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La Madonna


Vincenzo Di Nucci (1897-1975).

È una limpida serata di maggio, piena di luce dai toni rosati. L'aria è tiepida.

Scende dal Rettilineo, diretta, alla chiesetta della Madonna, la processione mariana.

Davanti c'è l'Arciprete, con la cotta, la stola sopra, e il tricorno in testa, affiancato da due chierichetti. Dietro una frotta di bambini e di donne, vestite all'antica, di scuro.

Ultimi arrancano zi Vincenzo e Michelangelo Carfagna.

Procedono salmodiando l'Ave Maria. Comincia il primo coro, nel quale fa spicco la voce alta e stonata di Lucia di Milione, con tono più sostenuto: Salve, o Maria, piena di grazie, il Signore è te... co... Risponde il secondo, con tonalità più grave e bassa: Santa Maria, madre di Dio... e così sia, Gesù e Maria...!

Qualche donna si accoda, il corteo s'ingrossa. I pochi uomini che sono in coda si curano della disciplina della retroguardia, formata dalla piccola marmaglia, sempre più vivace. Intanto gruppetti di donne e ragazzi, isolati, precedono la processione.

Il corteo svolta a "I Pioppi", mentre l'eco del canto a Maria, dolce e monotono, si spenge lentamente.

Comincia la funzione. È l'occasione tanto attesa per manifestare con la preghiera corale la profonda devozione verso Maria.

Zi Vincenzo della Madonna, il custode, si muove lento e grave tra i banchi per la

questua.

Di tanto in tanto si curva verso qualcuno e scambia qualche parola. Per i ragazzi ciarlieri, basta un cenno.

La funzione termina. Lungo la via della Madonna, fino a "I Pioppi" ed oltre, è uno snodarsi di gruppetti di donne, che affrettano il passo per il rientro, ciangottando.


Domenico D'Andrea

 

Fonte: D. D'Andrea, Sul filo della memoria, a cura di V. Di Nardo, D'Andrea, Lainate 2016.

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