• Letteratura Capracottese

Da Pietrelcina a Sant'Elia a Pianisi


Frate Modestino da Pietrelcina, al secolo Damiano Fucci (1917-2011).

Finito il giro per un paese, si recava in un altro paese e così via, fino a quando non li aveva visitati tutti. Tanti erano i disagi e le mortificazioni, ma, rassegnato a tutto, continuava a svolgere il suo compito.

Completato il giro di tutti i paesi, ritornava in convento e anche lì non mancavano le sofferenze e le mortificazioni che offriva a Gesù con il silenzio, con il lavoro e con la preghiera. E il Signore non lo abbandonava mai: provvedeva a tutto e tanti sono gli episodi che hanno lasciato in fr. Modestino segni tangibili della sua grazia.

Fare la questua in quei paesi era un vero calvario, perché la maggior parte delle volte era costretto a riposarsi sotto un albero. Con preghiere e meditazioni si immergeva nell'immenso oceano d'amor di Dio e sentiva la reale presenza di Gesù in lui, che con gioia gli faceva sopportare fame, sete, freddo, paura, solitudine e tutto ciò che può vivere una persona costretta a dormire all'aperto di notte. Lui regalava a Gesù le sue paure e la sua umiliazione e Gesù, in cambio, gli dava la forza per sopportarle con gioia e rassegnazione, come frutto del suo camminare in lui e per lui. Così al mattino il giovane frate era tanto felice del suo patire, offerto con amore a Gesù, che si disponeva interiormente a vivere un nuovo giorno con lui e per lui. Inoltre il Signore faceva piovere su fr. Modestino tanta provvidenza. Infatti il frate riusciva sempre a riempire la bisaccia e il recipiente per l'olio e ad accumulare grano in grande quantità, che vendeva poi nello stesso paese, per ricavarne denaro da portare in convento.

Una sera, dopo una giornata di lavoro a Capracotta (IS), doveva trovare un posto per dormire. Essendo Capracotta un paese turistico, per via dei campi da sci, era ricca di alberghi, ma quella sera erano tutti al completo e per lui non c'era posto, neppure una piccola cameretta per ripararsi dal freddo e dal brutto tempo, in quanto continuava a nevicare senza sosta. In cuor suo, però, fr. Modestino era sereno, perché sapeva che Gesù non lo avrebbe abbandonato e lasciato senza riparo. Con tale convinzione e confidando in pieno nella divina Provvidenza, andò alla funzione serotina in chiesa, dicendo a se stesso: «Ci penserà Gesù!». E Gesù ci pensò subito, perché fr. Modestino incontrò una signora che gli sembrava di conoscere. Per esserne sicuro, le chiese se fosse la madre di padre Emanuele e lei gli rispose di sì. Le chiese, poi, ospitalità che, con tanta generosi-tà, non gli fu negata.

Una grande Provvidenza divina, dunque, ripagava il suo peregrinare in quei 18 paesi alquanto disagiati (in cui arrivava a bordo di un pullman, con bisaccia, borsa e un grande recipiente per l'olio, che gli tenevano compagnia lungo il cammino di questuante, per essere riempiti del ben di Dio che gli era concesso) e diceva a se stesso: «Benedetto ogni mio passo su quelle vie che mi conducono ad obbedire per amor di Dio; benedetti i miei digiuni e ogni mia azione che conosce solo il fiat voluntas Dei». Operava sempre a fin di bene e il Signore, con le sue grazie infinite e traboccanti, lo ricompensava dandogli il dono di un fiorente apostolato.


Angioletta Parrilla

Fonte: A. Parrilla, Frate Modestino da Pietrelcina. Una vita sotto lo sguardo di san Francesco, di san Pio e della Madonna, Ed. Padre Pio da Pietrelcina, San Giovanni Rotondo 2014.

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