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La candela di san Fabrizio


Una delle bellissime opere in ceramica di Leo Giuliano.

– Appìccia la cannéla a sand'Anna e dici la preghiera alla Madonna e vìde ca te fieàne la grazia! – diceva zia Lippina alla nipote Anna che non riusciva ad avere figli.

Anna aveva solo 2 anni quando il padre morì ucciso dal calcio di un mulo con cui stava portando legna, e la madre, presa dalla disperazione, cadde in una tremenda depressione che la condusse l'anno successivo a ricongiungersi con il marito. A soli 3 anni Anna, rimasta orfana, fu affidata alla zia Filippina, detta Lippina, che la prese in famiglia e che la diede in sposa a 17 anni ad Azelio, detto Zeliuccio, di anni 41.

Zeliuccio era un uomo piccolo in tutte le sue dimensioni, la cui statura non raggiungeva il metro e quaranta; al contrario Anna era un fiore di uagliòla alta circa un metro e settantacinque, con un fisico perfetto in tutte le sue proporzioni. Solo un difetto teneva, i baffi.

Quando a 12 anni Anna 'ngumenzàtte a fare lo sviluppo, subito le uscirono i baffi e da allora non si levarono più, tanto che al paese la chiamavano "Mustaccia", e nonostante avesse un gran bel fisico, tutti la evitavano.

Zeliuccio, a cui nessuna donna aveva mai rivolto lo sguardo, accettò di sposare Anna su invito di zia Lippina.

Lui faceva il minatore alla Francia e tornava solo una volta all'anno per quindici giorni per Natale e Capodanno, quasi sempre ripartiva il giorno della Befana.

Nei quindici giorni di permanenza con Anna, Zeliuccio stava sempre a casa senza mai andare in paese ma... forse l'età o forse non si sa, i bambini tanto attesi non arrivavano, e così lui ripartiva e la giovane moglie rimaneva sola per altri undici mesi e mezzo ad aspettarlo sotto alla massarìa in contrada Sotto la Terra.

Erano ormai sposati da otto anni, lei aveva raggiunto i 25 anni e lui 49 ma niente da fare, la cicogna non voleva arrivare.

In quel 27 febbraio del 1956 a Capracotta era fatta neve assai, ma veramente assai, tanto che Anna era rimasta bloccata sotto alla massaria da quando Zeliuccio se ne era arriùte alla Francia il 7 gennaio.

Quella mattina Anna si svegliò come sempre alle 5 per andare a mungere le cinque pecorelle nella stalluccia a pochi passi da casa, mise addosso un pesante tabarro e 'scètte fuori. La bufera era così forte che a stento vedeva la stradina che pur conosceva bene. Piano piano, un passo dopo l'altro... Anna si ritrovò a terra. Subito si rialzò e si voltò per capire il motivo dell'inciampo. Lì a terra, quasi completamente ricoperto dalla neve si vedeva poco un panno nero, anzi anche rosso, sembrava un tabarro. Si inginocchiò ed iniziò con le mani a spostare la neve ma, scava scava, comparve prima una mano, poi un braccio e poi... ma era un uomo... sembrava morto... anzi no, forse era vivo, sì, era vivo!

Nonostante la furia della bufera, con un terribile sforzo Anna lo prese in braccio - era bello grosso e pesante - e lo portò dentro casa adagiandolo sul pavimento. Chiuse la porta alle sue spalle e, dopo aver ripreso fiato, iniziò a strattonare l'uomo che era un pezzo di ghiaccio ma che poco poco ancora respirava.

Quando iniziò a togliere la neve venne fuori che quell'uomo: era un carabiniere. Che fare dunque? Nessuno, nel raggio di tre chilometri, poteva aiutarla e nemmeno lei poteva portarlo in paese. Così si fece coraggio, lo riprese in braccio e, adagiatolo sul letto, iniziò a liberarlo da quegli abiti bagnati e ghiacciati.

