• Letteratura Capracottese

Caproni a Capracotta


Il poeta Giorgio Caproni (1912-1990).

Per lei voglio rime chiare,

usuali: in -are.

Rime magari vietate,

ma aperte: ventilate.

Rime coi suoni fini

(di mare) dei suoi orecchini.

O che abbiano, coralline,

le tinte delle sue collanine.

Rime che a distanza

(Annina era così schietta)

conservino l'eleganza

povera, ma altrettanto netta.

Rime che non siano labili,

anche se orecchiabili.

Rime non crepuscolari,

ma verdi, elementari.

(G. Caproni, "Per lei", 1959)


La bella cantante napoletana, che è stata invitata a Capracotta per la festa "Mari e Monti", dopo essersi esibita in alcune canzoni anni '70, è venuta a mangiare al nostro tavolo accanto a due simpatici e socievoli signori che poi ho scoperto essere i suoi genitori.

A questo trio dagli occhi luminosi ho decantato le bellezze di Capracotta, il fascino di questo paesaggio, che irretisce paesani e villeggianti.

Montagne a perdita d'occhio che cambiano forma e grandezza a seconda dei punti di osservazione e della distanza e che col variare della luce assumono velature di colore continuamente diverse.

Non solo il paesaggio ho elogiato ma anche quella autenticità, ormai merce rara, che rimanda la gente di questo paese.

Persone con salde radici, abituate alla fatica, con tanta voglia di fare e di raccontarsi.

Gli sguardi degli abitanti, forse perché fin dai tempi antichi si sono spinti lontani, sono aperti al nuovo.

I capracottesi sono stati infatti abituati con la transumanza ad incontrare altri popoli, altre abitudini e altri valori e, in tempi più recenti, con l’emigrazione hanno attraversato oceani e continenti.

Per me Capracotta è come un'isola che ti avvolge interamente con il cielo e le montagne e non vorresti più andare via.

Dalla terrazza della chiesetta di S. Lucia, sulle pendici del Montecampo, l'emozione è tale che non ti chiedi più nulla perché sei tutt'uno con il paesaggio.

Capracotta ti regala la protezione delle sue montagne e quando scendi a valle ti volti a rimirare il suo bel verde condito dalle pale eoliche che sembrano grandi uccelli e ben presto la nostalgia si fa struggente.

Al termine del mio racconto i miei occasionali compagni di tavolo erano così tanto entusiasti che la madre della cantante ha esclamato:

– Vendiamo la casa di Roccaraso e compriamola qui.

Un'altra caratteristica dei capracottesi è quella di aver incoraggiato i figli a studiare, anche a prezzo di molti sacrifici. Come mi ha raccontato un teologo nato a Capracotta, ma presto inurbato a Roma, di questi almeno un migliaio hanno conseguito la laurea e alcuni hanno anche raggiunto posizioni ragguardevoli in Italia e nel mondo intero.

Carolina, maestra di ricamo, mi ha raccontato che i suoi figli e i suoi fratelli sono tutti professori, mentre a Lei - donna - non è stato permesso di studiare. Ciò nonostante ha l'aria di essere una intellettuale e mi ha chiesto di dedicarLe la poesia "La ricamatrice" di Giorgio Caproni.

Quest'anno infatti per il 2° ciclo di "Donne e Poesia" avevo scelto come tema "Caproni a Capracotta" ed ho letto in pubblico una serie di poesie tratte dalla raccolta "Il seme del piangere" dedicate dal poeta alla madre.

Prima di iniziare la poesia "La ricamatrice" ho guardato intorno per cercare la signora Carolina e pur non vedendola, pensando che magari stesse nascosta in qualche anfratto… le ho dedicato ugualmente la poesia a voce alta…


Nel sole era il cantare

candido, d'un canarino.

Vedevi il capo chino

(e acre) strappare la gugliata

nuova, per ricominciare.

(G. Caproni, "La ricamatrice", 1959)


Ma Carolina, maestra di ricamo, non era proprio venuta, confermando così quello spirito un po' da monelli, più volte da me riscontrato tra i capracottesi di ogni età.

Restando nel tema della monelleria, un altro tipico personaggio è Natalino un ex-elettricista che, alle porte di Capracotta, ha costruito da sé una casa-laboratorio esclusivamente con materiali di riciclo e un sistema acustico e di illuminazione eco-compatibile.

Un pomeriggio siamo andati a trovarlo e ci ha accolto con canzoni anni '70 insieme a pane, formaggio e a un "goto de vin" che io e la mia amica padovana non ci siamo lasciate scappare.

All'ingresso di questo regno fai-da-te (cucina, focolare, cantina, sala da pranzo, ripostiglio e veranda) campeggia una frase curiosa e ironica: "Qui abita nessuno".


Giusi Anna Salmaso

Fonte: http://www.vivereconcura.it/, agosto 2010.

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