• Letteratura Capracottese

Da Capracotta a Ripalimosani: dalla rapanica al cardo



Oreste Conti spiega cosa sia questa pianta e cosa significhi la frase "tié magneàta la rapàneca": «la rapanica è il cardo, duro e spinoso; così il popolo all'innamorato tradito». A Capracotta qualcuno ancora si esprime in tale forma quando la ragazza amata decide di lasciare l'innamorato. Rapanica è un termine poco usato se non dagli appassionati di botanica. Non è facile capire cosa voglia significare anche se sono tutti concordi nell'affermare che si riferisca a una particolare pianta della grande famiglia dei cardi. Anzi più precisamente del carciofo. Tra i cardi la rapanica è quella non commestibile. Quindi "dare la rapanica" è un'espressione particolarmente significativa nel gergo amoroso.

In araldica è un'altra cosa perché, usando la tecnica della disambiguazione, si riesce ad attribuire a una determinata parola un significato diverso. Una volta scelto un particolare termine, con un successivo passaggio si illustra solo una parte di quella parola in maniera che essa diventi poi il simbolo del tutto. Nel nostro caso prendiamo il nome Riccardo. Che viene diviso nelle due parti Ric- e -cardo. Delle due parti si illustra la seconda. Perciò nello stemma della famiglia Riccardo appare un cardo che diventa, così, l'emblema del proprio casato.

Ne abbiamo testimonianza a Ripalimosani, che per un periodo fu feudo dei Riccardo. Così Battista Masciotta ricostruisce la successione dei titolari:

Volgendo al termine il secolo XVI - se non ai primordi del successivo - Ripalimosano passò in dominio della famiglia Riccardo per ven­dita fattane da Salvatore di Stefano. La famiglia Riccardo ottenne poscia il titolo marchesale sul feudo; e di essa sono noti tre titolari:
a) Fabio, Consigliere della Sommaria, deceduto nel 1616 in età di 63 anni, come si legge sulla lapide funeraria nella chiesa del locale convento di S. Pietro Celestino. Era fratello di lui, mons. Giulio Cesare Riccardo, arcivescovo di Bari, morto in Napoli nel 1603 nel decimo lustro d'età, e sepolto nella chiesa dello Spirito Santo, nella cappella familiare: la ricca cappella dei Ric­cardo Marchesi di Ripa (come si legge nel fronte del secondo gradino dell'altare), ornata d'una tela del Santafede raffigurante la "Vergine del Soccorso".
b) Francesco Maria, in vita nel 1648, cui era premorto il figlio Fa­bio nel 1645.
c) Geronimo, successore al germano Francesco, prete e dimorante a Roma. Secondo afferma il d'Urso egli bazzicava colà parecchi cardinali della Curia per salire nei gradi della gerarchia, e pare che gli fosse stato promesso il vescovado di Boiano, che rifiutò come sede troppo umile alla stregua delle proprie aspirazioni.

Qualcosa di più si ricava dalle epigrafi che si conservano ai lati degli sportelli dei due ripostigli dei reliquiarii della chiesa di S. Pier Celestino, che fu, in effetti, la chiesa di questa famiglia. Vi è pure lo stemma "parlante" di famiglia che è, appunto: «d’argento al cardo di verde sradicato, fiorito e fogliato di quattro pezzi, con la bordura dentata».


Franco Valente