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L'olio di Giovannina


Un'antica lampada (foto: A. Dell'Arciprete).

Avvicinandoci alla ricorrenza dei Santi e dei morti, che son troppo datata per apprezzare Allouin, mi piace dedicare un post, per riassumerli entrambi, a nonna Giovannina. Che è morta. Ma credo che se da qualche parte esiste un tribunale del cielo, dopo averne passate tante sulla terra, avrà passato anche le selezioni della Santità.

Nonna Giovannina era la nonna di mia madre, cioè la mia bisnonna. Per farla breve mia madre è stata profuga di guerra, la seconda, mondiale. E deve la vita a parecchi Santi protettori nonché a sua nonna. Un donnone in grado di essere tosto e tenero a seconda delle necessità.

Ora c'è che qualche giorno fa il mio amico Alessio ha messo sul socialcoso la foto di una antica lampada. L'immagine ha fatto venir fuori, come fosse quella di Aladino, anche tanti ricordi. Tra i quali quelli di mia madre. Uno gliel'ha scritto proprio sulla bacheca, ad Alessio (Alè, hai capito, mó? È mia madre...). Madre che giusto ieri sera, ricordandomi della foto di Alessio, mi ha raccontato di quando, in piena furia nazista nella Valle del Sangro, cioè la zona nella quale scappavano lei con la sua famiglia, rifugiatesi in un fondaco (specie di garage), mangiavano patate cotte sotto la cenere e, per illuminare la tristezza delle serate, tentavano di rimediare un po' d'olio per una lampada. Alla luce della quale sua madre leggeva a lei e ai suoi fratelli "I promessi sposi".

Nel frattempo erano arrivati anche gli americani ma perdurava la scarsità di tutto. A un certo punto, a metà delle vicissitudini di Renzo e Lucia e sul finire delle loro,  finì anche l'olio. Nonna Giovannina a quel punto pensò di andare dagli americani a chiedere... i fondi dei barattoli della margarina, pure quella irrancidita.

– Nonna ma che ci devi fare con la margarina rancida?

– Ora vedrai – rispose.

Fece bollire un po' di acqua, ci mise a sciogliere tutti gli avanzi di margarina racimolati e li versò nella lampada. Per evitare che quell'olio si raffreddasse e si consolidasse teneva la lampada continuamente a scaldarsi sul treppiede posto sui carboni. E fu così possibile riuscire a finire "I promessi sposi".

Ieri sera parlandone con mia madre al telefono a un certo punto lei si è interrotta. Ha preso fiato. Poi mi ha detto:

– Sono passati settant'anni. A rievocarlo oggi mi sembra un racconto irreale, quasi come se non mi riguardasse più, come fosse la storia di un'altra. Chissà come mai.

Non lo so, mamma. Però forse è arrivata l'ora della legittima difesa. E sarebbe pure ora.


Tiziana Ragni

Fonte: http://www.supercalifragili.com/, 31 ottobre 2013.


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