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Il calcio giocato a Monteforte... con le mucche


Le reti rappezzate alla bell'e meglio (foto: F. Di Tella).

Un articolo di giornale del Gazzettino di Ripalimosani, firmato da Nicolino Camposarcuno e fattomi recapitare dal "topo" di biblioteca Francesco Mendozzi, mi ha fatto tornare indietro nel tempo, alle partite di calcio disputate a Capracotta nel bacino di Monteforte, dato che il campo sportivo comunale era momentaneamente inutilizzabile per i lavori di rifacimento che si protrassero dal 1974 a tutto il 1978.

La necessità di un campo alternativo era alquanto indifferibile, visto che dal 1970, data di svolgimento della 1ª Olimpiade Lauretana - nata da una geniale idea di don Geremia Carugno -, nel periodo estivo si giocava un torneo interno a due gironi costituito da ben 16 squadre, composte mediamente da 15-18 calciatori, per un totale di circa 250 atleti.

L'idea cadde sull'opportunità di poter sfruttare un campo di riserva messo a punto alla buona a circa 7 chilometri dal centro abitato nella zona più fertile e pianeggiante di Monteforte la quale, prima di venir utilizzata a scopo ludico, doveva essere ben falciata e guardata a vista, data la presenza di numerosissime mucche libere di pascolare su quel ben di Dio.

In quegli anni il calcio popolare rappresentò per Capracotta un evento aggregante e socializzante, basti pensare che, in occasione delle partite, il paese si svuotava totalmente e a frotte, chi a piedi chi in auto, si percorrevano quei 7 chilometri per vedere un po' di calcio giocato ad alta quota.

I nomi delle squadre erano a volte bizzarri, fra le più titolate spiccavano La Passatella - in questo caso sono di parte! - e TNT.

L'ing. Filippo Di Tella.

Quando si era in procinto di arrivare a Monteforte, risaltava il marrone del rettangolo di gioco che emergeva dal verdeggiante paesaggio circostante, perché quello era sì un campo di calcio ma era soprattutto un terreno di battaglie campali. Trovare un solo filo d'erba, alla fine dei tornei, equivaleva a cercare il celebre ago in un pagliaio!

La recinzione del campo non era delle migliori - si cercava di fare il possibile - e ben presto si capì che il possibile non era sufficiente, poiché di notte le mucche entravano in campo per brucare quel po' d'erba rimasta, si grattavano addosso ai pali delle porte e, spesso, masticavano anche le reti! Era fantastico gonfiare a suon di gol quelle reti rappezzate con nastri sgargianti, che rendevano l'atmosfera decisamente più festosa.

A volte, nel pieno della calura pomeridiana, con l'arsura che ti tormentava la gola e le mucche ormai abituate alla nostra presenza, si divideva con loro l'acqua che sgorgava dal pilone delle Prata, adiacente al campo sportivo; in quelle circostanze la compartecipazione di un bene prezioso come l'acqua fra uomo e animale diventava la normalità.

Monteforte fu utilizzato come campo sportivo comunale per il torneo della "Coppa Selvaggi", organizzato da Vastogirardi, paese dotato di una squadra di grande caratura tecnica, e, nell'agosto del 1978, per il 1° trofeo intitolato a Erasmo Iacovone, scomparso prematuramente la notte tra il 5 e il 6 febbraio.

I ricordi felici di quel periodo mi tornano alla mente e mi fanno star bene. Spero facciano felici anche tanti altri, giacché ritengo di esser stato fortunato a godere di tanta spensieratezza, a rincorrere una palla assieme agli amici.

Fu un sogno o una chimera?


Filippo Di Tella

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