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Vanpolitan a Capracotta (I)



La tappa più alta affrontata finora da Ulisse: Capracotta, 1.420 m.s.l.m. Orgoglioso del mio Ulisse. Il nostro motto è "chi va piano, va sano e va lontano" ed Ulisse con i suoi 60 km/h in pianura e 20-40 km/h in salita ne sa qualcosa.

Sono le 8:30, sono sul corso principale di Capracotta e per strada non c'è ancora nessuno. Entro nel bar del Sci Club Capracotta e prendo un caffè. Chiacchiero con il barista e chiedo cosa posso vedere in giro. Mi raccomanda la chiesa madre di Santa Maria Assunta con il vicino belvedere ed il Museo di civiltà contadina e dei vecchi misteri presente all'interno del comune di Capracotta. Mi incammino per il viale che conduce alla Chiesa Madre. L'incantevole chiesa madre è rialzata rispetto alla strada e la sua facciata e la torre del campanile posso essere ammirate già in lontananza. Accanto alla chiesa madre è presente un magnifico belvedere dal quale è possibile ammirare l'intera vallata e le montagne abruzzesi. Visitata la chiesa, resto seduto su una panchina all'ombra ad ammirare lo stupefacente panorama. Riprendo a camminare e noto una targa sulla casa difronte alla chiesa. La leggo, c'è scritto che in quella casa viveva zia Carmela Venditti detta la Cendrélla che, un po' per la troppa neve nelle giornate invernali un pò per il peso degli anni, per poter assicurare il servizio da "campanara" pensò di legate il battaglio della campana maggiore ad una corda che tirava direttamente affacciandosi dalla finestra di casa. Resto lì incantato immaginando questa anziana signora che dal proprio balcone suona le campane. Mi rimetto in cammino ed arrivo al municipio per poter visitare il museo civico. Incontro un signore all'ingresso che mi dice che per poter visitare il museo devo rivolgermi a qualcuno del comune ai piani superiori. Salgo, giro per gli uffici e non trovo nessuno. Dopo un pò incontro una ragazza e le chiedo se fosse stato possibile visitare il museo. Mi dice di attendere ed inizia a girare ufficio per ufficio. Dopo un pò torna e mi dice che la persona che segue il museo non c'è per questioni personali ma che mi avrebbe accompagnato l'Assessore del Comune. Passa un pò di tempo ed arriva un signore che mi chiede se fossi io la persona che volesse visitare il museo. Gli rispondo di sì e scendiamo le scale che portano al museo. Mi chiede da dove venissi e la nostra conversazione termina lì. Dopo un pò si mette a telefono e per tutta la durata della visita parla ad alta voce gironzolandomi intorno. Sono infastidito. Sono infastidito non per il fatto che non mi abbia guidato nel museo ma per la scarsa sensibilità per quel posto. Per me un museo della civiltà contadina e dei vecchi misteri è un luogo sacro e un "cimitero vivo". Un cimitero dove attraverso gli oggetti e foto esposte si riporta in vita la memoria delle persone che hanno vissuto quella buia realtà. Sensibilità colta a pieno dal museo civico di Pescolanciano che all'ingresso ha riportato una piccola targa con scritto "HIC MORTUI VIVUNT, HIC MUTI LOQUUNTUR" (Qui i morti vivono, qui i muti parlano). Terminata la spiacevole visita, saluto e ringrazio l'Assessore che, ancora a telefono, mi saluta con un cenno della testa. Continuo a passeggiare su una delle due arterie del borgo fino ad arrivare alla chiesa di Sant'Antonio di Padova. Qui faccio una straordinaria conoscenza. Conosco tre ragazzi Fernando - 8 anni, Simone - 8 anni e Atos - 12 anni che mi fanno eccezionalmente da guide del posto. Mi spiegano di essere gli addetti alla campana della chiesa che suonano tre volte al giorno 08:00, 12:00 e 20:00. Mi mostrano prima la chiesa di Sant'Antonio, spiegando le varie statue presenti, poi mi dicono quali sono le altre chiese da vedere. Chiedo di loro e mi dicono che non sono di Capracotta, anche se orgogliosamente mi dicono che le loro famiglie lo sono da svariate generazioni, e che gli fa piacere ritornare nel borgo ogni estate per poter stare insieme. Continuano a spiegarmi altre curiosità del paese quando ad un punto Simone mi dice testualmente "Capracotta ha il Guinness World Record per l'altezza della neve di 400 cm" con un inglese impeccabile. Mi sono sentito un pò cime Checco Zalone nel film "Sole a catinelle" quando il figlio Nicolò dice che H.A.C.C.P. significa "Hazard Analysis Critical Control Point". Desidero ringraziarli per la deliziosa e strepitosa spiegazione e li invito a prendere un gelato in un bar lì vicino. Rifiutano dicendo che devono pranzare ma si legge chiaramente l'imbarazzo sui loro volti. Insisto ma nulla da fare. Li ringrazio e vado via pensando tra me e me che c'è ancora speranza per il Mondo.


