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Corpi demaniali e feudi nella Capracotta del 1780

  • Immagine del redattore: Letteratura Capracottese
    Letteratura Capracottese
  • 17 apr
  • Tempo di lettura: 5 min

Pianta tenimento Capracotta
Pianta di tutto il tenimento di Capracotta (1780).

La "Pianta di tutto il tenimento di Capracotta coll'individuazione de' corpi demaniali e feudi" del 1780 è un documento eccezionale per la conoscenza del territorio capracottese del XVIII secolo, giacché riporta i nomi delle località, dei valloni e delle fonti più importanti del tempo, con una scala geometrica di 1.000 passi.

È una pianta che meglio di ogni altra descrive il fenomeno del feudalesimo medievale, in cui vi sono, da un lato, i feudi, ossia le unità territoriali, giuridiche e fiscali concesse da un signore ad un vassallo in cambio di fedeltà, servizi militari e consulenza; dall'altro appaiono i terzi demaniali, una forma di organizzazione territoriale in cui un terzo delle terre era gestito direttamente dal demanio, mentre i restanti due terzi erano nelle mani dei signori. Questa suddivisione garantiva al settore pubblico il controllo strategico su parti del territorio.

Colpisce infine la forma del nostro territorio che, mai come in questa pianta, assume i connotati di una capra vera e propria! Ora passerò in rassegna prima i 9 corpi demaniali e poi i 7 corpi feudali che componevano il tenimento di allora nel XVIII secolo, da cui restano sospesi due territori contesi, quello di Monte le Pere, conteso con Castel del Giudice, e quello di Stocco, conteso con Pescopennataro.

Le Cesa

Le Cese, situate ad est di Capracotta, sono un corpo demaniale che, a differenza della Guardata, furono disboscate per lasciare spazio alle coltivazioni, di cui il popolo capracottese aveva bisogno. Il toponimo richiama non tanto la forma di governo del bosco ceduo, quanto la cesina di origine longobarda, ossia il taglio relativamente recente degli alberi.

Santa Croce

Fondato sul finire del Trecento, il piccolo monastero di S. Croce di Verrino dipendeva dal cenobio agnonese di S. Maria a Majella. Nel XV secolo l'area sud-orientale di S. Croce divenne demanio di Capracotta a seguito dell'abbandono dell'omonimo eremo celestiniano che vi sorgeva e della conseguente causa tra i padri celestini di S. Spirito del Morrone e Giuliano da Macchia. Nel terzo demaniale di S. Croce vengono segnalati due gruppi di mulini.

Vallesorda

Vallesorda è una delle più antiche contrade del nostro territorio, situata a meridione di Capracotta, ed anch'essa menzionata sin dall'anno Mille per le ripetute donazioni di cui fu oggetto, assieme a sorgenti (è segnalata la Spogna), boschi e vigne, in favore del monastero benedettino di S. Pietro Avellana. Il suggestivo toponimo di Vallisurda che la contraddistingue è notoriamente legato all'assenza di eco generata in quell'ampia valle.

Le Fonticelle

Quello delle Fonticelle è un corpo demaniale stretto tra il feudo dell'Ospedaletto, il feudo di Monteforte e i terzi della Vorraina e di Vallesorda. Il nome delle Fonticelle deriva dalla grande presenza di acqua sorgive, scaturenti dai boschi di Monte Capraro e Monte Cavallerizzo, le quali ingrossano a valle il torrente Verrino.

Vorraine

Ennesimo terzo demaniale del territorio di Capracotta, le Vorraine (rinvenibile anche al singolare di Vorraina) sono un'area mista di bosco e pascolo situata sul versante orientale di Monte Capraro. L'inconsueto toponimo di questa località deriva dalla borragine, una pianta erbacea che, probabilmente, in passato era presente su quei prati.

Le Contra

Nella Capracotta feudale le Contra erano un altro terzo demaniale, comprendenti la parte boscosa di Sotto il Monte e i prati coltivabili del vallone Molinaro. Il suo toponimo non è che una contrazione di "contrade", con particolare riferimento a quelle zone eminentemente rurali, poste ad occidente di Capracotta, in cui è sempre mancata una stabile presenza abitativa.

