top of page

La Madonna di Loreto di Capracotta: dalla scultura medievale all'immagine di culto

Immagine del redattore: Letteratura Capracottese
Letteratura Capracottese
12 ore fa
Tempo di lettura: 11 min

Relazione presentata al convegno "Fabbrica SML: origini del culto della Madonna di Loreto a Capracotta e in Molise", tenutosi il 29 agosto 2026 nel Santuario di S. Maria di Loreto a Capracotta (IS).

La Madonna di Loreto di Capracotta tra statue consimili.
La Madonna di Loreto di Capracotta tra statue consimili.

Quando entriamo nel Santuario il nostro sguardo viene catturato immediatamente dalla potente immagine della Madonna di Loreto, che vediamo abbigliata come una regina: i suoi preziosi abiti in tessuto trafilati in oro (la tunica bianca e il maphorion blu), la lunga chioma riccia e la corona, attributo della sua regalità. È questa l'immagine che da generazioni accompagna la devozione dei capracottesi che, in occasione dei festeggiamenti triennali, tornano da ogni parte del mondo per renderle omaggio.

Ma cosa si nasconde sotto questa immagine che tutti noi conosciamo?

Devo confessarvi una cosa. Nonostante mi occupi ormai da anni di arte medievale, da capracottese ho sempre trovato difficile separare il sentimento devozionale dall'interesse storico-artistico per questa scultura. Questa sera vorrei provare a farlo insieme a voi.

Osservando il simulacro della Vergine emerge, con immediatezza, la sua inafferrabilità. Se considerassimo soltanto gli abiti, la parrucca e gli ornamenti, penseremmo senza esitazione ad una scultura di età tardo-barocca. Si tratterebbe, del resto, di una tipologia molto diffusa nell'Italia centro-meridionale (a titolo esemplificativo, potrei citare due esempi similari al nostro: quello della Madonna dei Monti, venerata dai campobassani, oppure quello della Madonna dei Cipressi di Fontegreca, onorata, non casualmente, l'8 settembre, data in cui la Chiesa celebra la Natività di Maria).

Ma se, almeno idealmente, togliessimo tutti questi elementi, apparirebbe ai nostri occhi qualcosa di completamente diverso: una più rara scultura lignea medievale (sarebbe l'unica opera artistica di tale periodo sopravvissuta qui a Capracotta). Prima di entrare nel merito delle questioni storico-artistiche, desidero però fare una precisazione. Questa immagine non deve sostituire quella che tutti noi custodiamo nella memoria e nel cuore. Al contrario, credo possa aiutarci a comprendere meglio la straordinaria storia di questa scultura. Da una parte c'è la Madonna che la devozione popolare ha progressivamente trasformato e impreziosito nel corso dei secoli; dall'altra c'è il manufatto medievale che continua a custodire, sotto quegli abiti, la propria identità originaria.



Queste due realtà non si contrappongono, ma convivono nella stessa scultura e insieme raccontano una storia secolare di fede, arte e tradizione. Se ci fermiamo a riflettere, ci rendiamo conto che anche i nostri antenati si sono inginocchiati davanti a questo stesso sacro legno che, attraverso trasformazioni, restauri e nuovi rivestimenti, continua ancora oggi a essere il cuore della devozione di un'intera comunità.

Dopo aver osservato per qualche istante l'immagine, possiamo entrare nel merito dell'analisi storico-artistica, con l'ambizioso obiettivo di ricostruire, per quanto possibile e al netto delle numerose ridipinture e delle diverse trasformazioni subite nei secoli, l'aspetto originario della nostra Madonna.

La scultura appartiene a una tipologia ben precisa, quella della Maestà in Trono con il Bambino, tra le espressioni più fortunate della produzione lignea medievale. In Molise questa iconografia conobbe una diffusione particolarmente significativa, come dimostra l'elevato numero di esemplari superstiti sparsi nella regione.



