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Vanpolitan a Capracotta (II)



Oggi la sveglia suona prima del solito. Sono le 6:00, mi alzo ed indosso abbigliamento da trekking per fare una passeggiata a Prato Gentile con Nicole e Francesco. L'appuntamento è alle 8:00 ma mi sveglio con netto anticipo per sistemare Ulisse e fare le cose con calma. Una volta sistemato tutto, vado al bar dello Sci Club Capracotta a prendere un caffè. Stamattina, a differenza di ieri, trovo la sig.ra Rosetta. Scambiamo amichevolmente due parole mentre prendo il caffè. Il rituale di prendere il caffè al bar la mattina nasce fondamentalmente perché: è un modo per chiacchierare ed avere un primo approccio con qualcuno del posto, è un'ottima alternativa al centro informazioni o proloco se assente o ancora chiuso, è un pretesto per andare in bagno ed è un modo per non sporcare il fornellino e la macchinetta del caffe che dovrei poi lavare per strada. Dopo un pò che chiacchieriamo, la sig.ra Rosetta mi mette a fuoco e mi confessa che la figlia le ha parlato di un ragazzo che con il suo furgoncino colorato sta girando il Molise. Sono le 7:30, vado fuori al forno Capracotta, dove ho appuntamento con Nicole e Francesco, e mi siedo ad una panchina lì vicino. Qualche minuto dopo arriva Nicole, con la sua meravigliosa cagnolina Pippi, e si siede anche lei in attesa che arrivi Francesco. Iniziamo a parlare e le chiedo come mai da Modena fosse arrivata a Capracotta. Nicole mi spiega che vive con il fidanzato al Castel del Giudice, paesino a qualche chilometro da Capracotta, e che si trova a Capracotta perché amica di Antonio. Quattro anni fa Nicole ed il fidanzato hanno avviato un'interessante iniziativa chiamata "scuola nel bosco". La scuola ha la finalità di far conoscere ai più piccoli la flora del bosco alto molisano e far scoprire i molteplici usi di queste piante nella quotidianità. E, così come la casa delle erbe a cui Nicole aderisce, la scuola si prefissa l'obiettivo sensibilizzare i bambini ad una filosofia di vita ecologica incentrata sulla riduzione degli sprechi ed il riutilizzo dei materiali. Mentre parlo con Nicole, arriva Francesco. Io e Nicole ci alziamo e tutti insieme andiamo all'auto di Nicole per raggiungere Prato Gentile. Parcheggiamo ed iniziamo la nostra camminata in uno dei percorsi ad anello utilizzati in inverno per lo sci di fondo. Il sentiero è costeggiato da meravigliosi alberi di faggio e tassi che fanno ombra lungo l'intero percorso. Nel sottobosco è possibile ammirare diverse specie di piante in fiore ed immense colonie di licheni in prossimità della base dei tronchi degli alberi. Nel bosco non si sente nulla ad eccezione del cinguettio degli uccelli ed il riverbero delle nostre voci. Mentre passeggiamo, i ragazzi mi spiegano che in quella parte del bosco è evidente che in passato i faggi siano stati tagliati per la significativa presenza di polloni. I polloni, mi spiegano, sono dei rami che si sviluppano ai piedi dell'albero a seguito del taglio del tronco. Proseguiamo la passeggiata e ci imbattiamo in un sentiero ricco di fragoline di bosco. Mai assaggiate prima. Ne mangio una, ha un sapore più amarognolo ma molto più deciso di quelle di coltura. Mentre camminiamo, sono incuriosito dal tatuaggio di Francesco che si intravede sotto la manica della camicia. Gli chiedo cosa fosse tatuato. Si alza la manica della camica e mi mostra per intero il tatuaggio. Mi spiega che si tratta di una illustrazione di santa Lucia tratta dalle "Cronache di Norimberga", uno dei più importanti libri stampati nel XV secolo. Continua e mi dice che è un grande appassionato e cultore di estetica medievale. A quel punto inizio a capire come mai avesse un modo di parlare, vestire e muovere di altri tempi. Guardando le piante e gli alberi del bosco noto che su alcune foglie di faggio ci sono dei bozzoli. Chiedo ai ragazzi cosa fossero e Nicole mi risponde che si chiama galla ed è la reazione dell'albero al morso di un insetto. Per analogia, continua Nicole, è come se fosse l'eruzione cutanea di una persona ad una puntara di zanzara. Terminato il sentiero, decidiamo di sederci su un letto di foglie secche all'interno della faggeta. Una volta seduti, Francesco apre la bisaccia ed offre il suo gustoso pane di farina bianca con olive nere e cumino e l'inebriante infuso di menta, rosa e cannella. Terminato lo snack, Francesco ci regala un meraviglioso momento di armonia e relax suonando per noi prima il bansuri, poi il tin whistle ed infine il salmoè. Terminata la performance, lo ringrazio per l'incantevole momento di magia e bellezza. Nicole inizia a sentire freddo e decidiamo di alzarci e passeggiare nella radura di Prato Gentile. Camminiamo ancora per un po' poi i ragazzi decidono di voler tornare a Capracotta. Entrati in auto, chiedo a Nicole di lasciarmi in prossimità della croce piegata perché desidero percorrere il sentiero che conduce in cima al Monte Campo. I ragazzi mi sconsigliano di incamminarmi per i sentieri visto che sono le 12:30 circa e fa molto caldo, oltre il rischio di trovare qualche vipera in giro. Insisto a lasciarmi lì e li tranquillizzo che non mi sarebbe successo nulla. Ci salutiamo ed inizio a percorrere il sentiero. All'inizio del percorso è stata collocata la precedente croce di Monte Campo che si è deformata a causa di una forte bufera di neve nel 1981. Continuando lungo il sentiero, mi imbatto in meravigliose opere d'arte a cielo aperto. Rocce scalfite con lo scappello dalle quali emergono dei capolavori. Resto incantato dal meraviglioso cervo e dalla croce che schiaccia la testa del serpente. Proseguo camminando verso la chiesetta di Santa Lucia. Dalla chiesetta, mi immetto sul sentiero che conduce al Monte Campo. La distanza chiesa di Santa Lucia-Monte Campo non è molta; mentre lo è invece il dislivello infatti si passa da 1.540 m.s.l.m. a 1.746 m.s.l.m. in meno di 40 min di percorso. Man mano che cammino ho la sensazione di essere in un ascensore, ad ogni pausa sembra di aver fatto un piano.

