 1667 e cioè prima della instaurazione dei Capece Piscicelli, trovasi accenno che i cittadini si raccoglievano in Pubblico parlamento per deliberare su importanti questioni appunto nel Fondaco del Palazzo Baronale. Col nome di fondaco veniva e vien designato generalmente nelle nostre Provincie uno stanzone a pianterreno adoperato per riporvi derrate.

Bisogna aggiungere però che anche l'Università aveva un locale proprio per le adunanze popolari; ma era angusto o lo divenne ancor più per l'aumento della popolazione. Di questo locale il 15 Settembre 1696 l'Università fece cessione alla Congregazione dei Morti appunto per la sua insufficienza.


Luigi Campanelli




 

Fonte: L. Campanelli, Il territorio di Capracotta. Note, memorie, spigolature, Tip. Antoniana, Ferentino 1931.

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