L'interesse degli studiosi nei confronti di questo patrimonio si deve soprattutto alle ricognizioni di Ada Trombetta, cui seguirono quelle di Luisa Mortari. Le loro ricerche portarono all'attenzione un fenomeno per molti aspetti sorprendente: la consistente sopravvivenza di sculture lignee in un territorio duramente segnato da calamità naturali, in particolare terremoti devastanti - basti ricordare quelli del 1349, del 1456, del 1658 e del 1805 (il celebre terremoto di Sant'Anna) - che hanno cancellato buona parte del patrimonio artistico medievale della nostra regione. A questo si deve aggiungere la natura estremamente deperibile del materiale con cui queste sculture erano realizzate, il legno. Tali aspetti rendono ancora più sorprendente, a mio avviso, la straordinaria conservazione di sculture lignee nel Molise.

Negli anni successivi gli studi sulla scultura lignea medievale molisana conobbero una nuova fase di rallentamento. Un rinnovato impulso si deve invece all'attività di Dora Catalano, già soprintendente regionale, che agli inizi degli anni Duemila promosse un censimento sistematico e aggiornato del patrimonio ligneo molisano, portando ad identificare circa cinquanta sculture medievali ancora conservate, confermando come nella regione, in età medievale, dovessero essere attive botteghe di artigiani specializzate nell’intaglio e nella lavorazione del legno.

Per meglio comprendere la Madonna di Loreto è ora necessario soffermarsi su un ristretto gruppo di sculture lignee medievali molisane accomunate da caratteri formali ricorrenti, riconducibili ad un medesimo filone figurativo (ovvero, quello di ascendenza gotico-francese), assimilato e successivamente rielaborato in forme più ingenue e provinciali dalle botteghe di intagliatori presenti nel nostro territorio.

Tra queste, un ruolo di assoluto rilievo spetta alla cosiddetta Madonna del Piede di Isernia, che ha avuto, nel corso dei secoli, vicende conservative piuttosto complesse. Attualmente la scultura è esposta nella navata destra della cattedrale di Isernia, ma Luisa Mortari, raccontò di averla rinvenuta, ormai alcuni decenni fa, in stato di abbandono nell'eremo dei Ss. Cosma e Damiano. Le precarie condizioni di conservazione resero necessario un accurato intervento di restauro che, oltre al consolidamento della struttura lignea, comportò la rimozione delle numerose ridipinture (principalmente stucchi e smalti sovrapposti nel corso dei secoli), restituendo così l'originario aspetto medievale della scultura.

Come anticipavo, anche la sua storia è piuttosto complessa e ancora in parte avvolta nell'incertezza. Sappiamo tuttavia che, in origine la Madonna del Piede godeva di grande venerazione e il suo culto si praticava in un piccolo santuario rupestre (ancora esistente) a lei dedicato a pochi chilometri dalla città di Isernia. Secondo la tradizione proprio in quel luogo, al di sopra di un albero, la Madonna sarebbe apparsa; ogni anno, l'8 settembre, in occasione della sua festa, numerosi pellegrini vi si recavano per renderle omaggio.

A questo punto vi starete probabilmente chiedendo perché mi sia soffermato così a lungo su questa scultura e quale legame possa avere con la nostra Madonna di Loreto. È proprio da questo confronto che prenderà avvio il tentativo di ricostruirne l'aspetto originario.



La Madonna del Piede rappresenta infatti uno dei vertici assoluti della statuaria lignea medievale conservata in Molise, e, con ogni probabilità, considerate le sue straordinarie qualità, non dovette essere opera di maestranze locali, che non avevano certamente capacità artistiche tali da plasmare un simile capolavoro. Condivido, infatti, l'ipotesi avanzata da Dora Catalano, secondo cui la scultura sarebbe giunta ad Isernia direttamente da Napoli, dove operavano botteghe aggiornate sugli esiti più raffinati della cultura figurativa gotico-francese.

Non è questa la sede per soffermarmi sulle numerose peculiarità stilistiche della Madonna del Piede; vi invito però a osservare un dettaglio di straordinaria modernità: il Bambino, non è seduto, come di consueto, sulle ginocchia della Vergine, ma si protende in avanti verso lo spettatore, creando un dialogo emotivo con il fedele. Una soluzione compositiva di grande naturalismo, che conferisce alla scultura qualità artistica e vivacità.

