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A don Gregorio Conti


Gregorio Conti (1871-1943).

Questo giorno

dai suoi molti amici intorno

don Gregorio è festeggiato.

Anch'io qui mi son provato

combinar quant'ho potuto

pel saluto.


Ma dirò

che non oltre andar potrò:

la mia penna non è franca

ché, l'acuto ingegno manca,

però più d'ogni altro onore;

vale il cuore.


Vale il vero,

vale il detto più sincero,

pur se manca in forma e stile,

in eleganza signorile

che spessissimo non basta.

Anzi guasta.


Il tuo nome,

don Gregorio, è chiaro come

un bel faro netto e vivo.

La sostenni e qui la scrivo

questa verità che canta

sacrosanta.


Imparato

dall'esempio inalterato

di tuo padre e di tua mamma

conservato hai quel programma

con costanza di pensiero

giornaliero.


L'avvenire,

(augurando) possiam dire

ti sarà più luminoso;

perché tu, d'un armonioso

portamento invidiato

sei dotato.


Spera e sia.

Lunga vita il ciel ti dia,

lunga vita allegro e sano;

e proteggati la mano

del tuo Protettor, gran Santo

che ami tanto.


Fida e spera!

questa strada bella e vera,

la più dritta e più sicura;

che ti consigliò natura

fiducioso seguirai,

com'or fai.


La persona

che a niun duol mai s'abbandona

e di Dio ne ha gran timore

certamente è un gran signore,

specialmente se sostiene

nel far bene.


La coscienza

tua lo sa per esperienza.

s'io mi sbaglio in te su questo.

Tu non sei soltanto onesto,

ma possiedi per gran dono

d'esser buono,


premuroso

d'aiutare il bisognoso,

e poi tanti; mai a scopo

di guadagni prima o dopo;

Quasi sempre con un viso

di sorriso.


Gentil nato;

possiam dirlo a tutto fiato.

Vò gridarlo a tutti i venti

pur se tu distratto senti.

Pur se tu, questi miei detti

non permetti.


Siamo al mese,

siamo al dì che in casa e chiese

il tuo nome è in festa tanto.

Giorno poi dell'anno santo

che si onora il Cristo-Re;

"Trentatré".


Quindi accetta

nell'annata benedetta

questi voti con più stima:

sempre meglio ancor di prima

l'avvenir tuo pieno sia

d'armonia,


di salute,

di bellissime vedute;

e per tutta l'esistenza

d'una chiara intelligenza,

per la gioia di te stesso.

pel progresso,


per l'onore

come fece il genitore.

Come fanno i tuoi parenti

che ti seguono contenti.

Vivi e spera in Dio l'aiuto.

Ti saluto!


Prima di terminare questo canto

voglio cambiare ai versi un po' l'accento,

per poter meglio dir quel che qui sento

da questi amici che mi pregan tanto

di non dimenticarmi ricordare

che manca qualche cosa per brindare!


Come sarebbe a dire; un bottiglione

di vino pizzicante prìa di tutto.

e poi... qualche ritaglio di prosciutto,

e che so io... scamorze, provolone.

Provvedi solamente perché poi,

a tutto il resto penseremo noi!


(1933)


Nicola D'Andrea

 

Fonte: N. D'Andrea, Le poesie di Nicola D'Andrea, Il Richiamo, Milano 1971.

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