Mi dirigo verso uno dei posti da loro consigliati: la villa comunale ed il sentiero della villa che conduce ad un panoramico belvedere. Visito la villa, molto curata e tenuta, e proseguo verso il sentiero fino a raggiungere il belvedere. Mi godo il panorama e scatto qualche foto. Ritorno alla chiesa di Sant'Antonio e da lì imbocco l'omonimo corso. Mentre cammino, nascosto dalle impalcature, noto un locale sbarrato da una serie di cavalli a dondolo ed un cartello sul quale è scritto "torno subito". Mi affaccio all'interno del locale è vedo tutte le pareti rivestiste da cartelloni informativi che descrivono le piante officinali. Da appassionato di piante e fiori, attendo che venga qualcuno ma non arriva nessuno. Passano due persone davanti al locale, li fermo e gli chiedo se sono del posto e se conoscono chi gestisce la mostra. Uno di loro prende il telefonino inizia a sfogliare la rubrica fino ad arrivare ad Antonio D'Andrea, che successivamente scopro soprannominato Furbetto - non perché lo sia ma perché per intercalare lo dice agli altri. Telefono ad Antonio e dopo pochi minuti è lì al locale. Ci presentiamo e mi spiega le iniziative promosse dalla casa delle erbe di Capracotta. La casa delle erbe, spiega Antonio, fa parte di un circuito che ricopre tutto il territorio molisano, e non solo, ed ha la finalità di promozione di attività di terapia o camminate conviviali nei boschi ed informare e divulgare l'uso delle erbe spontanee nella quotidianità oltre a sensibilizzare le persone nella riduzione e riuso dei materiali riciclabili secondo la filosofia ecologica delle 5 R: riduci, riusa, ricicla, raccogli e recupera. È ora di pranzo ed Antonio deve andare via ma prima di lasciarmi mi invita al laboratorio interdisciplinare di artigiano e arte del riuso che si terrà nel pomeriggio. Ci salutiamo e ne approfitto per fare una pausa. Subito dopo la pausa vado al maneggio San Giacomo, consigliata da Antonio, che purtroppo trovo chiuso data l'ora. Per mia fortuna l'ingresso è aperto ed entro ad ammirare i magnifici Mustang che si muovono liberamente nel recinto. Scatto qualche foto e continuo a camminare per raggiungere il Giardino della Flora Appeninica. Il giardino è nato nel 1963, da un'idea del naturalista Valerio Giacomini, come campo sperimentale per le piante officinali ed è l'orto botanico naturale fra i più alti di Italia, 1.525 m.s.l.m. All'interno del giardino vengono conservate e tutelate circa 500 specie vegetali della flora montana e all'altamontana dell'Appennino centro-meridionale. La visita inizia con un'interessante percorso guidato che conduce in diversi angoli tematici allestiti in modo da consentire ai meno esperti di conoscere le piante ed avere una straordinaria esperienza sensoriale. Terminata la visita, torno nel borgo per partecipare all'evento organizzato da Antonio. Arrivato alla casa delle erbe, trovo Antonio con due suoi amici, Nicole con il suo cagnolino Pippi e Francesco. Purtroppo, nonostante la pubblicità fatta da Antonio, non c'è partecipazione ed i ragazzi ne hanno approfittato per trascorrere un pomeriggio in compagnia. Ci presentiamo ed iniziamo a chiacchierare; mentre Francesco è impegnato ad eseguire la torsione e la filatura della lana. Antonio chiede a Nicole e Francesco di presentarsi. Poi arriva il mio turno. Sono affascinato dalla lavorazione di filatura e chiedo a Francesco di spiegarmi come avviene la produzione del filo di lana partendo dalla fase di tosatura della pecora. Con molta calma e precisione mi spiega passo per passo tutte le fasi. Al termine della spiegazione, mi cede la bobina per la filatura e mi mostra come continuare. Proseguo per un pò poi Francesco ripone la lana in una busta ed estrae il Bouzouki, strumento musicale greco a corde. Inizia a suonare ed è subito magia. Accarezza le corde intonando una melodia di un altro tempo. Antonio, Nicole ed io restiamo lì fermi incantati ad ascoltare. Sono molto incuriosito da Francesco che nel suo modo di parlare, muovere e vestire pare sia venuto da un'altra epoca. Francesco smette di suonare e ci offre un delizioso Infuso all'Ibisco. Sono le 19:30 circa, Nicole è stanca e desidera tornate a casa. Prima di salutarci, ci organizziamo con Francesco per una passeggiata l'indomani alle 8:00 a Prato Gentile. Nicole ci saluta e va via. Mentre Antonio inizia a sistemare per chiudere il locale, Francesco trova un cartello bianco che Antonio invita ad aprire. All'interno è riportato una divertente ed esilarante preghiera a Sànde Niénde (Santo Niente) che Francesco legge ad alta voce.


Chiuso il locale, saluto i ragazzi e mi incammino verso la chiesa di Sant'Antonio. Fuori la chiesa incontro Adele, una signora che mi ha contattato in mattinata su facebook per sapere se fossi a Capracotta, e mi dice che a breve i ragazzini, che avevo incontrato in mattinata, avrebbero suonato le campane delle 20:00. Non potevo assolutamente perdere questo momento. Attendo qualche minuto ed arrivano Fernando, Simone e Atos puntuali come un orologio svizzero e si prepararano. Iniziano il conto alla rovescia ed esattamente alle 20:00 suonano le campane. È stato per me un'esplosione di gioia ed allegria. Ascoltate le campane, continuo a camminare per raggiungere la chiesa della Madonna di Loreto dove è possibile ammirare il magnifico monumento all'emigrante. Il monumento si trova immerso in una tranquilla piazzetta con giardino e panchine. Decido di mangiare qualcosa lì prima di tornare da Ulisse per riposare.


Francesco Cositore


 

Fonte: https://www.facebook.com/, 6 luglio 2022.

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