Era troppo bagnato, doveva denudarlo completamente, asciugarlo e metterlo a letto. Man mano che toglieva gli abiti si accorgeva che in realtà si trattava di un ragazzo, forse 18 massimo 20 anni, biondo, alto più di lei, e molto bello. Quindi tolse il mantello, la giacca, la camicia, la maglia di lana, le scarpe, i pantaloni. le calzette, rimanevano i mutandoni in lana, anch'essi fradici e ghiacciati, che afferrò e tirò via con forza, ma questi erano appiccicati alle mutande e... Anna rimase immobile, davanti a lei un ragazzone completamente nudo!

Suo marito Zeliuccio, forse per vergogna, non si era mai mostrato completamente nudo a lei che però, spiandolo mentre si lavava, qualcosa l'aveva visto. Ma quel ragazzo che aveva ora davanti era assai diverso, più grosso, aveva tutto più grosso, da tutte le parti era più grosso... Anna ze facètte róscia róscia gné na ceràcia.

Superato lo stupore, lo coprì ben bene con coperte e copertine e accese il fuoco che era ancora spento.

Il ragazzo era carabiniere, nella giacca teneva un libretto con una fotografia e delle cose scritte, ma lei non sapeva leggere, quindi non sapeva come si chiamava. Il fuoco subito prese corpo e Anna mise sulla fiamma un cotturello pieno di vino rosso a cui aveva aggiunto miele, papavero ed erbe medicamentose che conosceva e, non appena raggiunse l'ebollizione, tentò di farne bere al giovane uomo, ma senza successo.

Il ragazzo, infatti, nonostante le coperte, tremava come una foglia battuta dal vento che non vuol staccarsi dal ramo.

La situazione era disperata, Anna non sapeva che fare.

Deciso: in un attimo si spogliò, si infilò nel letto e abbracciò forte il ragazzo per trasferirgli il calore del suo corpo. La cosa sembrò funzionare, dopo una decina di minuti il giovanotto tremava meno, molto meno, fino a smettere completamente per scivolare in un dolce incosciente sonno.

Pur restando in uno stato di incoscienza, riuscì con pazienza a fargli bere un bel bicchierone di vino caldo speziato, poi subito si distese nuovamente accanto a lui e nuovamente tornò a tenerlo stretto a sé per scaldarlo.

La situazione sembrava essersi stabilizzata per il giovanotto ma non per Anna. Una strana sensazione la pervadeva, una cosa nuova, come dire... si sentiva tremare la vita.

E così, mentre fuori la bufera rappresentava lo spettacolo dell'inferno, dentro casa era scoppiata una tempesta d'impeto forse maggiore.

Quando veniva Zeliuccio dalla Francia, Anna era solita farsi trovare sempre pulita e profumata di lavanda ma, dopo aver cenato, quando si mettevano a letto, lui iniziava a dormire dal suo lato e cosi fino al mattino. Lei voleva tanto un figlio e per questo una volta al mese appicciava la candela a sand'Anna, ma qualcosa le diceva che forse bisognava fare qualcosa di più.

Non bastava solo dormire con il marito? Nessuno le aveva mai detto nulla ma... come si facevano i bambini?

Quando invece stringeva quel giovanotto al petto, si sentiva un vulcano dentro e si accorgeva che anche lui aveva delle reazioni... positive!

E come dicevano gli antichi, l'acqua del ruscello trova sempre la via giusta per scendere a valle.

Quel giorno e poi la notte che seguì, passarono tra vino caldo al papavero e miele, uova sbattute, petti caldi e tanto tanto altro ancora... Il mattino seguente, di buon'ora, Anna si recò nel pollaio a prendere altre uova e di rientro a casa trovò il ragazzo seduto sul letto con una coperta a mo' di mantello, che si guardava intorno.

– Dove sono? Che cosa è successo? E lei chi è? – chiese rivolto ad Anna, poi, incuriosito, prese ad osservarla con attenzione, i baffi lo intrigavano e confondevano anche se i grandi seni gli dicevano che aveva davanti una donna, anzi un pezzo di donna.