Sulla base dei confronti con opere franco-napoletane, ritengo corretta la datazione della scultura agli ultimi decenni del Duecento (questa cronologia ci sarà utile per proporre una datazione anche per nostra Madonna).

L'arrivo della Madonna del Piede ad Isernia dovette esercitare un forte impatto sulle botteghe locali, che tentarono di imitarla ed assimilarne il linguaggio figurativo. Pur senza raggiungerne il livello qualitativo, gli artigiani molisani ne rielaborarono i modelli in forme più semplificate e provinciali, dando origine ad un gruppo di sculture accomunate dagli stessi caratteri formali.

A questo filone, che trae origine dalla Madonna del Piede di Isernia, appartengono, tra le altre, la Madonna della Provvidenza (attualmente conservata nell'Episcopio ad Isernia) la Madonna con Bambino proveniente dalla chiesa di San Marco ad Agnone e, ritengo, anche la nostra Madonna di Loreto.

A differenza delle Madonne di Agnone e di Isernia, la Madonna di Capracotta (come già anticipato), ha subito nel corso dei secoli numerose trasformazioni (tra cui ridipinture e l'aggiunta degli abiti in tessuto, delle corone e della parrucca) che ne hanno progressivamente modificato l'aspetto originario. Ma come mai, nel corso del tempo, si è avvertita l'esigenza di trasformare l'immagine originaria della nostra Madonna?

Il fenomeno non deve sorprendere: le ridipinture e le trasformazioni delle immagini sacre costituiscono una pratica frequente nella storia dell'arte. Alla base vi era, innanzitutto la volontà di prolungare la vita delle sculture per ragioni legate al culto. In passato, infatti, le esigenze devozionali prevalevano spesso su quelle strettamente storico-artistiche del manufatto. Per dirla in maniera semplice, se il volto della Vergine era rovinato, lo si ridipingeva (aggiornandolo secondo la moda corrente) per renderlo nuovamente riconoscibile e decoroso. Ciò che prevaleva era, dunque, la funzione cultuale della scultura.

È quanto avvenuto anche alla nostra Madonna di Loreto, che da secoli gode di una venerazione profondamente radicata nella nostra comunità e che, proprio attraverso queste trasformazioni, ha progressivamente perduto alcuni dei suoi connotati più schiettamente medievali e gotici.

Un destino diverso ha avuto, invece, la Madonna della Provvidenza di Isernia, della quale vorrei servirmi questa sera per formulare alcune considerazioni sulla nostra Madonna di Loreto.

La scultura di Isernia era conservata, fino ad alcuni decenni fa, nella chiesa di San Francesco (accanto al Municipio). Successivamente fu restaurata e trasferita nella Curia vescovile di Isernia (ahimè, sottratta alla pubblica fruizione, per poterla visionare oggi servono un'infinità di permessi). Non godendo più, già nel corso del Novecento, di una particolare venerazione, si decise di intervenire sulla scultura per recuperare, per quanto possibile, il suo aspetto originario, eliminando le numerose ridipinture e le aggiunte accumulate nel corso dei secoli. Dall'immagine possiamo vedere come siano state riportate alla luce le cromie originali, mentre nelle parti in cui il colore era andato perduto è stato lasciato a vista il legno della scultura.

Questo intervento di restauro ci è di grande aiuto. Guardando, infatti, le due Madonne una accanto all'altra e provando, per quanto possibile, a cancellare con gli occhi i numerosi strati di ridipinture della nostra Madonna, possiamo notare una evidente somiglianza tra le due sculture, probabilmente uscite dalla medesima bottega.

Ed è proprio da questo confronto che possiamo provare a fare un passo ulteriore e chiederci: come doveva apparire, in origine, la nostra Madonna di Loreto? (Arriviamo così al cuore del discorso)

La scultura risponde ad una tipologia ben precisa, molto diffusa nella statuaria lignea molisana: Maria, una figura piuttosto snella e lievemente allungata nel busto, siede su uno scanno di semplice fattura (non visibile nella foto). La scultura è perfettamente frontale e il capo e il busto non accennano ad alcun movimento. Al netto delle ridipinture, nella nostra Madonna è ancora visibile il velo ondulato lungo i bordi della testa, che lascia emergere i capelli sciolti e mossi, sormontato da una piccola corona, non riconosciuta e quindi trasformata in occasione dei numerosi rifacimenti.



