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Biodiversità appenninica in museo



II Giardino della Flora appenninica si trova nel territorio di Capracotta, in provincia di Isernia, nell'Alto Molise, a 1.550 metri s.l.m., lungo la strada provinciale per Prato Gentile, a poche centinaia di metri dalle splendide piste di sci di fondo che hanno ospitato i campionati italiani assoluti del 1997, a circa un chilometro e mezzo di distanza dal centro abitato, in una posizione di straordinaria bellezza paesaggistica che domina la valle del Sangro, con un'ampia vista diretta sulle Mainarde, la Maiella e tutto il Molise.

Il Giardino, che si estende su circa 10 ettari, è uno dei pochi esempi di "orto botanico naturale" esistente in Italia, nel senso che la maggior parte delle specie botaniche presenti sono spontanee ed endemiche della flora dell'Appennino e l'intera tipologia ed architettura interna al giardino stesso è quella naturale, senza artefatti di sorta od interventi da parte dell'uomo che abbiano minimamente alterato l'originaria allocazione degli elementi naturali preesistenti.

Gli unici interventi che sono stati effettuati riguardano il ripristino e la sistemazione dei sentieri preesistenti ed il miglioramento complessivo della fruibilità da parte dei visitatori e degli studiosi, oltre alla costruzione di un edificio, ora in fase di completamento, che presto sarà utilizzato come museo, centro di ricerca per la biodiversità vegetale e il biomonitoraggio ambientale, centro di accoglienza per i visitatori, spermoteca, erbario e foresteria per gli studenti.

Nel Giardino crescono spontaneamente circa 300 specie distribuite in vari ambienti che vanno dalla faggeta, ai cespuglieti, alle zone umide, agli habitat rocciosi e rupestri; oltre a ciò sono stati realizzati alcuni terrazzamenti per fare posto alle aiuole dimostrative delle specie di maggior attrazione per i visitatori. Insieme a queste specie spontanee è in atto un lavoro di introduzione, previa acclimatazione, di molte specie botaniche rappresentative dei più importanti habitat montani dell'Appennino centro-meridionale: Maiella, Gran Sasso d'Italia, Monti della Laga, Terminillo, Monti Sibillini, Matese, Meta, Mainarde. Allo stato attuale risultano già introdotte circa 200 specie provenienti da queste montagne.

L'ambiente è naturalmente quello originario, lasciato quasi completamente allo stato naturale ed inserito nel tipico e meraviglioso paesaggio rupestre e sassoso delle pendici di Monte Campo (1.746 metri s.l.m.) che fa da splendido sfondo.

L'amministrazione comunale di Capracotta ha voluto dare un segnale di grande importanza per lo sviluppo della comunità locale, privilegiando il rapporto tra economia ed ambiente, dal momento che ritiene che la più grande risorsa di cui essa dispone sia proprio l'ambiente.

Per questa ragione, accanto ai programmi di sviluppo turistico e, più in generale, di tutte le attività produttive, ha ritenuto che un posto di primo piano spetti alle politiche per la salvaguardia e la tutela dell'ambiente, lanciando una provocazione soprattutto a chi, fino ad oggi, ha privilegiato, invece, la cultura del "consumo quotidiano del territorio", rispetto a quella, sicuramente più giusta e più pagante, del "turismo intelligente di qualità".

In questo contesto si inserisce tutta l'attività a favore del Giardino della Flora appenninica, che il Comune di Capracotta ha posto al centro del proprio lavoro, per sviluppare con la preziosa consulenza scientifica dell'Università del Molise, e in modo particolare del professor Fernando Lucchese, botanico florista, lo studio e la conservazione della biodiversità, intesa come elemento essenziale di uno sviluppo sostenibile.

Qualche anno fa, quando gli amministratori comunali iniziarono ad accarezzare l'idea della riapertura ciel Giardino, pensarono anche alle grosse difficoltà che inevitabilmente avrebbero incontrato, soprattutto perché il Giardino era chiuso ed abbandonato da quasi vent'anni, ma ebbero il coraggio e la determinazione ad andare avanti, impegnando ogni anno ingenti risorse dal bilancio comunale, senza avere, fino a qualche tempo fa, alcun finanziamento da altri enti.

Recentemente il coraggio e l'impegno sono stati premiati; infatti, un primo modesto finanziamento darà la possibilità di effettuare, a breve, una serie di interventi di miglioramento e di riqualificazione ambientale che saranno sicuramente un grosso passo in avanti per il Giardino.

L'intervento più qualificante che si sta per concretizzare consiste nella realizzazione di un percorso per disabili e per non vedenti, che rappresenterà per il Giardino della Flora appenninica di Capracotta l'esempio più efficace di integrazione tra le politiche ambientali e le politiche sociali a favore delle persone più sfortunate.

Il problema principale rimane quello di una gestione certa e continuativa nel tempo, prevedendo da subito un consorzio con la partecipazione di altri enti, insieme al Comune di Capracotta, e che veda l'Università come parte attiva non solo dal punto di vista scientifico, ma anche dal punto di vista economico; infatti, da quando il Comune ha stipulato una convenzione con l'Università del Molise riesce ad avere tutto il supporto scientifico necessario alle attività del Giardino e l'Università, da parte sua, può contare su un presidio territoriale di straordinaria importanza, con l'auspicio che nel tempo si creino le necessarie sinergie per la valorizzazione di tutta la montagna altomolisana.

Il Giardino della Flora appenninica, in questo contesto, rappresenta un esempio concreto di valorizzazione dell'ambiente voluto dalla comunità locale, nel senso che non offre elementi di conflittualità con le attività produttive esistenti, come spesso accade nel caso dei parchi voluti e creati al di fuori della volontà degli abitanti della montagna. Nel nostro caso, invece, abbiamo di fronte un raro esempio di tutela dinamica del bene ambiente, dove la tutela e la salvaguardia coincidono con la valorizzazione e diventano elemento vero di promozione turistica del territorio e di creazione di nuove opportunità occupazionali.

Il Giardino è aperto ininterrottamente al pubblico dal giugno al 30 settembre.

Al di fuori del periodo di apertura si può visitarlo su prenotazione, durante tutto l'arco dell'anno anche con la guida, e con l'opportunità di osservare dal vivo tutte le modifiche indotte dalle stagioni.


Candido Paglione

 

Fonte: C. Paglione, Biodiversità appenninica in museo, in «Montagna Oggi», XLV:3, Uncem, Roma, maggio-giugno 1999.

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