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Capracotta, dalle origini ai giorni nostri: situazione preistorica locale



Cosa è successo sul nostro territorio? Ognuno, se ha delle basi concrete, può sviluppare sue ipotesi, perché l'arco di tempo che passa dall'insediamento di Isernia al sito della civiltà del ferro de La Macchia e le tombe dello stesso periodo de Le Guastre è per noi umani inquantificabile: passano cioè ben 727.000 anni!

Assisteremo all'estinzione dell'Erectus, all'origine del Neanderthaliensis, alla sua scomparsa ed alla venuta del Sapiens, ma nessuna testimonianza è rimasta sul territorio, o forse non è mai stato abitato.

Sappiamo, da tracce lasciate sul terreno dell'Appennino centrale, che 36.000 anni fa c'è stato un grande incendio, ma rimase isolato, senza nessun progetto pianificatore: sarà stato realmente naturale, un'autocombustione. Diversamente avverrà dopo la rivoluzione agricola, o neolitica, con nuova pietra riferita alla manifattura più levigata della stessa e alla comparsa della ceramica, iniziata nel 7.000 a.C. nella Mezzaluna Fertile. Quando l'uomo inizia ad addomesticare le piante e gli animali e ad incendiare grandi territori per ricavarne sia campi coltivabili che pascoli, se ne trovano tracce dal 5.000. al 400 a.C., come avviene al giorno d'oggi in Amazzonia.

Se questi siano stati accesi dall'uomo del posto che si acculturava o da una cultura civilizzata invasiva, dominatrice della natura ed autoregolamentata, nessuno può dirlo, o forse la genetica, secondo la culturalizzazione dei popoli contermini l'uno con l'altro e il progresso delle tecniche agricole, dovrebbe essere avvenuta la prima ipotesi: se è così si è trattato di una rivoluzione culturale.

Ci vorranno 2.000 anni perché arrivi sull'Appennino e, non a caso, i suoi tempi coincidono con le tracce degli incendi, molto frequenti da questo periodo.


Fernando Comegna

 

Fonte: F. Comegna, Capracotta, dalle origini ai giorni nostri, Kaos, Tivoli 2013.

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