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L'Eracle di Capracotta, difensore degli armenti


La statuetta di Ercole (foto: B. Di Marco).

Nel suo ricchissimo "Archeologia di Agnone" Bruno Sardella ci informa che in una località imprecisata tra Agnone e Capracotta fu ritrovata una statuetta in bronzo di Ercole, un manufatto oggi irreperibile a seguito della vendita che nel 1970 ne fece il possessore Giuseppe Marcovecchio. L'archeologo sostiene che la statuetta appartenesse all'età sannitica (III-II sec. a.C.) e raffigurasse il dio Ercole con la gamba destra rigida e l'altra flessa; il braccio destro era sollevato in avanti e piegato ad angolo, e la mano probabilmente impugnava una clava (di materiale diverso); il braccio sinistro era invece spostato di lato, verso il basso, mentre reggeva la leontè, la pelle di leone nemeo, trofeo della sua prima fatica. La testa dell'eroe, infine, presentava una capigliatura a riccioli ondulati ben rilevati.

Bruno Sardella afferma che «la vicinanza al Gruppo Tufillo fa propendere per una datazione medio-ellenistica [e] secondo quanto riferiscono persone di Agnone, lo scopritore possedeva dei terreni in località Macchia, a sud della Fonte Romita, luogo di rinvenimento della Tavola di Agnone, e non è da escludere che l'oggetto possa provenire proprio da quella zona».

Il rinvenimento di una statuetta di Eracle (diventato Ercole in epoca romana) in territorio capracottese rimanda dunque alla possibilità che sorgesse un tempio a lui dedicato su un punto molto alto, presumibilmente la vetta di Monte San Nicola, luogo nel quale si è andato evolvendo, nel corso dei secoli, un qualche culto eracleo, la cui «dimensione collettiva, sociale, [...] si inserisce all'interno della tradizione e si impone come modello di riferimento». Eracle era infatti l'eroe greco per eccellenza, assunto dalle popolazioni indigene dell'Italia Meridionale come cerniera di collegamento tra i Greci delle colonie e la madrepatria, il che fa pensare che il suo mito possa esser giunto in Alto Molise in seconda battuta, attorno al III sec. a.C.

Oltre al coraggio, Eracle rimandava anche alla fertilità femminile. L'eroe, difatti, era considerato nel mondo antico un protettore del ventre, sia maschile che femminile. A tal proposito, una particolare attenzione merita il suo simbolo più noto, la clava (purtroppo assente nell'esemplare altomolisano), che in epoca romana veniva usata come amuleto, e che aveva anche un certo ruolo nel proteggere alcune funzioni vitali del corpo umano. Nel Meridione, la diffusione dell'Ercole, affievolitasi a partire dal IV secolo a.C., dovette riprendere nel II secolo a.C. grazie al definitivo stanziamento dei Romani, in concomitanza con la sostituzione etnica operata da questi ultimi. Ma in Alto Molise, dove la romanizzazione fu molto più lenta, il culto eracleo probabilmente rimase appannaggio dei Sanniti, i quali, abitando le montagne interne e riconoscendo un ruolo fondamentale alla pastorizia, vedevano in Eracle non più un eroe bensì un semidio funzionale al loro modus vivendi: il mito lo tramanda infatti come colui che recupera le mandrie per riportarle all'interno del cosmos cittadino. In veste di difensore degli armenti Eracle può essere assimilato alle molteplici e non ben definite divinità autoctone, spesso riconducibili alla tradizione di Silvano.

Almeno fino al II secolo a.C., poi, si sviluppò in tutto il Meridione una grande produzione di bronzetti figurati perlopiù collegati a santuari o a forme diffuse di ritualità. Eracle era generalmente rappresentato in nudità eroica, nella posizione dell'attacco. Questa iconografia si addice perfettamente alla costumanza sannita di porre particolare attenzione alla robustezza giovanile: gente forte in grado di pascolare le pecore e, al contempo, combattere i nemici.


Francesco Mendozzi

 

Bibliografia di riferimento:

  • M. D'Andria, L'antica Acerenza, tra paganesimo e cristianesimo, in «Studi Meridionali», 3-4, Roma, luglio-dicembre 1975;

  • P. Di Giannantonio, La Tavola Osca di Capracotta, Lampo, Ripalimosani 2021;

  • F. Mendozzi, Guida alla letteratura capracottese, vol. I, Youcanprint, Tricase 2016;

  • V. Ramanzini, La clava d'oro di Ercole, in «Mythos», 10, Palermo 2016;

  • B. Sardella, Archeologia di Agnone, Scienze e Lettere, Roma 2021.

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