L'elegante manto blu (il cosiddetto maphoryon) trapuntato da motivi stellari a formare piccole crocette, scende a ricoprire il braccio sinistro e, con le sue pieghe ondulate, ricopre la porzione inferiore del busto, facendo emergere, in maniera piuttosto naturalistica, il profilo delle ginocchia della Vergine. È proprio questo particolare a mettere in evidenza le buone qualità artistiche dello scultore. Ritengo che questa sia probabilmente l'unica parte della scultura della Madonna di Loreto non interessata da ridipinture (da considerarsi originale). Un ulteriore elemento di confronto ci viene dal manto blu della Madonna della Provvidenza che, come abbiamo visto, è stato liberato dalle ridipinture in occasione del restauro. Anche qui ritroviamo caratteristiche molto simili, sia nella conformazione delle pieghe, pressocché identiche a quelle della nostra Madonna, sia nelle cromie: il mantello è infatti blu e presenta il medesimo motivo stellare a forma di croce. Un motivo questo di antica origine, probabilmente paleocristiana, molto diffuso nelle Vergini "occidentali" (si veda, a titolo esemplificativo, il particolare del maphoryon della Theotokos nel mosaico absidale di Santa Maria in Domnica a Roma, risalente al IX secolo).

Al di sotto del manto blu emerge la tunica, oggi dipinta di un improbabile colore rosa e interrotta esclusivamente da una fascia orizzontale azzurra, a simulare la cintura. Questa porzione è chiaramente il risultato di una ridipintura, probabilmente l'ultima, attribuibile al restauro condotto nel secolo scorso, come emerge chiaramente dal confronto con la fotografia storica della Madonna. Tuttavia, un particolare ci permette di ipotizzare che, in origine, la tunica della Madonna di Loreto potesse essere di colore rosso, come si può vedere dal frammento di colore conservato al di sopra del piede destro della Vergine. L'alternanza delle cromie rosse e blu è, inoltre, piuttosto frequente nella raffigurazione delle Madonne "medievali", come dimostrano anche i pochi frammenti di colore ancora visibili nella Madonna del Piede.

Passiamo adesso alle note più dolenti.

L'originale braccio destro della Madonna di Loreto è andato perduto. Questo aspetto, in realtà, non deve sorprenderci, perché le braccia costituiscono la parte più sporgente del corpo e sono quindi anche quelle maggiormente esposte a possibili rotture. Quello che vediamo oggi è infatti un'aggiunta posticcia, come si evince chiaramente dalla giuntura nera presente. Non è però da escludere che, in origine, la posizione del braccio fosse identica a quella attuale (anche in questo caso i confronti sono numerosissimi, a partire ancora una volta dalla scultura della Madonna del Piede).

La domanda da porsi ora è: che cosa reggeva, in origine, la mano destra?

La questione è tutt'altro che semplice, perché in nessuna delle Madonne con Bambino che abbiamo considerato è sopravvissuto tale elemento. È possibile che tra le dita la Vergine stringesse un piccolo oggetto, forse un chicco, con un possibile riferimento alla Passione e al sangue di Cristo; oppure un fiore, secondo una moda diffusa nella scultura transalpina.

Ancora più problematica è la questione relativa al Bambino Gesù.

Quello attualmente collocato tra le braccia della Vergine è, infatti, di recente fattura: risale al 2017 ed è, a sua volta, una copia del Bambino trafugato, che possiamo vedere raffigurato nella fotografia storica. Ritengo, tuttavia, che neppure quest'ultimo possa corrispondere all'originale medievale, che dobbiamo ritenere perduto in epoca imprecisata. Negli esemplari molisani, infatti, il Bimbo appare accovacciato sul ginocchio sinistro della Vergine, e non stante e rigido come quello della Madonna di Loreto. Per farci un'idea di come potesse essere l'originale medievale, possiamo ancora una volta rivolgerci alla Madonna della Provvidenza e alla Madonna di Agnone: in entrambi i casi il Bambino, raffigurato nell'atto di benedire e con il globo nella mano sinistra, è seduto sulle gambe della Vergine.

