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Antonio De Simone (1928-2018): nota biografica


La casa natale di Antonio De Simone (fotoel.: F. Mendozzi).

Antonio De Simone nasce a Capracotta, in provincia di Isernia, il 31 luglio del 1928 da Giovanni e Raffaella Vizzoca, porta il nome del nonno paterno ma in famiglia sarà per tutti Tonitt'. Secondo di cinque figli: la prima nata era Giuseppina nel 1926, Domenico nel 1930, e a seguire Vincenzino e Manuele, nati rispettivamente nel 1932 e 1933.

Nel 1937, a nove anni, fu mandato in seminario, destinazione Convento dei Frati Cappuccini di Sant'Elia a Pianisi, in provincia di Campobasso. Il Convento fu seminario serafico fino al 1972. Nel 1904 anche padre Pio da Pietrelcina vi si era recato per iniziare il ginnasio e poi continuare il liceo.

La formazione cui erano sottoposti i novizi francescani, in vista dell'ordinazione sacerdotale, prevedeva lo studio del messaggio evangelico, attraverso lo studio della teologia e della filosofia che, secondo la dottrina francescana, era la scolastica del periodo di massimo splendore, quando fiorirono, insieme ai domenicani, sant'Alberto Magno e san Tommaso d'Aquino, anche san Bonaventura da Bagnoregio e Duns Scoto dell'ordine francescano. Nel contempo, venivano preparati anche sul modo di porgere la parola di Dio, ovvero sulle tecniche e sulla forma della predicazione, interpretando appieno la preoccupazione di san Paolo: «Come crederanno se non hanno sentito parlare? E come ne sentiranno parlare senza un predicatore?» (Rom 10,14). Teologia, filosofia e "rettorica", secondo quando prescritto nelle costituzioni francescane, erano materie essenziali che fecero parte dunque anche del cursus studiorum di Antonio De Simone per ricevere gli ordini sacri.

L'ordinazione sacerdotale avvenne nella primavera del 1952 nel Convento del Sacro Cuore di Campobasso, storica residenza dei Padri Cappuccini nel capoluogo molisano. Nel solco della tradizione francescana di cambiare nome per chi diventava frate, assunse il nome di padre Emanuele. Una cronaca cittadina dell'epoca, pubblicata dal dott. Durante Antonarelli sul "Momento-Sera", documenta che il 15 agosto dello stesso anno celebrò proprio nella Chiesa Madre di Capracotta la sua prima messa. Dopo l'ordinazione sacerdotale fu destinato a Vico del Gargano, in provincia di Foggia.

Nel 1956 la famiglia fu colpita da un grave lutto. Il 24 ottobre muore a Napoli uno dei suoi fratelli, Vincenzino, vi era giunto dopo un ricovero d'urgenza all'ospedale di Agnone. Il lutto ammutolisce, soprattutto quando spezza una giovane vita. A lui spetto il compito di trovare le parole per consolare la madre che non si rassegnò mai alla perdita del figlio e che in seguito prese un lutto strettissimo che la portò a non uscire più di casa.

La passione per le materie umanistiche che aveva maturato durante gli anni della formazione sacerdotale lo spinsero a proseguire gli studi e nel 1966 consegui la laurea in Lettere presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Bari.

È della fine degli anni '60 la scelta di ridursi allo stato laicale. Si trasferisce a Lecco dove inizia ad insegnare per poi traferirsi a Monza dove proseguirà la sua attività di insegnante presso licei cittadini. La sua vita assunse la dimensione di marito e padre di due figlie, ora donne adulte.

Sebbene i legami affettivi con Capracotta non si fossero mai interamente interrotti, è solo dalla metà degli anni '70 che ne riprende la frequentazione assidua. È proprio durante una sua permanenza a Capracotta che, visitando la valle del Verrino, matura l'intento di una ricerca su un reperto archeologico di lingua osca del IV secolo a.C., meglio conosciuto come la Tavola Osca. Delle sue ricerche ne trarrà una prima pubblicazione dal titolo "Io e la civiltà sannitica". Farà seguito dopo qualche anno un'altra pubblicazione, sotto forma di romanzo storico: "Il Sannita", nella cui presentazione, Raffaella e Simona, figlie di Antonio De Simone, precisano che «l'autore ha cercato di rimuovere la polvere dei secoli e, rompendo il silenzio di 2.400 anni, ricostruire sui luoghi stessi dove è nato, la straordinaria vicenda dei Sanniti, il loro ideale di vita associata e le battaglie per conseguirlo e, purtroppo il loro tragico fallimento».

Nella terza di copertina de "Il Sannita", pubblicato nel 1999, si trova il progetto di un ciclo di pubblicazioni dedicati ad "illustri sanniti" della storia: il "sannita" di Pietrelcina, padre Pio; il "sannita" Ponzio Pilato, governatore della Giudea; il "sannita" d'Isernia, papa Celestino V.

Progetti che realizza tra il 2000 e il 2005. A padre Pio da Pietrelcina dedica il saggio mistico biografico dal titolo "Il crocifisso del XX secolo", che supera i canoni delle biografie dei santi fatte di testimonianze, miracoli e profezie, concentrandosi sulla sua esperienza mistica e il suo percorso di santificazione, contrastato dagli uomini e dallo spirito del male.

"Pietro del Morrone: san Celestino papa" è una accurata ricerca storica sulla figura dell'eremita, salito al soglio di Pietro, in risposta ad una certa sbrigativa letteratura che, a suo dire, lo aveva consegnato alla storia, ingiustamente e senza appello, come colui che «fece per viltade il gran rifiuto» di dantesca memoria.

Con la stessa infamia di Celestino, secoli prima, era stato contrassegnato un altro "sannita", Ponzio Pilato, per non aver strappato Gesù ai suoi nemici che lo volevano crocifisso. Considerando anche questo giudizio ingeneroso e superficiale si incarica di ricostruire, in "Ponzio Pilato governatore della Giudea", la politica di Tiberio nel governo delle province sottoposte al governo di Roma, l’'mbiente storico-culturale del tempo, in cui è collocata la vicenda della condanna a morte del Nazareno, e indaga le ragioni che costrinsero Pilato a quella decisione obbligata.

Della restante bibliografia faccio in questa sede solo memoria ricordando: "Il pensiero di Cicerone nel De natura deorum" e "Una vita per il Vangelo", biografia di padre Federico Carozza.

È stato inoltre curatore dell'edizione delle opere di padre Federico Carozza oltre che della raccolta di saggi su "La crocifissione nell'ambiente ebraico".

Antonio De Simone muore a Monza il 2 gennaio del 2018 ma manterrà intatto negli anni, fin che la malattia non l'ha pregiudicato, il contatto con la sua terra natia.


Incoronato Sammarone

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