• Letteratura Capracottese

Una donna contro il clero di Capracotta


Uno scorcio di Sant'Angelo del Pesco.

Dai regesti del notariato e del decurionato frentano relativi al XVII secolo ho estratto un testamento davvero curioso, datato 10 aprile 1617 e firmato da Laura Carnevale di Capracotta, vedova di Marco Antonio Coccio di Sant'Angelo del Pesco. In realtà Laura era al secondo matrimonio perché in prime nozze aveva sposato un capracottese, Lazzaro Di Bucci, colui che diversi anni prima aveva patrocinato, all'interno dell'antica Chiesa Madre, una cappella posta al di sotto dell'organo, poi donata al clero locale.

Il testamento di Laura cominciava con una formula di rito: «In terra Sancti Angeli de Pesco Pennatario et proprie in domibus Marci Antonij Cocci» tanto che è possibile notare, sin dall'incipit, come la terra di Sant'Angelo del Pesco debba il suo nome (e la sua stessa esistenza) alla vicina Pescopennataro. La disposizione testamentaria continuava così:

Lassa essa testatrice che si faccia una cappella et quatro nella chiesa matrice di St° Agnelo in detta terra di St° Agnelo per detti suoi heredi con l'imagine della Trinità S.ma e de St° Martino, et ai piedi di essa farci fare l'immagine di essa testatrice e di detto Marco Antonio Coccio suo marito, de prezzo et valore de cinquanta docati. Item essa Laura testatrice dechiara et asserisce li anni passati haver fatto una certa donatione allo Clero et preti di Capracotta de docati quattro cento per mano de don Prospero Carfagno di Capracotta in beneficio de detto Clero; la quale donatione essa testatrice vole espressamente che sia nulla et invalida.

A quanto pare Laura Carnevale disponeva che alla sua morte gli eredi innalzassero nella Chiesa di Sant'Angelo una cappella dedicata alla Santissima Trinità e a san Martino e realizzassero dipoi un'immagine dei coniugi Coccio a testimonianza del lascito. Al contempo la signora chiedeva l'annullamento della donazione fatta dal primo marito al clero di Capracotta, cioè quando Lazzaro Di Bucci aveva elargito 400 ducati a don Prospero Carfagna, canonico di Santa Maria. Laura ne aveva già parlato col vescovo di Trivento, il francescano Paolo del Lago, e la sua strana richiesta era dettata dal fatto che «la volontà de Lazzaro de Buccio suo primo marito [...] di lasciare ogni cosa alla Chiesa non fu vero, atteso che li preti di Capracotta lo sedussero a far fare detta declaratione et fu ingannata».

Che fine ha fatto la cappella della Trinità a Sant'Angelo del Pesco? E il quadro di Marco Antonio e Laura? E della cappella dei Di Bucci a Capracotta che ne è stato? Tutto perduto, ché omnia fert ætas.


Francesco Mendozzi

Bibliografia di riferimento:

  • V. Cocozza, Dai vertici degli Ordini al Regio Patronato: il caso di Paolo Bisnetti de Lago e la diocesi di Trivento (1606-1621), in «Mediterranea», XII:35, dicembre 2015;

  • C. Delle Donne, Nostalgia: Sant'Angelo del Pesco, San Leucio, Isernia 2002;

  • C. Marciani, Regesti marciani: fondi del notariato e del decurionato di area frentana (secc. XVI-XIX), voI. I, Japadre, L'Aquila 1987;

  • F. Mendozzi, Guida alla letteratura capracottese, vol. I, Youcanprint, Tricase 2016;

  • E. Novi Chavarria e V. Cocozza, Comunità e territorio. Per una storia del Molise moderno attraverso gli apprezzi feudali (1593-1744), Palladino, Campobasso 2015;

  • F. Valente, Luoghi antichi della provincia di Isernia, Enne, Bari 2003.

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