• Letteratura Capracottese

La Repubblica napolitana e il Sangro


Saverio Della Gatta, "La distruzione dell'albero della libertà a largo di Palazzo", 1800, olio su tela.

La Repubblica napolitana è quella parentesi statuale che si venne a interporre in Napoli, dal gennaio al giugno 1799, in seguito alla vittoriosa Prima campagna d'Italia (1796-97) di Napoleone Bonaparte. La capitale partenopea, che fin dal 1793 conteneva molti dei germi rivoluzionari, proclamò la repubblica dopo che la disfatta di Civita Castellana, coi borbonici costretti alla ritirata davanti all'esercito francese guidato da Jean Étienne Championnet (1762-1800), costrinse il conte Francesco Pignatelli (1734-1812) - vicario del re, visto che questi era fuggito a Palermo - a concludere il pesante armistizio di Sparanise: a molti positivisti meridionali quella sembrò l'occasione giusta per instaurare una repubblica sul modello rivoluzionario francese, nella quale le istanze illuministe potessero finalmente avere libero sfogo. La Repubblica, però, non nacque prima della violenta guerra civile scoppiata tra controrivoluzionari sanfedisti e rivoluzionari filofrancesi, terminata con l'affermazione dei secondi, ed ebbe un'esistenza travagliata proprio per la bassa adesione del ceto popolare a quegli ideali rivoluzionari d'importazione francese che avevano infiammato le élite intellettuali.

Comunque sia, nel breve lasso di tempo in cui la Repubblica napolitana visse, Championnet emise una serie di proclami, editti, sanzioni ed inviti, che andarono a modificare effettivamente l'organizzazione statale dell'ex Regno di Napoli, tra cui, per ciò che riguarda la popolazione altosannitica, la legge «concernente lo stabilimento e la distribuzione de' Cantoni del Dipartimento del Sangro», firmata il 2 piovoso dell'anno VII, ovvero il 21 gennaio 1799. Championnet decise di dividere quel territorio in 16 cantoni: Lanciano, Ortona, Palena, Atessa, Pescocostanzo, Castel di Sangro, Agnone, Baranello, Campobasso, Riccia, Trivento, Larino, Termoli, Serracapriola, Dragonara e Vasto. I comuni di nostra pertinenza erano compresi tutti tra il VI° cantone, quello di Pescocostanzo, e l'VIII°, quello di Agnone, oltre a quello di Trivento, il XII°.

Nel decreto rivoluzionario compendiato da Aniello Nobile vengono infatti inseriti, per il VI° cantone, i comuni di Pesco Costanzo, Revisondoli, Pietrabondante, Petranzieri, Colleangelo, Giuliopoli, Roscello, Civita Borrella, Civita Luparella, Buonanote, Fallo, Monte Negro, Monte Lapiana, Quadri, Gambarelle, Pizzo Ferrato e Pietra Ferrazzana.

Nel VII° cantone vi sono i comuni di Castel di Sangro, Alfidea, Monte Nero, Acquasparta, Malacocchiara, S. Pietro, Castel delli Giudici, Campo di Giove, Crudoli, Rocca di Cinque Miglia, Rocca del Raso, Rimogna, Scontrone, S. Angelo, Valle Varrea, Civitella, Varrea, Rocca Tramonti, Opi e Peschio Asserole.

Nell'VIII° cantone figurano i comuni di Agnone, Pescopignataro, Belmonte, Castelluccio, Cacavere, Begnuolo, Torella, Civitavecchia, Molise, Fusolone, S. Angelo in Grottola, Pescolanciano, Civitanuova, Chiavici, Castiglione, Carovilli e Vastogirardo.

Infine, nel XII° cantone ci sono i comuni di Trivento, S. Biase, Salcita, Peselatura, S. Salvatore, Castel Guidone, li Schiavi, S. Giovanni in Verde, Castiglione, G. di Jonata, Guardia Bruna, Torre Bruna, Monte Ferrante, V. M. S. Civitella del Conte, Colle di Mezzo, Baselice, Rocca Spinalberto, Fraino, Celenza di Trigno, Acqua Borrara e Rocca Vivara. Sicuramente nella raccolta del Nobile sono presenti molti refusi di stampa ma è altrettanto sicuro che alcuni comuni mancano all'appello, primo fra tutti Capracotta, e poi Forlì del Sannio, Roio del Sangro o Villa S. Maria.

Capracotta probabilmente non partecipò, o partecipò minimamente, al fervore rivoluzionario del 1799 tanto che, con riferimento al cosiddetto Albero della libertà - simbolo supremo della rivoluzione francese -, a detta del celebre storico Alfonso Perrella (1849-1915), «in Capracotta non si ha memoria certa che si fosse piantato». Sembra quasi che la trascuratezza storiografica di Aniello Nobile nella sua raccolta di editti championnettiani sia una metafora dello spirito con cui Capracotta visse la Rivoluzione francese, uno spirito pressoché assente.

In realtà Capracotta offrì un qualche contributo agli eventi del 1799 nella persona di Mariangela de Riso, duchessa di Capracotta, donna moderna dallo spiccato gusto estetico e in possesso di ampie vedute sociopolitiche, che partecipava a quei salotti intellettuali nei quali l'urgente illuminismo partenopeo cercava di trovare concretezza. Bensì, all'indomani della caduta della Repubblica napolitana, avvenuta il 13 giugno 1799 dopo la riconquista del cardinale Fabrizio Ruffo (1744-1827), la duchessa Mariangela, disperata e impaurita, fu costretta a riparare in modo rocambolesco a Parigi dove, inizialmente «priva di mezzi, faceva debiti da per tutto», finché non ricevette un sussidio dal governo napoleonico di 200 franchi mensili. La vita della duchessa di Capracotta proseguirà tra alti (pochi) e bassi (tanti) fino alla sua morte, sopravvenuta nel 1815 proprio a Parigi, capitale eletta di ogni uomo libero, di ogni vero citoyen.


Interno del Palazzo Capracotta di Napoli.

Francesco Mendozzi

Bibliografia di riferimento:

  • C. Albanese, Cronache di una rivoluzione. Napoli 1799, Angeli, Milano 1998;

  • B. Croce, Varietà di storia letteraria e civile, Laterza, Bari 1935;

  • M. D'Ayala, Napoli nel terrore: 1799-1800, in «Nuova Antologia di Lettere, Scienze ed Arti», XCV:174, Roma, settembre-ottobre 1901;

  • C. De Nicola, Diario napoletano, vol. I, Pierro, Napoli 1906;

  • M. A. Macciocchi, Cara Eleonora. Passione e morte della Fonseca Pimentel nella Rivoluzione napoletana, Rizzoli, Milano 1993;

  • F. Mendozzi, Guida alla letteratura capracottese, vol. I, Youcanprint, Tricase 2016;

  • A. Nobile, Proclami, leggi, editti, sanzioni, ed inviti così del generale in capo Championnet, vol. I, Nobile e Bisogno, Napoli 1799;

  • A. Perrella, L'anno 1799 nella Provincia di Campobasso. Memorie e narrazioni documentate con notizie riguardanti l'intiero ex Regno di Napoli, Majone, Caserta 1900;

  • A. M. Rao, Esuli. L'emigrazione politica italiana in Francia: 1792-1802, Guida, Napoli 1992.

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