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Amore e gelosia (IV)



IV

Non è che Elisa Avigliano se la passasse meglio di Salvatore di Giacomo.

– Mammà, ti devo parlare di una cosa... No, ti devo parlare di un gio... No di un uomo che mi corteggia...

L'austera signora sua madre, vestita di un elegante abito nero con un laccio d'oro al collo lungo fino al petto che spezzava l'uniformità di quel colore sobrio, alzò la testa dal libro che stava leggendo e guardò sua figlia lungamente.

– Di che si tratta, che cosa è questa novità di... come hai detto... "corteggiamento"? Sii precisa: c'è qualcuno che ti vuole? E chi è, che cosa fa, da quale famiglia proviene?

"Gesù aiutami tu!" pensò Elisa, "e ora come le dico che si tratta di un poeta, che ha quasi 20 anni più di me e che siamo già usciti insieme e ci siamo pure baciati! No, no, questo non glielo dico!"

– Mammà, è una persona seria, molto conosciuto, anzi famoso, è napoletano, è un poeta, è...

– È Salvatore di Giacomo! È lui, vero? E io lo sapevo che ti stavi buttando a capofitto in una brutta situazione con quella tua tesi! A Napoli da sola, col treno, poi in biblioteca, e poi a colloquio con il grande poeta che potrebbe essere tuo padre e ha anche la nomea di sciupa femmine!

La mamma qui si interruppe e prese fiato: era irritata dalla notizia ma forse anche un po' inorgoglita: la sua bella figlia aveva conquistato il cuore di un grande poeta amato da tutti, addirittura venerato a Napoli... Ma bisognava stare attenti, procedere con cautela, e poi c'era suo marito, il giudice, e lì la cosa era davvero complicata: stravedeva per Elisa la sua figlia di cui andava fiero, come avrebbe accettato quella notizia?

– Va bene, stiamo calme ora, e dimmi tutto, poi giudicherò e studieremo cosa fare.

Le due donne stettero così per un paio d'ore sedute azzicche azzicche, come si usava dire: le loro teste quasi si toccavano e le voci erano quasi un bisbiglio: la complicità di madre e figlia le univa: Elisa riferì tutto quello che era accaduto, che non era molto: si erano conosciuti, poi si erano rivisti, poi ancora e ancora finché un mattino don Salvatore...

– Elisa, sei davvero una bella ragazza, più bella di tante napoletane che conosco...

– Grazie don Salvato', siete davvero gentile con me...

– Chiamami Salvatore, vuoi?

– Ma no, non posso mancarvi di rispetto!

– Ma quale rispetto, Elisa... Tu... Tu mi piaci, volevo dirtelo da tanto tempo, non solo sei bella ma sei anche una bella persona... Mi piacerebbe frequentarti di più! Io... io...

Non si dissero più niente, si alzarono e uscirono dal caffè dove ormai tutti lì guardavano: Di Giacomo faceva notizia in tutta Napoli e i napoletani, grandi figli di 'ndrocchia, già mormoravano di questa ragazza "'e Nucere Inferiore che si vedeva spesso col poeta."

Sulla strada, senza che se ne rendessero conto, camminarono in silenzio ma più stretti l'uno all'altra fino al punto che le loro mani si sfiorarono e i loro cuori palpitarono in petto fino a togliere il fiato...

Era l'amore, quello bello, misterioso e profondo di quei tempi romantici...

Il racconto di Elisa alla madre finì lì. Con una punta di scaltrezza non le disse che una sera lui l'aveva accompagnata alla stazione col suo carrozzino e prima che lei scendesse le aveva sfiorato le labbra con un bacio: lievissimo, a bocca chiusa, ma che si era impresso nel cuore della mente della ragazza tanto da farla innamorare perdutamente di Salvatore.

– È tutto? – Chiese sua madre.

– È tutto... – Concluse sua figlia.


Francesco Caso



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