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A don Claudio Conti


Claudio Conti (1879-1932).

Addio don Claudio,

passando dico,

là dove medica

quell'altro amico.


È un'abitudine

devota presa.

Passo inchinandomi

come a una chiesa.


Noi, quella perdita

troppo immatura

della simpatica

bella figura


tua d'uomo e medico

tutti sentiamo.

Pace, don Claudio.

Per te preghiamo.


Fosti un carissimo

dottore attivo;

sei oggi immobile,

ma il nome è vivo


nel cuor del popolo

riconoscente.

Gloria don Claudio

morto-vivente.


Rassegnatissimo

baciasti il velo

che avvolse l'anima

chiamata in Cielo.


E senza scrupoli,

caro dottore,

di nessun genere,

senza rancore,


né v'è chi 'l dubita.

a parer mio,

l'alma nettissima

rendesti a Dio.


Tutti i più miseri

eran tuoi figli;

con l'elemosina,

coi bel consigli


e con le regole

del saper fare,

tra il serio e ridere,

senza umiliare,


sembrava il balsamo

che gli portavi,

e con quel metodo

li risanavi.


L'azione termina,

lo vuol natura,

ma i fatti restano,

il nome dura.


Se noi qualche obbligo

abbiamo, è quello,

credo, di toglierci

tutti il cappello,


dal primo all'ultimo.

Qui c'è un passato

scritto indelebile,

inalterato,


a grandi lettere.

Si legge chiaro:

"non si dimentica

un figlio caro"


di stampo nobile,

di polso forte,

che fu tanto utile

fino alla morte.


Avevi un genio

parlante poi,

ce lo dimostrano

gli attrezzi tuoi;


Il bello, l'ordine

del tuo studiolo,

i libri, il tavolo

là dove solo


cercavi il massimo

pel ben di tutti.

Chi mai sognavasi

quei pianti e lutti


che reclamavano

la tua presenza.

Quel voto unanime

della coscienza


di tutto il popolo

segnò una data

incancellabile

e ricordata,


plaudente l'opera

degli anni tuoi.

Gloria, don Claudio,

prega per noi.


(1932)


Nicola D'Andrea

 

Fonte: N. D'Andrea, Le poesie di Nicola D'Andrea, Il Richiamo, Milano 1971.

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