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Capracotta, 30 anni di storia (II)



L'emigrazione

In queste inenarrabili condizioni di vita si giunge al 1860, quando Capracotta era divisa fortemente tra fautori per la causa borbonica e i liberali per Garibaldi e l'unità d'Italia.

A onor del vero e per la serietà che la storia esige, i capracottesi simpatizzarono decisamente per i Borboni, cosa che avvenne genericamente in tutto il Meridione, nel Molise e particolarmente in tutti i paesi facenti parte del distretto di Isernia.

Monsignor Giandomenico Falconi, liberale, lasciò frettolosamente la sede vescovile di Altamura e ritornò a vivere gli ultimi anni della sua vita a Capracotta, tra i suoi monti.

Garibaldi vinse, ma restò vinto, a sua volta, dalla monarchia sabauda che gli tolse il bottino, aggravando le condizioni del Meridione, già precarie.

A questo punto iniziò una certa resistenza, definita dall'Alianello «risorgimento dell'Italia Meridionale», ma dalla storia ufficiale «brigantaggio politico».

Battezzati da Alberto Mario «i cafoni del Molise» nel suo libro "La camicia rossa", definiti come i testardi di puro sangue sannita, stremati dalla fame e dal freddo, soffocati da quella forma di usura che aveva messo salde radici, al popolo di Capracotta, come di altri paesi di queste contrade, non rimase che coniare un nuovo termine nella storia del lessico meridionale in tutti gli aspetti e nelle varie angolazioni: l'emigrazione.

Da documenti ufficiali risulta che Capracotta, con Agnone, fu il primo paese del Molise e fors'anche di tutto il Meridione, che diede inizio a quella dolorosa ma necessaria emigrazione transoceanica, che, nel volgere di pochi anni, spopolerà di molto questo grazioso centro montanaro.

Sembrerebbero paradossali alcuni dati demografici, ma lo studio profondo fa capire un'altra realtà, quella vera; in termini di cifre si può dire che Capracotta, nel 1861 contava 2.793 abitanti, nel 1901, nonostante il massiccio esodo, il paese aumentò di circa 1.000 unità, vale a dire 3.468 residenti, né più, né meno di quello derivante dallo scarto naturale della natalità con la mortalità.

I conti tornano, ma la realtà demografica è diversa: gli emigrati capracottesi, legato al loro luuogo natio, preferiscono conservare la cittadinanza italiana, per cui il numero di "residenti" è di gran lunga superiore a quello di "presenti", come risulta dalle statistiche.

 

La stampa

E fu proprio l'emigrazione, signori, che costituì il punto chiave del sorgere della "stampa", intesa, questa, come mezzo di informazione, di formazione e soprattutto di collegamento.

Infatti, prima che l'emigrazione assumesse proporzioni da gigante, nella nostra Regione non era edito alcun periodico, se si eccettua "Il Sannita" ed "Il Sannita Unitario", con contenuti politici.

Quindi il massiccio esodo diede inizio e favorì la stampa di periodici, quindicinali, mensili, bimensili e trimestrali.

Questi periodici assunsero grande importanza per il ruolo cui furono destinati e per la funzione di trait d'union tra gli emigrati da un parte ed il paese da un'altra.

L'arrivo del periodico diede sollievo e gioia all'emigrato: gli faceva apprendere i fatti di casa propria, lo faceva ritrovare in famiglia, gli leniva i non lievi disagi in terra straniera, gli dava, insomma, più forza e più coraggio di vivere.

La stampa si rivelò in quei tempi, un potente strumento di comunicazione! Ma solo le comunità più grandi, solo quei centri provvisti di tipografie cominciarono a dare alle stampe un periodico.

E così in Agnone, allora uno dei maggiori centri di tutto il territorio molisano e comunque demograficamente inferiore solo al Capoluogo di Provincia, fece capolino, timidamente, "Aquilonia", un periodico quindicinale, stampato dalla tipografia C. Putaturo di Castel di Sangro, che trovò i suoi migliori acquirenti nelle Americhe.

Sempre in Agnone, ormai forte di una tipografia in loco, quale quella di Gabriele Bastone, vennero dati alle stampe altri periodici: "L'Emulazione", "Il Piccolo Sannita", "Il Vittorino da Feltre", "Il Risveglio", "Il Nuovo Risveglio", "Il Risveglio Sannitico", "L'Eco del Sannio", "Il Cittadino Agnonese".

Alcuni di questi periodici ebbero una durata più o meno lunga, altri cessarono dopo qualche anno, altri nacquero e morirono senza aver vissuto.

Siamo nel 1900! Signori, le difficoltà per portare avanti un giornale, o meglio un periodico, oggi sono enormi; figuriamoci all'epoca!

Non solo era importante la tipografia, ma anche il reperire la carta da stampare. A questi due fattori bisognava aggiungere la inesistente o la scarsa viabilità e l'indice di analfabetismo imperante, che grazie alle leggi postume a quella Casati, cominciò ad affievolirsi per passare dall'87% del 1862 al 73% alla fine del secolo scorso.

Ma bastava che nelle varie comunità di emigranti ci fosse uno solo che sapesse leggere perché tutti comprassero il giornale.

Altro fattore importante era quello che il giornale non doveva chiudersi in se stesso, ma estendersi anche ad altri paesi viciniori.

Agnone, con tutti i suoi giornali, quindi, cominciò questo discorso attraverso le corrispondenze provenienti da altri paesi, ciò non solo allo scopo di rendere edotti i lettori dei fatti di cronaca sic et simpliciter, ma anche per procurare nuovi abbonati.

Capracotta si inserisce in questo discorso e notiamo molte corrispondenze che fanno testo sin dai primi periodici e che costituiscono oggi uno strumento di analisi e di ricerca storica indispensabile.

Per Capracotta molte sono le notizie riportate sui giornali: i vari corrispondenti riferiscono, con schematici dettagli, fatti, persone e folklore.

Canzone oscene cantate da alcuni giovinastri, minacce di morte, ferimenti, ribellione alla forza pubblica, canti notturni, arresti, schiamazzi di giovani armati, tormente di neve, assideramenti, omicidi, ladri di grano o di legna o di miseri strumenti, dispetti e tanti altri articoli curiosi e geniali provengono da Capracotta.

Tuttavia, a parte questo tipo di corrispondenza di cronaca nera, che ci offre una visione completa e totale del tessuto sociale di allora, è bene evidenziare alcuni fatti di importanza primaria, tendenti a far luce su particoalri aspetti di vita cittadina.

E così quei periodici, utili in quel periodo, risultano ancor più utili, indispensabili e necessari per la storia di Capracotta, se per storia si intende attingere ai documenti e non alla mera fantasia degli scrittori.

Quindi la stampa diventa documento, ed in taluni casi documento unico e raro, come ad esempio per il periodico "La Squilla", edito qui a Capracotta nel 1913, e del quale i pochi esemplari si trovano solo nelle Biblioteche Riunite Comunale e "B. Labanca" di Agnone.


Antonio Arduino




 

Fonte: A. Arduino, Capracotta: 30 anni di storia, S. Giorgio, Agnone 1986.

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