Fa caldo, molto caldo. Fortunatamente all'inizio del percorso è presente una fontanina e ne approfitto per riempire la borraccia e rinfrescarmi un po'.


Continuo a passeggiare è vengo avvolto dal suono stridente ed insistente delle cavallette. Arrivo in cima e godo di una vista unica. Da un lato è possibile chiaramente vedere Pescopennataro ed il piccolo eremo di San Luca; mentre dall'altro lato è possibile scorgere l'intera vallata e Capracotta dall'alto. Decido di fermarmi in cima per godermi il panorama e fare sosta pranzo. In un momento di leggerezza decido di togliere maglia, cappellino ed occhiali e questo mi costerà cara ma me ne rendo conto solo la sera quando inizio ad accusare tutto il sole preso. Resto in cima un paio d'ore, mi sistemo e prendo il sentiero per Capracotta. Arrivato a Capracotta, mi sento un pò fiacco e decido di prendere un caffè. Vado al bar dello Sci Club Capracotta e trovo di nuovo la sig.ra Rossetta. Mentre sorseggio il caffè, mi chiede come fosse andata la mattinata. Le rispondo e le chiedo alcune informazioni su Capracotta e sul Sci Club Capracotta. Mi racconta che Capracotta è una meta turistica tutto l'anno e soprattutto in estate quando il borgo si riempi di turisti e di persone locali che vivono in altre città. Visto il caldo, la sig.ra Rossetta mi inviata a rimanere sotto gli ombrelloni del bar per stare un pò al fresco. Accetto l'invito e ne approfitto per scrivere il diario del giorno precedente. Resto seduto lì per un bel po'. Completato il diario del giorno precedente, saluto la sig.ra Rosetta e torno da Ulisse per riprendere il viaggio verso Agnone. Sembra che il caffè abbia fatto effetto e mi riprendo un po'. Preso dall'efuria dello stupefacente panorama offerto dalla strada che conduce ad Agnone, inizio a cantare a squarciagola la canzone "Il mondo" di Jimmy Fontana:

Gira, il mondo gira Nello spazio senza fine Con gli amori appena nati Con gli amori già finiti Con la gioia e col dolore Della gente come me

Oh mondo Soltanto adesso io ti guardo Nel tuo silenzio io mi perdo E sono niente accanto a te

Il mondo Non si è fermato mai un momento La notte insegue sempre il giorno Ed il giorno verraaà... lalala... verraaà...

Terminato il momento romantico, decido di mettere l'allegro e folkloristico album "Na uascezz" dei meravigliosi e strabilianti Ragnatela Folk Band, gruppo scoperto durante i miei tre anni a Matera. Arrivo ad Agnone verso le 18:30 e decido di voler iniziare la mia visita l'indomani perché inizio ad accusare un pò di stanchezza. Visto che è presto, penso di fare un salto alla Pro Loco per procurarmi la mappa della città ed avere un'idea di tutti i punti d'interesse in modo da essere gia organizzato il giorno successivo. Inizio a percorrere il corso principale di Agnone, via Marconi, e vengo incuriosito da alcune comunicazioni che sento trasmesse "Si avvisano i cittadini...". Mi guardo intorno e noto che lungo gli edifici sono installate delle casse che permettono la filodiffusione. Semplicemente grandioso. Proseguo la passeggiata verso la Pro Loco e vengo attratto da un negozio che vende oggetti in rame. C'è un signore all'ingresso, il sig. Paride, e gli chiedo se posso dare un'occhiata e scattare qualche foto. In primo momento credo che l'esposizione avvenga in un unico locale e gironzolo al suo interno e scatto qualche foto. Dopo un po' il sig. Paride mi invita a visitare anche una seconda sala adiacente che non avevo notato. Entro e resto incantato dagli oggetti esposti. Non so dove iniziare a guardare. Sono perso in quello spettacolo. Ci sono bellisimi e ricercati oggetti: campane, statue di bronzo, animali in rame, lampade e tante altre cose. Un bazar della bellezza. Inizio a chiacchierare con il sig. Paride e mi dice che il negozio è del figlio e lui va al negozio per dare una mano. Continuo a girare per il negozio quando ad un cwrto punto arriva il proprietario, Filippo. Filippo vedendomi mi dice che sa chi sono perché ha visto un mio post condiviso da Veronica "la matta", proprietaria de "La Cantina 1959", e che da quel momento segue la mia pagina. Chiacchieriamo un po' e mi invita l'indomani per prendere un caffè insieme e per mostrarmi come avviene la lavorazione del rame.


Saluto Filippo e faccio due passi per raggiungere il belvedere della chiesa di San Marco per vedere il tramonto e per mangiare qualcosa. Dopo mangiato inizio ad accusare una forte stanchezza, mal di testa e mi sento accaldato. È stato l'intenso sole preso a pranzo sul Monte Campo. Torno al furgoncino, mi sistemo e mi sdraio per recuperare un po' di energie.


Francesco Cositore


 

Fonte: https://www.facebook.com/, 7 luglio 2022.

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