Una "nuova" epigrafe per Capracotta: 1651 C. D.

L'epigrafe che vedete quassù l'ho rinvenuta per caso nella Chiesa di S. Maria in Cielo Assunta di Capracotta, nel piano superiore, sul muro che sta a sinistra dell'accesso che porta in cantoria, quella stessa cantoria in cui è posizionato l'incantevole Principalone, il settecentesco organo a canne realizzato nella bottega D'Onofrio di Poggio Sannita.
Prima di aprire la porta della cantoria, dunque, a sinistra potrete forse notare un'iscrizione (che non è stata intonacata, prova che qualcuno prima di me se n'era già accorto) che è possibile sciogliere soltanto con un gioco di luci ed ombre. In un primo momento, la data sembra quella del 1051 - il che mi ha fatto letteralmente trasecolare -, ma se così fosse stato, avrei trovato i numeri romani (MLI), non quelli arabi. La seconda cifra, a ben vedere, non è uno 0, bensì un 6, per via di un impercettibile apice presente sulla pancia del numero, motivo per cui la data è proprio quella del 1651.
A cosa si riferisce quell'anno? Per cercare di scoprirlo, è necessario scartabellare tutta la documentazione disponibile.
Sappiamo che la Chiesa Madre venne sottoposta ad un importante lavoro di restauro - per non dire di ricostruzione - tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento, tanto che, nonostante le lungaggini e le liti con la Diocesi di Trivento, la prima "ufficiosa" consacrazione avvenne nel 1725 per mano di mons. Alfonso Mariconda (qui).
Luigi Campanelli, tuttavia, ammetteva che «è strano che i libri parrocchiali né il libro delle memorie ci abbiano tramandato i particolari di questa rinnovazione», motivo per cui don Geremia Carugno prese per buona la data del 1657 quale inizio del progetto del nuovo tempio dell'Assunta. In realtà, quella data era stata menzionata dal Campanelli solo per ricordare l'uccisione «sull'altare in chiesa del sacerdote Tobia Campanelli perpetrata dai banditi nel 1657 [che aveva] indotto, oltre all'antichità dell'edificio, i nostri antichi a ricostruirla intieramente». Questa, insomma, era una mera supposizione del nostro storico, fondata su una sua suggestione, secondo cui i briganti «avevano inquinata la salubrità [...] della chiesa specialmente, la quale era stata pure contaminata col sangue d'un ministro della fede, sparso sacrilegamente e compromessa la santità stessa del tempio». Per Luigi Campanelli, quindi, a dare il via alla ricostruzione della nostra chiesa collegiata non erano stati motivi architettonici, economici o di fruizione liturgica, bensì l'obbligo morale di mondarla dal sangue versato al suo interno dopo l'omicidio di un sacerdote.
Questa ipotesi, a voler essere accomodanti, risulta fin troppo romantica, cosa che mal si addice ad un popolo montanaro, da sempre avvezzo al maltempo ed alla sventura.
La precedente Chiesa di S. Maria in Cielo Assunta, d'altronde, la conosciamo per sommi capi grazie all'apprezzo feudale del 1671 di Donatantonio Cafaro, nel quale il perito di Cava de' Tirreni descrisse con buona precisione la disposizione dell'altare maggiore, del battistero, dell'altare secondario e delle tante cappelle di giuspatronato (qui). Di questo edificio, però, non conosciamo la data di consacrazione, anche se è certo che anteriormente vi fosse un'altra chiesa più piccola, spostata di 9° rispetto a quella attuale, come lascia intuire la disposizione dell'antico portale e dell'antico campanile, ricoperto da quello attuale nel lontano 1589.

Così, per tentare di sbrogliare il bandolo della matassa, mi sono inizialmente affidato ad un breve papale rinvenuto nell'archivio parrocchiale di Capracotta e che, essendo datato 6 novembre 1650 (e registrato nel nostro paese il 2 gennaio 1651), pensavo potesse far luce, almeno in parte, sulla "nuova" data epigrafica da me scoperta. In quella pergamena, redatta nella grafia corsiva cancelleresca, il pontefice Innocenzo X concede sia ad una cappella della «Ecclesia Parochialis» che a quella della «Beata Maria Virginis de Laureto», entrambe insistenti nella «Terra Capracotte», alcune grazie e privilegi spirituali: in ogni caso, nulla di rilevante circa eventuali lavori di (ri)costruzione (segnalo che il breve analizzato è firmato da Marco Aurelio Maraldi, il funzionario della Curia romana che firmava e rogava i documenti ufficiali di papa Innocenzo X).
Il dilemma iniziale, dunque, sembrerebbe rimanere intatto: a cosa si riferisce l'anno 1651?
Una risposta potrebbe scaturire dall'epigrafe stessa, poiché la data è seguita da due lettere, C e D, con quest'ultima scritta al contrario. A volte, l'inversione di caratteri grafici rispondeva al gusto per l'enigma, più spesso era un mero errore dei lapicidi, perché analfabeti, esecutori materiali del testo della minuta consegnata lettera per lettera. La sigla C. D. starebbe allora per Cum Deo (= con Dio), un'abbreviazione che si utilizzava all'indomani di una consacrazione religiosa, allorché si poneva un edificio sotto la protezione del Creatore. In quest'ottica, dunque, il 1651 potrebbe essere la data di consacrazione della precedente Chiesa dell'Assunta.
Stando ai documenti d'archivio, infatti, non abbiamo alcuna indicazione su quando si decise di erigere la nuova chiesa, quella che oggi conosciamo nella sua magnificenza barocca. Questo fatto, di per sé, è insolito e tale insolitezza costituisce forse la risposta al quesito iniziale. Se il 1651 fosse davvero la data di consacrazione della precedente Chiesa di S. Maria in Cielo Assunta, significa che detta chiesa sia rimasta in piedi meno di un secolo, visto che nel 1725 venne inaugurata quella nuova. Tale singolarità, dunque, potrebbe essere alla base del mutismo documentale, quasi a dire che la chiesa consacrata nel 1651 dovette riscuotere un sì scarso successo presso i parrocchiani che si decise presto di rinnovarla, con un restauro generale che probabilmente cominciò sul finire del XVII secolo, non nel 1657.
Forse, la data epigrafica del 1651, realizzata da un lapicida analfabeta ed anche per questo nascosta agli occhi del popolo, ci dice che la precedente chiesa non era affatto vecchia. Forse era semplicemente un obbrobrio, un tempio non adatto alla maestà della Beata Vergine Maria e alla comunità pastorale di Capracotta.
Francesco Mendozzi
Bibliografia di riferimento:
L. Campanelli, La Chiesa collegiata di Capracotta. Noterelle di vecchia cronaca paesana, Tip. Molisana, Campobasso 1926;
L. Campanelli, Il territorio di Capracotta. Note, memorie, spigolature, Tip. Antoniana, Ferentino 1931;
G. Carugno, La Chiesa Madre di Capracotta, San Giorgio, Agnone 1986;
F. Mendozzi, Guida alla letteratura capracottese, vol. I, Youcanprint, Tricase 2016.