– Signore Carabbiniere, state dentro a casa mia perché io ieri matina vi ho trovato fuori dentro alla bufera che stavate quasi morto e così vi ho portato dentro e vi ho messo dentro al letto per salvarvi...

Il ragazzo si rilassò e prese a spiegare quel ch'era successo. Si chiamava Fabrizio, veniva dalla caserma di Sulmona e trasportava un documento molto importante per il maresciallo di Capracotta. Dopo aver consegnato il plico era subito ripartito con il suo cavallo ma all'improvviso la bufera lo aveva sorpreso e poi non si ricordava piu niente. Comunque doveva andare a prendere il treno alla stazione di San Pietro Avellana. Questa era la storia del carabiniere Fabrizio, nato a Canosa di Puglia, classe 1937, assegnato al comando Carabinieri di Sulmona.

Il carabiniere doveva ripartire subito. Fuori la bufera si era placata e si faceva strada nel cielo un giovane sole che faceva ben sperare.

Anna uscì dalla stanza per farlo vestire e quando lui le si mostrò vestito... lei di nuovo sentì il fuoco dentro ma questa volta doveva solo aspettare che l'incendio si spegnesse da solo. Così, dopo aver ricevuto un merenda per il breve viaggio, Fabrizio salutò Anna e si incamminò per la discesa che lo avrebbe portato alla stazione. Del cavallo si erano perse le tracce.

Era la fine di aprile ché Anna salì a Capracotta per prendere i pochi soldi che il marito le aveva mandato alla posta e per comprare un po' di provviste, poi sarebbe passata in chiesa per accendere la consueta candela, avrebbe salutato la zia Lippina e sarebbe rientrata alla massaria. Uscendo dalla chiesa incontrò Mariolina, la levatrice del paese.

– Buongiorno Anna, ti vedo bella cricca e contenta, fatti guardare un po'... – e prese a scrutare con attenzione la donna. – A quanto vedo, sant'Anna ha fatto il suo lavoro! – Anna non capiva, annuì con un cenno del capo e rispose:

Scì scì signó, quella sand'Anna mi aiuterà, mo' me ne rivaio però ca si è fatto tardi. – Salutò e andò via.

La levatrice Mariolina, in realtà, aveva notato dei cambiamenti nella ragazza che ai suoi occhi avevano un significato preciso. Così, con la bicicletta, ogni 15-20 giorni, con la scusa di prendere le uova, calava capabbàlle alla massaria di Anna e seguiva la crescita... Ma Anna non aveva capito niente, penzàva ca z'era 'ngrassàta e baŝta!

Alla fine di settembre la panza z'era fatta grossa e Mariolina, recatasi a prendere le solite uova disse:

– Anna cara, mi sa che sant'Anna ti ha ascoltata e ti ha fatto la grazia. Da come capisco, penso che tra due mesi nascerà un bel bimbetto o una bella bimbetta.

La notizia fece precipitare la ragazza in uno stato di grossa confusione: come era possibile? Lei non aveva fatto mai niente con Zeliuccio? Allora era veramende stata sand'Anna... "Mudunna meja" penzàtte, "che grazia che m'è fatta!".

Venne novembre e Mariolina ogni mattina calava alla massaria perché il tempo era arrivato e poteva succedere da un momento all'altro. Era sabato quella mattina quando la levatrice arrivò alla massaria e, da fuori alla porta, sentì strilli di neonato. Spalancò la porta e, seduta sul letto, Anna con un bimbo in braccio che strillava, biondo come l'oro, ancora legato dal cordone ombelicale.

– Anna, ma quando è successo?

– Ma signó, mó mó mi volevo alzare ca tenevo un po' di dolore alla panza e mi sono trovata a quiste uagliunitte ca è sciuto!

Forse forse, più che accendere le candele a sand'Anna, era servito... spegnere la candela a san Fabbrizzio.

Quando Zeliuccio aprì la lettera dall'Italia e se la fece leggere, tutti a fargli gli auguri e a fargli i complimenti.

Lui sapeva e non sapeva, e mai chiese di sapere in fondo in fondo. Padre e marito onorato fu.


Leo Giuliano

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