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Capracotta, febbraio 1885: tasse, nettezza, ferrovia e banca


Panorama di Capracotta da meridione.

Capracotta, 23 Febbraio 1885.

Si deplorano molti errori marchiani e mezzani occorsi nella compilazione dei ruoli delle imposte pervenuti a questo Comune, e molti poveri contribuenti si trovano indicati con nomi, cognomi, e paternità di origine tutta ostrogota... e, ciò che più monta, con altre e nuove imposizioni!... Ma via, cari contribuenti (dice monna Finanza), non menate rumore per una cosa da niente, prendete un foglio di carta... bollata, fate il reclamo, e tutto si accomoderà. Amen!

 

Il Consiglio Comunale si riunirà per la sessione di primavera nel p.m. di Marzo. Le materie da trattarsi sono poche, e quasi le ordinarie. L'umile corrispondente dell'Aquilonia, ultimo fra questi padri conscritti; con la voce più grossa che potrà fare; raccomanderà a chi di dritto la più scrupolosa nettezza del paese; ed appena squagliate le nevi, lo sgombro di tutto il letame da vicino o dentro l'abitato. Senza queste giuste ed energiche disposizioni la salute pubblica lascerà molto a desiderare. Il dottore Signor Giuseppe Conti mi ha detto che già nel paese serpeggiano parecchie malattie contagiose (morbillo, scarlattina, difterite, accidenti!). E lo stato civile registra dal primo gennaio sino ad oggi 28 morti, la maggior parte bambini! Per un paese di quattromila abitanti, e poco più, non c'è male!

 

Tutti i capracottesi si associano con tutto il cuore ai voti espressi dalla cittadinanza di Agnone circa la ferrovia Isernia-Sulmona, e Vasto-Isernia. Speriamo di sentir fra non lungo tempo (almeno prima di andarcene in cataletto) il fischio della vaporiera echeggiare nelle nostre valli, e sui nostri monti. Ma quella benedetta strada provinciale che si vuole da taluni per Pescopennataro, e da altri per Capracotta e Vastogirardi guasta in certo qual modo il buon accordo che dovrebbe sempre regnare fra Agnone e Capracotta. Pescopennataro faccia costruire la strada obbligatoria verso il Sangro; ma coi proprii denari, e sarebbe già tempo: non è vero, onorevoli signori della prefettura di Campobasso che state facendo troppo apertamente due pesi e due misure? E nell'altra mia mi dilungherò un bel poco su questa materia; perché ora ho paura di riuscire prolisso, e perdere le... staffe.

 

Scriverò pure di un mio desiderio circa una Banca popolare da impiantarsi nei nostri paesi; e sarebbe un vero bene pei piccoli proprietari, operai, e negozianti in piccolo dei nostri luoghi.

Io già tengo le adesioni delle nostre tre Società operaie, e di parecchi signori ricchi e filantropi fra i quali primeggia l'ottimo cav. Signor Federico Falconi, il quale è stato il primo propugnatore ed inspiratore di così ottima idea. La Banca, o magari una succursale di altra Banca delle nostre provincie dovrebbe aver sede costà in Agnone; e perciò animo, signor Direttore dell'Aquilonia, non abbandoniamo il destro di renderci utili ai nostri luoghi natii.


Ottaviano Conti

 

Fonte: O. Conti, Corrispondenze della provincia, in «Aquilonia», II:5, Agnone, 1 marzo 1885.

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