Un ultimo elemento, dal quale emerge con particolare evidenza la matrice medievale della Madonna di Loreto, riguarda l'espressione dello sguardo, celata al di sotto dei numerosi strati di ridipinture. Gli occhi ovali, di dimensioni maggiori rispetto al viso, conferiscono alla scultura un'espressione immobile e ieratica, estremamente ricorrente nelle immagini sacre medievali, nelle quali lo sguardo contribuiva a sottolineare la natura divina e quasi sovrannaturale della figura. Nella scultura gotica, tuttavia, questa solennità poteva essere attenuata da un leggero sorriso, il cosiddetto "sorriso gotico", capace di restituire alla Vergine una dimensione più umana. Il sorriso, infatti, rendeva compresenti le due nature di Maria, quella umana e quella divina, secondo quanto elaborato dalla riflessione teologica successiva al Concilio di Efeso del 431.



È probabile che anche la nostra Madonna fosse originariamente caratterizzata da questo particolare. Osservando infatti le immagini storiche, antecedenti ai restauri, è possibile riconoscere una lieve inflessione degli zigomi nella parte superiore del volto. Un accorgimento minimo, ma sufficiente a suggerire un accennato sorriso, oggi completamente perduto a causa dell'ultima ridipintura.

Possiamo dunque chiudere questo intervento con una proposta di datazione. Considerata la stretta dipendenza della Madonna di Loreto dalla Madonna del Piede di Isernia, per la quale una datazione agli ultimi decenni del Duecento appare, sulla base dei confronti, piuttosto verosimile, ritengo che la scultura di Capracotta possa essere collocata nei primi decenni del Trecento.

La scultura, infatti, analogamente alle Madonne della Provvidenza e di Agnone, dovette essere il frutto di una rielaborazione locale e più artigianale della Madonna del Piede, celebre capolavoro partenopeo/angioino giunto ad Isernia alla fine del XIII secolo.


Mario Carnevale

Bibliografia di riferimento:

  • A. Monciatti, Il Molise nel Medioevo: una regione artistica? in Il Molise medievale archeologia e arte, in C. Ebanista e A. Monciatti (a cura di), All'Insegna del Giglio, Borgo S. Lorenzo 2010;

  • T. Borriello, La Madonna del Piede: un caso rilevante per la scultura lignea in Molise, Università degli Studi del Molise, Isernia 2008;

  • D. Catalano, Scultura lignea medievale in Molise primi risultati di un’indagine territoriale, in G. De Benedittis (a cura di), I beni culturali nel Molise: il Medioevo, atti del convegno, Campobasso, 18-20 novembre 1999, Grafica Isernina, Campobasso 2004;

  • D. Catalano, Sculture in legno policromo del territorio molisano: qualche novità e qualche riflessione, in F. Gandolfo (a cura di), Scultura medievale in Abruzzo: l'età normanno-sveva, CARSA, Pescara 2004;

  • G. Marasco, N. Paone e D. Catalano, Le cattedrali di Isernia e Venafro: il santuario dei SS. Cosma e Damiano, Lions Club, Isernia 2000;

  • F. Marazzi, Molise medievale cristiano: edilizia religiosa e territorio (secoli IV-XIII), Volturnia, Cerro al Volturno 2018;

  • L. Mortari, Sculture lignee medievali nel Molise, in A. Ficarra (a cura di), Scritti in onore di Ottavio Morisani, Università degli Studi di Catania, Catania 1982;

  • A. Trombetta, Arte medioevale nel Molise, Arese, Roma 1971;

  • A. Trombetta, Arte nel Molise attraverso il Medioevo, Cassa di Risparmio Molisana Monte Orsini, Campobasso 1984.

Complimenti, ti sei iscritto a Letteratura Capracottese!

Organigramma | StatutoContattaci

© 2015-2026 Letteratura Capracottese APS

Via San Sebastiano, 6 - 86082 Capracotta (IS)

C.F. 90050910943

bottom of page