Piedi le Pietre

Giacché nel Medioevo il centro di Capracotta era detto Terra (anche Ristretto della Terra o Terra Vecchia), la località posta al di sotto del paese non poteva che chiamarsi Sotto la Terra, presente in cartografia col nome di Piedi le Pietre, toponimo che ancor più rimanda alla posizione ribassata rispetto ai rocciosi Ritagli. Sotto la Terra è oggi una delle tre frazioni del Comune di Capracotta.

La Difesa

Al pari di tante altre località dell'Italia centrale e meridionale, anche la Difesa di Capracotta nacque quale parte boscosa da salvaguardare per l'approvvigionamento di legna da ardere. Non è un caso se anche il feudo di Guastra aveva una propria Difesa, così come esisteva una Difesa del Macello per gli abitanti del rione di S. Antonio, situata laddove oggi sta la villa comunale.

Guardata

Situata a nord di Capracotta, la Guardata nasce come terzo demaniale facente parte delle Cese e, a differenza di quella attuale, adibita al pascolo bovino, era un tempo ricoperta di boschi, poiché funzionale ad un bisogno primario del popolo capracottese: il legnatico. Il nome della Guardata proviene dal fatto che dal suo promontorio è possibile ammirare l'intera valle del Sangro fino alla catena montuosa della Maiella. È in questo corpo che viene segnalata la Fonte del Sambuco.

Ospidaletto

Assieme alle Vicenne Piane e ai Bralli, anche l'Hospitaletto è stato un feudo passato di mano in mano nel corso dei secoli, entrato nel 1507 nel tenimento di Capracotta. Dopo l'eversione feudale, su queste fertili terre sorse una lunga causa tra cittadini e Comune di Capracotta, terminata nel 1932 con la ripartizione dei demani e scioglimento della promiscuità. Buona parte dell'Ospedaletto è ancor oggi proprietà privata della famiglia Selvaggi.

Monteforte

Quello di Monteforte è un altro feudo sorto nel Medioevo, all'interno del quale erano anticamente acquartierate sparute legioni di guardia militare, che lì avevano impiantato un piccolo centro abitato, dotato di chiesa, campi e pascoli, in un luogo aspro perché costantemente battuto dal vento, tanto che il toponimo di Monsfortis richiama probabilmente l'ingenerosità di quell'ambiente naturale.

Guastra

Anche Guastra era un feudo ducale, ancor più redditizio dell'Orto Ianiro, poiché situato ad un'altitudine minore e ricco di acque sorgive. Il nome di questa località (rinvenibile anche al plurale di Guastre) è di sicura derivazione longobarda: o è il guasto inteso in senso amministrativo di "gastaldato", oppure proviene dalla parola wast, indicante un luogo in rovina o che ha subito una devastazione.

Ortojaniro

Coi suoi 1.382 tomoli, questo era il più ampio feudo di proprietà ducale, nei cui confini le famiglie avvicendatesi al titolo di Capracotta trassero buone rendite dal pascolo e dal seminativo. Il nome dell'intera zona, posta a nord-est, è certamente legato alla famiglia capracottese Ianiro, variante di Ianigro, che discende probabilmente da un qualche Giovanni coi capelli corvini.

Macchia

La Macchia (rinvenibile anche al plurale di Macchie) è un'antichissima contrada del nostro territorio, oggi frazione del Comune di Capracotta. Il suo nome affonda le radici nel Basso Medioevo, quando il feudo di Maccla Strinata era più popoloso di quello di Capracotta stessa. Gravitante attorno al vicus romano della Fonte del Romito, la Macchia aveva anche un proprio cimitero (ustrinum).

Cannavina e Cannavinello

I boschi della Cannavina e della Cannavinella entrarono ufficialmente nel novero dei feudi di Capracotta durante la dominazione spagnola e più precisamente sotto l'investitura di Andrea d'Evoli, il quale vide la sua discendenza spogliata dei beni feudali nel 1568, dopo che la Regia Corte di Napoli punì i nipoti Andrea, Cesare ed Antonio per un doppio delitto di cui si erano resi colpevoli.


Francesco Mendozzi

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